Olio di pesce: una storia intramontabile

contenuti

somministrazione dell'olio di pesce a bambini, storia

Avrete sicuramente sentito parlare dell’olio di fegato di merluzzo, raccomandato per le sue proprietà benefiche dovute specialmente alla presenza di acidi grassi Omega 3. Ma forse pochi sanno che si tratta di un prodotto che ha origini antiche e una grande storia da raccontare, un prodotto che è sopravvissuto ai secoli e alla scienza moderna. Le tecnologie mediche hanno fatto grandi progressi nel corso della storia umana, nonostante ciò, quest’olio viene ancora utilizzato e, in alcuni casi raccomandato e preferito, al posto dei farmaci sintetici.

Prima di scoprire la genesi e le radici di questo supplemento alimentare però, cercheremo di fornire alcune nozioni generiche per capire meglio di cosa si tratta.

Olio fegato di merluzzo: cos’è ?

olio di fegato di merluzzo

L’olio di fegato di merluzzo è un supplemento nutrizionale derivato dal fegato di merluzzo. Come molti degli oli di pesce, contiene elevati livelli di acidi grassi omega-3, in particolare l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA). Esso contiene anche vitamina A e vitamina D, motivo per cui storicamente veniva somministrato ai bambini per prevenire e curare il rachitismo, una malattia provocata da carenze di vitamina D per l’appunto.

Cosa lo rende diverso dagli altri oli di pesce?

Sebbene sia simile per composizione al generico olio di pesce, l’olio di fegato di merluzzo contiene concentrazioni più elevate di vitamina Ae vitamina D. Secondo il dipartimento di agricoltura degli Stati Uniti, un cucchiaino di olio di fegato di merluzzo contiene 4080 microgrammi di retinolo e 34 microgrammi di vitamina D.
Il riferimento di assunzione dietario di vitamina A è di 900 microgrammi al giorno per gli uomini adulti e di 700 microgrammi al giorno per le donne; quello della vitamina D è di 15 microgrammi al giorno.

(Il livello di assunzione più alto tollerabile è di 3000 microgrammi al giorno e 100 microgrammi al giorno rispettivamente, quindi coloro che consumano l’olio di fegato di merluzzo come fonte di acidi grassi omega-3 dovrebbero fare attenzione a quanta
vitamina A e D aggiungono alla loro dieta).

Dopo queste breve overview possiamo ritornare all’aspetto principale dell’articolo, ovvero indagare la storia di questo prodotto per scoprirne l’origine, la tradizione, la produzione e gli usi, ma soprattutto per rispondere ad un interrogativo:

Perché l’olio di fegato di merluzzo è stato considerato per secoli (e in un certo senso lo è ancora) un alimento “miracoloso” ?

Origine e scoperta: il fascino storico dell’olio di fegato di merluzzo

Scoperto per usi medici per la prima volta da Ippocrate nell’Antica Grecia intorno al 400 a.C., la storia dell’olio di fegato di merluzzo sembra quasi un romanzo.
L’olio proveniente dal fegato del merluzzo dell’Atlantico ha aiutato il genere umano per secoli, fungendo da combustibile per le lampade, come sapone liquido e anche come base per le pitture rosse e ocra utilizzate per gli edifici dei villaggi di pesca che punteggiano le coste dell’Oceano Atlantico del Nord.

Veniva usato anche dagli antichi Vichinghi della Scandinavia, che lo producevano ponendo rami di betulla sopra una pentola d’ acqua, sistemando il fegato di merluzzo sopra questi rami. L’acqua veniva portata ad ebollizione, l’olio sgocciolava al suo interno e poi veniva scremato.

eschimesi che pescano
Altre culture ancestrali come gli eschimesi e gli abitanti delle isole dei mari del sud ne facevano uso, infatti ritenevano che l’olio di fegato di merluzzo avesse proprietà benefiche per la salute, specialmente per quanto riguarda la fertilità e l’irrobustimento dei bambini.

Storia dell’olio di fegato di merluzzo come rimedio interno

A questo proposito, il folklore e la tradizione ci dicono che l’olio di fegato di merluzzo sia stato usato per pratiche terapeutiche, venendo utilizzato anche in impiastri e unguenti. Diversi documenti scritti attestano la storia dell’uso di quest’olio durante i secoli.

Nel 1848, il fisico britannico John Hughes Bennet riscontrò che l’olio di fegato di merluzzo era stato utilizzato sin dagli inizi della storia documentata dalle comunità di pescatori di Scozia, Svezia e Norvegia per le sue proprietà rinforzanti e per usi medici.

Il dottore inglese Samuel Kay, invece, è accreditato per essere stato il primo ad introdurre intorno al 1776 l’uso interno dell’olio di fegato di merluzzo per scopi medici.

Thomas Percival e Robert Darbey, anch’essi dottori, si occuparono della stesura e della cronaca dei suoi effetti formidabili per il trattamento dei reumatismi. Percival riportò i loro risultati alla Società Medica nell’ ottobre del 1782.

Successivamente seguirono diversi esperimenti e osservazioni effettuati da altri dottori, specialmente tedeschi.

Nei primi anni dell’800 si iniziò ad usare l’olio di fegato di merluzzo per curare malattie come la tubercolosi e alcune patologie legate agli occhi, ancora prima dell’avvento degli antibiotici. Questa scelta era dovuta alla presenza naturale nell’olio della vitamina A, che ha proprietà anti-infettive.

Non solo, come anticipato in precedenza l’olio di fegato di merluzzo contiene anche la vitamina D, requisito che lo rese indispensabile per la cura di malattie ossee come la osteomalacia (ammorbidimento delle ossa) e il rachitismo (malattia ossea provocata dal deficit di vitamina D).

Olio di fegato di merluzzo e vitamina D: due alleati contro il rachitismo e la malnutrizione nei tempi di guerra

donna somministra a neonato l'olio di pesce

In Inghilterra, il rachitismo era una patologia comune nel XVII secolo, ma all’epoca si sapeva ben poco sui fattori che lo causavano e su come curarlo.

Il trattamento del rachitismo di Frances Glisson, pubblicato nel 1650, fu uno straordinario contributo alla medicina inglese, infatti esso descriveva le caratteristiche cliniche e anatomiche del rachitismo in modo molto dettagliato.
Tuttavia, l’esatta eziologia del rachitismo è stata elusiva fino agli anni ’20-‘30 del ‘900.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo l’eziologia di questa patologia comprendeva mancanza di esercizio fisico, una dieta incompleta e un ambiente caratterizzato da scarsa igiene,mancanza di aria pulita e di esposizione ai raggi solari.

I fattori di avanzamento nella comprensione di questa malattia comprendevano la fiducia riposta sui benefici dell’olio di fegato di merluzzo, oltre ad esperimenti su animali e all’associazione tra zone geografiche con poco sole e la manifestazione della malattia.

Negli Stati Uniti il rachitismo era molto diffuso tra i bambini poveri che vivevano nelle città industrializzate e inquinate del nord del Pese. Le ricerche che constatavano i benefici del rachitismo nella cura della malattia ebbero conseguenze notevoli sull’aumento dell’importazione del prodotto.
Secondo il libro “Ultraviolet light and Vitamin D in Nutrition”, nel 1922 gli Stati Uniti importarono circa 1,8 galloni di olio di fegato di merluzzo. Solo cinque anni dopo, nel 1926, la quantità triplicò quasi a 5 milioni di galloni, fino ad arrivare negli anni ’30 del 900, in cui si riuscì a curare e eradicare il fenomeno del rachitismo negli Stati Uniti, grazie a ulteriori scoperte sulla vitamina D e grazie alla delineazione quasi definitiva delle proprietà anti- rachitiche dell’olio di fegato di merluzzo.

Nel continente europeo
invece, le due guerre mondiali causarono la limitazione dell’esportazione e dell’importazione dell’olio di fegato di merluzzo.
Per il suo contenuto vitaminico, esso veniva considerato una formidabile fonte nutrizionale per aiutare i casi di malnutrizione molto diffusa tra i bambini dell’epoca.
Nel 1943, Papa Pio XI chiese se fosse possibile procurarsi olio di fegato di merluzzo affinché fosse tenuto a disposizione del Vaticano in modo da poter essere distribuito alla fine della guerra nelle regioni in cui le condizioni di salute dei bambini poveri lo richiedessero.

Il risultato ? Nel 1946, circa sei tonnellate di olio di fegato di merluzzo furono spediti via nave nell’Europa continentale.Lo scrittore e giornalista Mark Kurlansky riferisce che durante la seconda guerra mondiale, il Ministero britannico dell’alimentazione fornì gratuitamente olio di fegato di merluzzo a donne incinte e in fase di allattamento, a bambini sotto i cinque anni e ad adulti sopra i 40.

olio di pesce ai bambini, storia

Il Governo britannico, convinto del fatto che quest’olio avesse prodotto la generazione di bambini più sani che l’Inghilterra avesse mai visto,continuò il programma di distribuzione fino al 1971, nonostante i bombardamenti e i razionamenti.

 

L’eredità del Dr. Weston A. Price

Dr. Weston A. PriceParlando di storia dell’olio di fegato di merluzzo, non si può tralasciare l’importanza del contributo del dr. Weston A. Price.

Lo studio delle popolazioni indigene e il successo delle loro diete

Price fece il giro del mondo nel 1930, alla ricerca di popoli indigeni che avessero mantenuto le loro diete tradizionali e per confrontare la loro salute con quella dei gruppi di persone che consumavano i cibi processati delle diete moderne. Senza eccezione, quei gruppi che avevano mantenuto le loro diete tradizionali erano più sani delle loro controparti modernizzate.
Uno dei risultati più importanti che Price ottenne fu la scoperta che, le diete tradizionali, ricche di alimenti di origine animale (come uova, carne, latticini e pesce, con le loro abbondanti vitamine liposolubili) contenessero livelli molto più elevati di vitamine A e D che le diete moderne di Stati Uniti e Europa.

Per risolvere le carenze delle diete contemporanee, Price consigliava di assumere supplementi per l’alimentazione come l’olio di fegato di merluzzo e evitare cibi processati.

Diversi tipi di olio

Ci sono tantissimi usi dell’olio di fegato di merluzzo, così come sono tanti i modi di estrarlo. Certamente, tutti questi diversi processi portano alla produzione diversi tipi di olio.

Nonostante Price avesse condotto numerosi esperimenti sull’olio di fegato di merluzzo, i suoi lavori più importanti non specificano particolari brand o processi produttivi.

Ciò, ha lasciato molto spazio alla speculazione sul tipo di olio di fegato di merluzzo che usò per i suoi studi.

Per fortuna, il lavoro pubblicato che si trova ora negli archivi di ricerca del Price-Pottenger Nutrition Fundadation, fa luce su questo aspetto, come verrà discusso successivamente nell’articolo.

 

Stabilire il miglior tipo di olio: un lungo dibattito

Quattro tipi di olio

I dibattiti sui tipi e i processi di produzione del miglior olio di fegato di merluzzo non sono di certo una novità. Già dal 1841, sorsero alcune domande sulle differenze tra i vari tipi di olio.
Quell’anno, John Huges Bennet produsse un trattato sull’olio di fegato di merluzzo, nel quale descriveva quattro tipi di olio: bianco, giallo, rosso e marrone, e i corrispettivi metodi di produzione tradizionale.

Gli oli chiari, quelli più conosciuti per uso interno, si ottenevano cuocendo il fegato di merluzzo fresco con acqua a bassa temperatura, e successivamente veniva scremato e filtrato.
Gli scozzesi maceravano il fegato in acqua calda, successivamente lo riscaldavano fino a quando l’olio chiaro si separava dal fegato.

In Irlanda, il fegato veniva riscaldato in contenitori di ferro, poi veniva spremuto. Il processo veniva ripetuto con i rimasugli, risultando in un altro tipo di olio di colore marrone.

L’inclusione delle testimonianze di Bennet sui benefici dell’olio di fegato di merluzzo a quelle di altri dottori europei permisero di accreditare le sue teorie, che vennero accolte dalla popolazione su larga scala.

Nel 1939, il dottor Robley Dunglison, un dottore britannico che diventò il fisico personale di diversi presidenti degli Stati Uniti e conosciuto successivamente come il “Padre della Fisiologia Americana”, scrisse nel suo libro “Nuovi Rimedi” a proposito dell’introduzione della terapia a base di olio di fegato di merluzzo in Inghilterra.

Nella prima edizione, fece riferimento al documento di Thomas Percival e successivamente espanse le informazioni commentando l’aggiornamento del 1807 del dottor Samuel Bardsley sul trattamento infermieristico di Manchester.

Nel 1835, stando a quanto dice Dunglison, un noto dottore tracciò una monografia che sosteneva gli esperimenti e le osservazioni di quasi una dozzina di dottori e scienziati inglesi e del continente, mostrando che l’olio di fegato di merluzzo era un rimedio di grande e specifica efficacia per i reumatismi.

Diversi metodi di estrazione

Dunglison descrisse diversi metodi di estrazione, uno dei quali consisteva nel tagliare a fette il fegato e esporre i pezzi al calore del sole, causando l’estrazione del primo olio (quello che oggi chiameremmo olio extravergine come nel caso dell’olio di oliva). Esso era di diverse gradazioni di giallo e con diversi gradi di trasparenza. Dunglison scrisse che il tipo di olio più chiaro fosse più utilizzato rispetto alla varietà scura, sebbene molti fisici ritenessero il secondo tipo quello più efficace.

Dunglison notò che le proprietà dell’olio cambiavano in base alla varietà. Secondo alcuni, l’olio chiaro doveva essere usato internamente, mentre secondo altri, l’olio più limpido non aveva alcuna proprietà medica. Questi ultimi preferivano la varietà marrone, ovvero quella ottenuta con l’ebollizione, nonostante il gusto sgradevole e amaro.

Nel 1843, Ludouvicus Josephus de Jongh, dottore di medicina nei Paesi Bassi pubblicò un documento intitolato “I tre tipi di olio di fegato di merluzzo”, nel quale sosteneva di aver capito quali fossero le principali differenze dei tre tipi di olio. Scrisse informazioni specifiche su ogni tipo e sugli effetti di ciascuno di essi su pazienti che soffrivano di reumatismi sciatica, tubercolosi, emicrania, rachitismo, cardialgia e altre malattie.

Tuttavia, nel 1895 il libro “Olio di fegato di merluzzo e chimica”, di Frantz Peckel Moller, puntualizza il fatto che i risultati di De Jongh non fossero poi così accurati, siccome le misurazioni di alcuni costituenti erano di 100 volte più alti rispetto a quanto fu scoperto successivamente.

Moller scrisse che sicuramente bisognava tenere in conto il fatto che le analisi delle componenti organiche erano a quel tempo ai primordi, e che i metodi impiegati erano ingannevoli. D’altro canto, bisogna anche tenere in considerazione che Moller all’epoca era a capo della compagnia che competeva con quella di De Jongh sulla produzione dell’olio di fegato di merluzzo.

Da dove proviene il migliore olio di fegato di merluzzo ?

De Jongh scoprì che la maggior parte dei prodotti sul mercato spacciati per olio di fegato di merluzzo, in realtà non lo erano, alcuni di questi oli non erano nemmeno di merluzzo, ma di altri pesci.

Il libro di De Jongh era molto dettagliato e conteneva le descrizioni di quelli che all’epoca erano i test per verificare l’autenticità dell’olio di fegato di merluzzo. Concluse che l’olio di maggior qualità veniva da Bergen,in Norvegia.

Parlò molto anche degli oli provenienti da Terranova. Affermò anche che due dei tre tipi di olio di fegato di merluzzo categorizzati in precedenza, ovvero quello chiaro e quello marrone chiaro erano in verità lo stesso tipo: “L’ olio marrone chiaro è semplicemente olio bianco che è diventato vecchio”. Quindi ciò ridusse i tipi di olio a due ovvero: quello chiaro, solitamente estratto dal fegato fresco usando poco calore; e quello marrone scuro, proveniente dal processo secondario di decomposizione del fegato oppure scremato senza alte temperature. Sebbene De Jongh sembrasse preferire l’olio chiaro, avvertì gli utenti della possibilità che alcuni produttori sbiancassero l’olio scuro per farlo sembrare chiaro, più gradevole e costoso.
Le sue conclusioni però non furono definitive oltre al fatto di dimostrare che tutti i tipi di olio di fegato di merluzzo fossero benefici se utilizzati con moderazione, con alcuni tipi che potevano essere assunti internamente e altri usati come unguenti.

La ricerca del miglior prodotto sul mercato

Alla fine, De Jongh fece un viaggio in Norvegia per procurarsi e poi rivendere quello che si diceva essere il miglior prodotto disponibile.

Un pamphlet che pubblicò nel 1854, conteneva un elogio all’olio marrone scuro ottenuto a basse temperature, che portò alcuni critici a notare che le sue ultime conclusioni potessero essere state influenzate dalla sua ventura economica. Un’altra critica di questo pamphlet affermava che in esso vengono presentati errori grossolani e informazioni inesatte.  

Nonostante ciò, il suo prodotto riscosse eccezionalmente un gran successo a tal punto che il suo nome continua a vivere in una canzone umoristica del folklore irlandese su entrambi i lati dell’Oceano Atlantico che suona così: “Oh doctor, dear doctor, oh Dr. de Jongh, your cod liver oil is so pure and so strong,I’m afraid of me life, I’ll go down in the soil, if me wife don’t stop drinkin’ your cod liver oil”.

 Diversi metodi di produzione

Produzione Industriale

Durante la Rivoluzione Industriale il metodo più comune di produzione di questo olio era riporre il fegato dei pesci in dei barili affinché marcissero, durante questo processo l’olio veniva scremato. Il prodotto che ne risultava era una sostanza di colore marrone e di sapore sgradevole.

Produzione col metodo Moller

locandina storica sull'olio di fegato di merluzzolocandina storica sull'olio di fegato di merluzzo locandina storica sull'olio di fegato di merluzzo

Un altro metodo era il processo Moller, brevettato nel 1850 in Norvegia dal chimico Peter Moller (padre di Frantz Peckel Moller). Il suo metodo consisteva nell’utilizzo del vapore per estrarre l’olio. Il fegato dei pesci veniva messo in una malta con l’acqua, successivamente l’ impasto veniva fatto bollire fino a quando l’olio saliva in superficie. L’olio veniva poi scremato e purificato. Tale processo permetteva di migliorare la qualità dell’olio in modo esponenziale.

Altri metodi

Altri metodi utilizzati in tempi moderni includono l’estrazione a pressione e la cottura a pressione. Questi procedimenti richiedono ulteriori step di purificazione per ottenere l’olio puro.

Olio di fegato di merluzzo fermentato

L’olio di fegato di merluzzo fermentato invece viene prodotto usando un processo segreto, ma si pensa che sia simile al metodo di produzione dell’olio marrone negli anni tra il 700 e l’800.

 

Il contributo di Arthur Holmes

La scoperta delle vitamine A e D nell’olio di fegato di merluzzo

I primi anni del ‘900 videro l’identificazione e l’isolamento della vitamina A, seguiti poco dopo dalla scoperta della vitamina D. Entrambe furono trovate nell’olio di fegato di merluzzo e questo fatto aiutò a chiarire alcuni dei suoi benefici. Nonostante ciò, anche la scienza moderna ha difficoltà nello spiegare appieno tutte le interazioni e i processi che lo rendono così prezioso.

Il dottor Arthur Holmes parlò delle potenzialità della vitamina D contenuta nei diversi tipi di oli di fegato di merluzzo in un saggio pubblicato nel 1922 sul Journal of Metabolic Research.

Furono comparati i contenuti di vitamina A dell’olio di fegato di merluzzo crudo, di quello ottenuto a freddo e della stearina, come lo furono anche il loro effetti sui topi di laboratorio. Holmes spiegò che l’olio di fegato di merluzzo per uso medico è ottenuto pressando a freddo l’olio di fegato di merluzzo crudo che veniva preparato a partire dalla scrematura dei fegati di merluzzo sotto condizioni altamente controllate.

Con il processo di pressatura a freddo circa l’80% dell’olio crudo di fegato di merluzzo viene convertito in olio pressato, il restante 20% è la stearina presente nel fegato di merluzzo. Si tratta di un prodotto di transizione di basso valore commerciale principalmente usato dai produttori di saponi.

Dopo che l’olio pressato viene filtrato, esso diventa olio di fegato di merluzzo per uso medico senza necessità di ulteriori trattamenti.
Holmes concluse che questi oli fossero in grado di soddisfare la richiesta di vitamina A dei ratti albini, ma scoprì che l’olio pressato aveva una potenzialità maggiore.
Vale la pena notare che la pressatura a freddo di cui parla induriva la stearina dopo che l’olio veniva scremato tramite il processo a vapore.

Olio di fegato di merluzzo come cura per il rachitismo nell’arco di 300 anni

Quattro anni più tardi, Holmes pubblicò un articolo nel giornale medico e chirurgico di Boston affermando che l’olio di fegato di merluzzo venne utilizzato per 200 o forse 300 anni per curare del rachitismo.

Durante questo arco di tempo diverse teorie attribuirono il successo dell’olio al suo contenuto di fosforo, agli insoliti acidi grassi che venivano liberati durante la digestione, e alla sua potenzialità come fonte di energia.

Holmes disse che si riteneva che l’olio di fegato di merluzzo fosse considerato di grande valore in quanto fonte di vitamine e grassi essenziali solubili.

Metodologie di produzione a confronto

 

In questa pubblicazione, Holmes descrisse solo due tipi di metodi di produzione dell’olio. L’olio putrefatto veniva preparato attraverso il processo di decomposizione del fegato ed era di un odore e sapore piuttosto nauseanti, dovuti al numero di prodotti secondari come butilammina, amilamina, esilammina e diidrolutidina, che si formavano con la decomposizione della materia cellulare.

Holmes mise in contrasto quella procedura con quella più moderna che coinvolgeva l’uso di bollitori a vapore, separatori appositamente studiati e altri strumenti ideati per la produzione dell’olio di fegato di merluzzo per uso medico. Osservò quindi che era finalmente possibile produrre olio di fegato di merluzzo di colore giallo chiaro, di gusto e odore gradevole mantenendo comunque un ricco contenuto di vitamine. Holmes sostenne che questo tipo di olio chiaro prodotto attraverso i metodi sviluppati della scienza fosse l’opzione migliore.

Stabilì anche che l’olio di fegato di merluzzo americano possedeva una efficacia maggiore di quello norvegese. Ciò era dovuto in parte al fatto che la produzione norvegese generalmente pescava il merluzzo durante il periodo di riproduzione, quando la quantità di vitamine nel fegato dei pesci era presente in minor quantità.

Le ricerche del dr.Price: suggerimenti e avvertenze per l’assunzione dell’olio di fegato di merluzzo

olio di fegato di merluzzo ai bambini

Durante questo periodo, il dottor Weston Price condusse numerosi studi sugli animali.

I risultati delle ricerche mostrarono come alcuni tipi di olio di fegato di merluzzo fossero di grande beneficio al sistema immunitario e al corretto sviluppo delle proprietà fisiche e mentali, specialmente in relazione alla regolazione metabolica del fosforo e del calcio, che influenzano positivamente la salute delle ossa, dei denti, del sangue e del cervello.

Effetti negativi di un dosaggio errato

Ma scoprì anche che l’olio di fegato di merluzzo poteva causare danni se assunto in quantità eccessive. Sottolineò anche il fatto che negli scritti e nei trattatati spesso alcuni effetti collaterali sul dosaggio non venissero riconosciuti o enfatizzati in modo appropriato.

Un dosaggio esagerato di olio di fegato di merluzzo o anche di altri pesci può essere dannoso, sfociando in depressione o paralisi oltre che a seri danni strutturali al cuore e agli intestini. In un documento pubblicato nell’agosto del 1932 Price inserì una foto che documentava la paralisi progressiva prodotta in un pollo e in un topo causati apparentemente da un’ assunzione eccessiva di olio di fegato di merluzzo.

Nonostante tutto, un olio ricco di proprietà

Nonostante questi rischi, Price credeva nel valore di questo olio.
Scrisse numerosi esempi delle sue proprietà di guarigione e fornì la garanzia che l’olio di fegato di merluzzo possa essere somministrato in dosi moderate senza causare danni ma apportando solo grandi vantaggi. Circostanze particolari a parte, Price raccomandava di assumere l’olio di fegato di merluzzo durante i pasti piuttosto che prima o dopo, siccome aiuta l’assorbimento dei minerali nel cibo.
Ai bambini, in particolare non dovrebbe essere somministrata una quantità superiore ad un cucchiaino di tè al giorno per periodi prolungati.

Inoltre, Price suggeriva di assumere l’olio di fegato di merluzzo con latticini ricchi di grassi ma di alta qualità. Ad esempio raccomandava di consumare l’olio di burro ad alto contenuto vitaminico mischiato in parti uguali a olio di fegato di merluzzo; le proporzioni potevano variare in base alle condizioni cliniche.

Questa combinazione si poteva trovare in una capsula contenente 0,6 g di miscela. Era consigliata l’assunzione di tre capsule per pasto, all’interno di una dieta programmata in modo da fornire la giusta quantità di minerali e altri fattori nutrizionali, incluse le vitamine idrosolubili.

Price scrisse che “l’olio di fegato di merluzzo permette di aumentare l’efficacia dei latticini e dei cibi vegetali e animali. Tuttavia, anche se si tratta di un prodotto molto valido, può contenere anche sostanze indesiderate, quindi dovrebbe essere assunto a piccole dosi, e si dovrebbero usare solo i prodotti con la più alta quantità di vitamine naturalmente contenuta.”

Price scoprì che l’olio di burro prodotto dal latte di mucche allevate nei pascoli assunto in parti uguali con l’olio di fegato di merluzzo, produceva un effetto simbiotico, sostenendo che la combinazione dei due era più efficace dei due prodotti presi singolarmente (usando però dosi minori). Spiegò che, ad eccezione fatta per le donne nell’ultima fase della gravidanza, non prescriveva più di metà cucchiaino di miscela tre volte al giorno per pasto, dosaggio che evitava la tossicità.

 

Il contributo di Price alla cura del rachitismo: l’olio “attivato” dai raggi UV

Olio di fegato di merluzzo come “sole in bottiglia”

Come anticipato in precedenza, per almeno un secolo, l’olio di fegato di merluzzo è stato usato come cura per il rachitismo, ma questa conoscenza non fu riconosciuta ufficialmente nel mondo della medicina fino agli anni ’20-’30 del ‘900.
Alcuni fisici notarono che la luce solare e l’olio di fegato di merluzzo erano benefici come cura per il rachitismo, ma la ragione era sconosciuta.
Hariette Chick condusse studi clinici su bambini rachitici e adulti affetti da osteolamacia nella Vienna degli anni 1919-1922, devastata dalla guerra, e confermò l’efficacia della combinazione di luce solare e olio di fegato di merluzzo come terapia.

Non appena questa conoscenza si sparse, una compagnia produttrice, la “Squibb”, pubblicizzò l’olio come “sole in bottiglia “ ed era molto venduto alle neo-mamme.

Squibb produce olio di fegato che definisce "sole in bottiglia"
Gli esperimenti di Price, che effettuò anche…su se stesso !

Il legame tra olio di fegato di merluzzo e radiazioni ultraviolette fu di ispirazione per effettuare nuovi studi nei decenni successivi.
Molti di questi, furono di Price. Essi riguardavano olio di fegato di merluzzo “attivato”, ovvero olio che veniva esposto a diversi tipi di luce radiante per diversi periodi di tempo (si trattava di luce solare o luce di lampade al quarzo).

In un documento, Price descrisse i risultati dell’olio attivato e non attivato sulle galline. Basandosi su questi dati ipotizzò che, nell’olio di fegato di merluzzo, è presente un fattore che agisce non solo sul canale dell’alimentazione o sul cibo assunto tramite questo canale, ma anche sui tessuti organici, modificando l’assorbimento del calcio; questa capacità si amplificherebbe con l’esposizione alle radiazioni ultraviolette, in questo caso, sotto forma dei raggi solari.
Ma non sempre i risultai erano positivi a causa di un’eccessiva esposizione agli ultravioletti.

In un altro documento Price disse che un minuto di esposizione solare in una giornata limpida d’estate, equivalesse a quindici minuti di esposizione in una giornata nuvolosa di inverno.

Egli, però, avvertì il pubblico del fatto che l’olio di fegato di merluzzo attivato con un’ora di esposizione ai raggi solari o al vapore della lampada al quarzo fosse un prodotto pericoloso, e che fosse meglio utilizzare l’olio non attivato piuttosto che quest’ultimo.

Price ebbe anche un’esperienza personale riguardo gli effetti dannosi dell’attivazione eccessiva:

Ho imparato molto sperimentando su me stesso e uno degli ultimi avvertimenti è stato assicurato dalla manifestazione di un forte mal di testa prodotto dopo aver assunto l’olio di fegato di merluzzo esposto ai raggi ultravioletti della lampada al quarzo per un’ora e mezza, nonostante il dosaggio fosse solo di alcune gocce.”

Un commento di Price: quali erano gli oli “eccellenti” ?

Oltre ai documenti sulle ricerche, come si accennava prima, la Price-Pottenger Nutrition Foundation, possiede nei suoi archivi, alcuni registri degli acquisti di Price.

In alcuni casi, è stato possibile determinare quale tipo di olio di fegato di merluzzo Price utilizzasse e raccomandasse. Alcuni degli studi di Price, ad esempio, facevano riferimento ad un olio descritto come “eccellente” proveniente da Terranova, oltre a questo era annotato il nome di un brand del prodotto, il sopracitato “Squibb”.
L’azienda Squibb descrisse il proprio olio come “olio della costa pressato a freddo” e, successivamente come “olio norvegese pressato a freddo”.

Per produrre l’olio della costa, il pesce veniva pescato da piccole barche vicino alla costa e portato nel luogo di produzione lo stesso giorno; il fegato dei pesci veniva congelato e poi l’olio veniva spremuto.
Stando al materiale pubblicato dall’azienda, il clima norvegese permetteva la spremitura dell’olio a bassa temperatura. Dopo la scrematura, l’olio veniva tenuto in container a tenuta stagna, protetto dall’esposizione alla luce.

 

Un prodotto che ha fatto la storia e continua a farla

capsule integratori omega 3

Con questa rassegna storica è stato possibile venire a capo di alcuni interrogativi e misteri che aleggiano attorno all’olio di fegato di merluzzo.

Chi si sarebbe mai immaginato che la notorietà di un supplemento così in voga negli ultimi anni, sia frutto di secoli di tradizione popolare e ricerche ?

Nel corso della storia e specialmente quella della prima parte del XX secolo, l’olio di fegato di merluzzo ha svolto un ruolo importante per la nutrizione e per la salute di bambini, adulti, e persino del re Giorgio V.

L’efficacia del prodotto continua a dare prova di sé. Infatti, dopo un periodo di calo dovuto all’avanzamento medico e scientifico,
a partire dall’inizio del nuovo millennio, l’olio di fegato di merluzzo sta riacquistando popolarità tra coloro che scelgono i rimedi naturali per uno stile di vita ottimale.

Sempre più persone infatti, preferiscono affidarsi a trattamenti alternativi a farmaci e antibiotici quando possibile, per ridurre effetti collaterali su fegato e intestino.
Tuttavia, è ancora presente una grande disinformazione sull’olio di fegato di merluzzo.

Per questo, vorremmo elencare di seguito alcuni miti da sfatare, per puntualizzare e ribadire quanto raccontato precedentemente, in modo da indirizzarvi nell’ acquisto e nell’assunzione di questo supplemento.

 

Disinformazione e miti da sfatare

 

Mito da sfatare #1: Tutti i tipi di olio di fegato di merluzzo sono uguali

donna spaventata

La maggior parte dell’olio di fegato di merluzzo presente sul mercato oggi è molto industrializzato.
Il processo produttivo,che include il raffinamento con gli alcali, lo sbiancamento e la deodorazione, distrugge le vitamine A e D e danneggia gli acidi grassi Omega-3. Di solito vengono anche aggiunte vitamine sintetiche alla fine del processo per rispettare gli standard delle etichette.

Come abbiamo già visto nella rassegna storica, l’olio di fegato di merluzzo usato tradizionalmente non era prodotto con questo processo invasivo e denaturante e, di certo, non venivano aggiunte vitamine sintetiche.

Di conseguenza, se si vogliono ottenere i benefici dell’olio di fegato di merluzzo naturale, è importante cercare un produttore che utilizzi metodi “vecchio stile” (che purificano l’olio a basse temperature per preservare i nutrienti naturali).

Mito da sfatare #2: L’olio di fegato di merluzzo contiene quantità pericolose di Vitamina A

E’ molto importante che l’apporto di vitamina A sia equilibrato e in sinergia con la vitamina D.
Sfortunatamente, alcuni oli di di fegato di merluzzo sul mercato contengono poca vitamina D e anche quando è presente in grandi quantità, la vitamina è di origine sintetica.

Secondo uno studio effettuato in Europa, l’assunzione prolungata dell’olio di fegato di merluzzo che contiene vitamina A e poca vitamina D potrebbe portare a sintomi di osteoporosi e altri problemi se la diete è povera di vitamina D.

In ogni caso, se l’olio di fegato di merluzzo consumato è stato prodotto con metodi tradizionali con il mantenimento delle naturali corrette proporzioni di vitamina A e D, questi problemi possono essere evitati e si può di conseguenza godere appieno dei benefici di questo alimento antico.

Mito da sfatare #3: L’olio di fegato di merluzzo contiene tossine come mercurio, PCB (policlorobifenili) e diossine

Tutte le tecniche moderne di produzione di olio di fegato di merluzzo, come ad esempio la distillazione molecolare, rimuovono metalli pesanti e altre tossine.
L’olio di fegato di merluzzo prodotto utilizzando metodi tradizionali di estrazione a basse temperature viene purificato utilizzando un metodo di filtrazione brevettato; di ogni lotto viene verificata la purezza.

Mito da sfatare #4: L’olio di pesce puro sarebbe meglio dell’olio di fegato di merluzzo

La verità è che la maggior parte dell’olio di pesce sul mercato proviene da pesci allevati con antibiotici. E’ un dato di fatto che nel nord-America la percentuale di antibiotici somministrati per libbra è più alto nei salmoni rispetto a tutti gli altri allevamenti.

Inoltre, le specie di pesci non carnivore come il salmone, onnivori per l’appunto, mangiano quasi tutto e sono una fonte diffusa di olio di pesce ad uso commerciale. Essi vengono nutriti con una dieta non naturale che include soia e mais contenenti OGM.

L’ultima diceria su questo mito è che la maggior parte degli oli di pesce sul mercato contengono poca o non contengano affatto vitamina A e D e che il processo chimico ad alta temperatura danneggi gli acidi grassi omega-3.

Mito da sfatare #5: l’olio di fegato di merluzzo è SEMPRE una buona fonte di vitamina D

La maggior parte dell’olio di fegato di merluzzo presente sul mercato è purificato tramite il processo di distillazione molecolare che rimuove la maggior parte della vitamina D naturale.

Alcune case produttrici la riaggiungono successivamente, ma solitamente è sintetica e in quantità minori rispetto a quella che si troverebbe naturalmente.

Perciò, se la ragione principale per cui si assume olio di fegato di merluzzo è il contenuto naturale di vitamina D, bisogna cercare il marchio che preserva la sua concentrazione naturale ultimando metodi di produzione vecchio stile e che non aggiungono vitamine sintetiche.

Conclusione ? Se decidete di tornare ai rimedi della nonna, scegliete sempre i prodotti più naturali possibile !

cucchiaio contenente capsule di integratori omega 3

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo sito sono presentate a solo scopo informativo, in nessun caso possono costituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento, e non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica; si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata. Se si hanno dubbi o quesiti sull'uso di un medicinale è necessario contattare il proprio medico.

Summary
Review Date
Reviewed Item
omega 3
Author Rating
51star1star1star1star1star
Shares
Share This

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi