Olio di fegato di merluzzo: una storia intramontabile

 

Avrete sicuramente sentito parlare dell’olio di fegato di merluzzo, raccomandato per le sue proprietà benefiche dovute specialmente alla presenza di acidi grassi Omega 3. Ma forse pochi sanno che si tratta di un prodotto che ha origini antiche e una grande storia da raccontare, un prodotto che è sopravvissuto ai secoli e alla scienza moderna. Le tecnologie mediche hanno fatto grandi progressi nel corso della storia umana, nonostante ciò, quest’olio viene ancora utilizzato e, in alcuni casi raccomandato e preferito, al posto dei farmaci sintetici.

Prima di scoprire la genesi e le radici di questo supplemento alimentare però, cercheremo di fornire alcune nozioni generiche per capire meglio di cosa si tratta.

 

Olio di fegato di merluzzo: cos’è ?

 

L’olio di fegato di merluzzo è un supplemento nutrizionale derivato dal fegato di merluzzo. Come molti degli oli di pesce, contiene elevati livelli di acidi grassi omega-3, in particolare l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA). Esso contiene anche vitamina A e vitamina D, motivo per cui storicamente veniva somministrato ai bambini per prevenire e curare il rachitismo, una malattia provocata da carenze di vitamina D per l’appunto.

 

Cosa lo rende diverso dagli altri oli di pesce ?

Sebbene sia simile per composizione al generico olio di pesce, l’olio di fegato di merluzzo contiene concentrazioni più elevate di vitamina A e vitamina D. Secondo il dipartimento di agricoltura degli Stati Uniti, un cucchiaino di olio di fegato di merluzzo contiene 4080 microgrammi di retinolo e 34 microgrammi di vitamina D. Il riferimento di assunzione dietario di vitamina A è di 900 microgrammi al giorno per gli uomini adulti e di 700 microgrammi al giorno per le donne; quello della vitamina D è di 15 microgrammi al giorno. (Il livello di assunzione più alto tollerabile è di 3000 microgrammi al giorno e 100 microgrammi al giorno rispettivamente, quindi coloro che consumano l’olio di fegato di merluzzo come fonte di acidi grassi omega-3 dovrebbero fare attenzione a quanta
vitamina A e D aggiungono alla loro dieta).

Dopo queste breve overview possiamo ritornare all’aspetto principale dell’articolo, ovvero indagare la storia di questo prodotto per scoprirne l’origine, la tradizione, la produzione e gli usi, ma soprattutto per rispondere ad un interrogativo:

Perché l’olio di fegato di merluzzo è stato considerato per secoli (e in un certo senso lo è ancora) un alimento “miracoloso” ?

 

Origine e scoperta: il fascino storico dell’olio di fegato di merluzzo

Scoperto per usi medici per la prima volta da Ippocrate nell’Antica Grecia intorno al 400 a.C., la storia dell’olio di fegato di merluzzo sembra quasi un romanzo.
L’olio proveniente dal fegato del merluzzo dell’Atlantico ha aiutato il genere umano per secoli, fungendo da combustibile per le lampade, come sapone liquido e anche come base per le pitture rosse e ocra utilizzate per gli edifici dei villaggi di pesca che punteggiano le coste dell’Oceano Atlantico del Nord.

Veniva usato anche dagli antichi Vichinghi della Scandinavia, che lo producevano ponendo rami di betulla sopra una pentola d’ acqua, sistemando il fegato di merluzzo sopra questi rami. L’acqua veniva portata ad ebollizione, l’olio sgocciolava al suo interno e poi veniva scremato.


Altre culture ancestrali come gli eschimesi e gli abitanti delle isole dei mari del sud ne facevano uso, infatti ritenevano che l’olio di fegato di merluzzo avesse proprietà benefiche per la salute, specialmente per quanto riguarda la fertilità e l’irrobustimento dei bambini.

 

Storia dell’olio di fegato di merluzzo come rimedio interno

A questo proposito,il folklore e la tradizione ci dicono che l’olio di fegato di merluzzo sia stato usato per pratiche terapeutiche, venendo utilizzato anche in impiastri e unguenti. Diversi documenti scritti attestano la storia dell’uso di quest’olio durante i secoli.

Nel 1848, il fisico britannico John Hughes Bennet riscontrò che l’olio di fegato di merluzzo era stato utilizzato sin dagli inizi della storia documentata dalle comunità di pescatori di Scozia, Svezia e Norvegia per le sue proprietà rinforzanti e per usi medici.

Il dottore inglese Samuel Kay, invece, è accreditato per essere stato il primo ad introdurre intorno al 1776 l’uso interno dell’olio di fegato di merluzzo per scopi medici.

Thomas Percival e Robert Darbey, anch’essi dottori, si occuparono della stesura e della cronaca dei suoi effetti formidabili per il trattamento dei reumatismi. Percival riportò i loro risultati alla Società Medica nell’ ottobre del 1782.

Successivamente seguirono diversi esperimenti e osservazioni effettuati da altri dottori, specialmente tedeschi.

Nei primi anni dell’800 si iniziò ad usare l’olio di fegato di merluzzo per curare malattie come la tubercolosi e alcune patologie legate agli occhi, ancora prima dell’avvento degli antibiotici. Questa scelta era dovuta alla presenza naturale nell’olio della vitamina A, che ha proprietà anti-infettive.

Non solo, come anticipato in precedenza l’olio di fegato di merluzzo contiene anche la vitamina D, requisito che lo rese indispensabile per la cura di malattie ossee come la osteomalacia (ammorbidimento delle ossa) e il rachitismo (malattia ossea provocata dal deficit di vitamina D).

 

Olio di fegato di merluzzo e vitamina D: due alleati contro il rachitismo e la malnutrizione nei tempi di guerra

In Inghilterra, il rachitismo era una patologia comune nel XVII secolo, ma all’epoca si sapeva ben poco sui fattori che lo causavano e su come curarlo.

Il trattamento del rachitismo di Frances Glisson, pubblicato nel 1650, fu uno straordinario contributo alla medicina inglese, infatti esso descriveva le caratteristiche cliniche e anatomiche del rachitismo in modo molto dettagliato.
Tuttavia, l’esatta eziologia del rachitismo è stata elusiva fino agli anni ’20-‘30 del ‘900.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo l’eziologia di questa patologia comprendeva mancanza di esercizio fisico, una dieta incompleta e un ambiente caratterizzato da scarsa igiene,mancanza di aria pulita e di esposizione ai raggi solari.

I fattori di avanzamento nella comprensione di questa malattia comprendevano la fiducia riposta sui benefici dell’olio di fegato di merluzzo, oltre ad esperimenti su animali e all’associazione tra zone geografiche con poco sole e la manifestazione della malattia.

Negli Stati Uniti il rachitismo era molto diffuso tra i bambini poveri che vivevano nelle città industrializzate e inquinate del nord del Pese. Le ricerche che constatavano i benefici del rachitismo nella cura della malattia ebbero conseguenze notevoli sull’aumento dell’importazione del prodotto.
Secondo il libro “Ultraviolet light and Vitamin D in Nutrition”, nel 1922 gli Stati Uniti importarono circa 1,8 galloni di olio di fegato di merluzzo. Solo cinque anni dopo, nel 1926, la quantità triplicò quasi a 5 milioni di galloni, fino ad arrivare negli anni ’30 del 900, in cui si riuscì a curare e eradicare il fenomeno del rachitismo negli Stati Uniti, grazie a ulteriori scoperte sulla vitamina D e grazie alla delineazione quasi definitiva delle proprietà anti- rachitiche dell’olio di fegato di merluzzo.

Nel continente europeo
invece, le due guerre mondiali causarono la limitazione dell’esportazione e dell’importazione dell’olio di fegato di merluzzo.
Per il suo contenuto vitaminico, esso veniva considerato una formidabile fonte nutrizionale per aiutare i casi di malnutrizione molto diffusa tra i bambini dell’epoca.Nel 1943, Papa Pio XI chiese se fosse possibile procurarsi olio di fegato di merluzzo affinché fosse tenuto a disposizione del Vaticano in modo da poter essere distribuito alla fine della guerra nelle regioni in cui le condizioni di salute dei bambini poveri lo richiedessero.

Il risultato ? Nel 1946, circa sei tonnellate di olio di fegato di merluzzo furono spediti via nave nell’Europa continentale.Lo scrittore e giornalista Mark Kurlansky riferisce che durante la seconda guerra mondiale, il Ministero britannico dell’alimentazione fornì gratuitamente olio di fegato di merluzzo a donne incinte e in fase di allattamento, a bambini sotto i cinque anni e ad adulti sopra i 40.

Il Governo britannico, convinto del fatto che quest’olio avesse prodotto la generazione di bambini più sani che l’Inghilterra avesse mai visto,continuò il programma di distribuzione fino al 1971, nonostante i bombardamenti e i razionamenti.

 

 

L’eredità del Dr. Weston A. Price

Parlando di storia dell’olio di fegato di merluzzo, non si può tralasciare l’importanza del contributo del dr. Weston A. Price.

Lo studio delle popolazioni indigene e il successo delle loro diete

Price fece il giro del mondo nel 1930, alla ricerca di popoli indigeni che avessero mantenuto le loro diete tradizionali e per confrontare la loro salute con quella dei gruppi di persone che consumavano i cibi processati delle diete moderne. Senza eccezione, quei gruppi che avevano mantenuto le loro diete tradizionali erano più sani delle loro controparti modernizzate.
Uno dei risultati più importanti che Price ottenne fu la scoperta che, le diete tradizionali, ricche di alimenti di origine animale (come uova, carne, latticini e pesce, con le loro abbondanti vitamine liposolubili) contenessero livelli molto più elevati di vitamine A e D che le diete moderne di Stati Uniti e Europa.

Per risolvere le carenze delle diete contemporanee, Price consigliava di assumere supplementi per l’alimentazione come l’olio di fegato di merluzzo e evitare cibi processati.

Diversi tipi di olio

Ci sono tantissimi usi dell’olio di fegato di merluzzo, così come sono tanti i modi di estrarlo. Certamente, tutti questi diversi processi portano alla produzione diversi tipi di olio. Nonostante Price avesse condotto numerosi esperimenti sull’olio di fegato di merluzzo, i suoi lavori più importanti non specificano particolari brand o processi produttivi. Ciò, ha lasciato molto spazio alla speculazione sul tipo di olio di fegato di merluzzo che usò per i suoi studi. Per fortuna, il lavoro pubblicato che si trova ora negli archivi di ricerca del Price-Pottenger Nutrition Fundadation, fa luce su questo aspetto, come verrà discusso successivamente nell’articolo.

 

Stabilire il miglior tipo di olio: un lungo dibattito

Quattro tipi di olio

I dibattiti sui tipi e i processi di produzione del miglior olio di fegato di merluzzo non sono di certo una novità. Già dal 1841, sorsero alcune domande sulle differenze tra i vari tipi di olio.
Quell’anno, John Huges Bennet produsse un trattato sull’olio di fegato di merluzzo, nel quale descriveva quattro tipi di olio: bianco, giallo, rosso e marrone, e i corrispettivi metodi di produzione tradizionale.

Gli oli chiari, quelli più conosciuti per uso interno, si ottenevano cuocendo il fegato di merluzzo fresco con acqua a bassa temperatura, e successivamente veniva scremato e filtrato.
Gli scozzesi maceravano il fegato in acqua calda, successivamente lo riscaldavano fino a quando l’olio chiaro si separava dal fegato.

In Irlanda, il fegato veniva riscaldato in contenitori di ferro, poi veniva spremuto. Il processo veniva ripetuto con i rimasugli, risultando in un altro tipo di olio di colore marrone.

L’inclusione delle testimonianze di Bennet sui benefici dell’olio di fegato di merluzzo a quelle di altri dottori europei permisero di accreditare le sue teorie, che vennero accolte dalla popolazione su larga scala.

Nel 1939, il dottor Robley Dunglison, un dottore britannico che diventò il fisico personale di diversi presidenti degli Stati Uniti e conosciuto successivamente come il “Padre della Fisiologia Americana”, scrisse nel suo libro “Nuovi Rimedi” a proposito dell’introduzione della terapia a base di olio di fegato di merluzzo in Inghilterra. Nella prima edizione, fece riferimento al documento di Thomas Percival e successivamente espanse le informazioni commentando l’aggiornamento del 1807 del dottor Samuel Bardsley sul trattamento infermieristico di Manchester. Nel 1835, stando a quanto dice Dunglison, un noto dottore tracciò una monografia che sosteneva gli esperimenti e le osservazioni di quasi una dozzina di dottori e scienziati inglesi e del continente, mostrando che l’olio di fegato di merluzzo era un rimedio di grande e specifica efficacia per i reumatismi.

Diversi metodi di estrazione 

Dunglison descrisse diversi metodi di estrazione, uno dei quali consisteva nel tagliare a fette il fegato e esporre i pezzi al calore del sole, causando l’estrazione del primo olio (quello che oggi chiameremmo olio extravergine come nel caso dell’olio di oliva). Esso era di diverse gradazioni di giallo e con diversi gradi di trasparenza. Dunglison scrisse che il tipo di olio più chiaro fosse più utilizzato rispetto alla varietà scura, sebbene molti fisici ritenessero il secondo tipo quello più efficace.

Dunglison notò che le proprietà dell’olio cambiavano in base alla varietà. Secondo alcuni, l’olio chiaro doveva essere usato internamente, mentre secondo altri, l’olio più limpido non aveva alcuna proprietà medica. Questi ultimi preferivano la varietà marrone, ovvero quella ottenuta con l’ebollizione, nonostante il gusto sgradevole e amaro.

Nel 1843, Ludouvicus Josephus de Jongh, dottore di medicina nei Paesi Bassi pubblicò un documento intitolato “I tre tipi di olio di fegato di merluzzo”, nel quale sosteneva di aver capito quali fossero le principali differenze dei tre tipi di olio. Scrisse informazioni specifiche su ogni tipo e sugli effetti di ciascuno di essi su pazienti che soffrivano di reumatismi sciatica, tubercolosi, emicrania, rachitismo, cardialgia e altre malattie.

Tuttavia, nel 1895 il libro “Olio di fegato di merluzzo e chimica”, di Frantz Peckel Moller, puntualizza il fatto che i risultati di De Jongh non fossero poi così accurati, siccome le misurazioni di alcuni costituenti erano di 100 volte più alti rispetto a quanto fu scoperto successivamente.

Moller scrisse che sicuramente bisognava tenere in conto il fatto che le analisi delle componenti organiche erano a quel tempo ai primordi, e che i metodi impiegati erano ingannevoli. D’altro canto, bisogna anche tenere in considerazione che Moller all’epoca era a capo della compagnia che competeva con quella di De Jongh sulla produzione dell’olio di fegato di merluzzo.

Da dove proviene il migliore olio di fegato di merluzzo ?

De Jongh scoprì che la maggior parte dei prodotti sul mercato spacciati per olio di fegato di merluzzo, in realtà non lo erano, alcuni di questi oli non erano nemmeno di merluzzo, ma di altri pesci. Il libro di De Jongh era molto dettagliato e conteneva le descrizioni di quelli che all’epoca erano i test per verificare l’autenticità dell’olio di fegato di merluzzo.

Concluse che l’olio di maggior qualità veniva da Bergen,in Norvegia.

Parlò molto anche degli oli provenienti da Terranova. Affermò anche che due dei tre tipi di olio di fegato di merluzzo categorizzati in precedenza, ovvero quello chiaro e quello marrone chiaro erano in verità lo stesso tipo: “L’ olio marrone chiaro è semplicemente olio bianco che è diventato vecchio”. Quindi ciò ridusse i tipi di olio a due ovvero: quello chiaro, solitamente estratto dal fegato fresco usando poco calore; e quello marrone scuro, proveniente dal processo secondario di decomposizione del fegato oppure scremato senza alte temperature.

Sebbene De Jongh sembrasse preferire l’olio chiaro, avvertì gli utenti della possibilità che alcuni produttori sbiancassero l’olio scuro per farlo sembrare chiaro, più gradevole e costoso.
Le sue conclusioni però non furono definitive oltre al fatto di dimostrare che tutti i tipi di olio di fegato di merluzzo fossero benefici se utilizzati con moderazione, con alcuni tipi che potevano essere assunti internamente e altri usati come unguenti.

La ricerca del miglior prodotto sul mercato

Alla fine, De Jongh fece un viaggio in Norvegia per procurarsi e poi rivendere quello che si diceva essere il miglior prodotto disponibile. Un pamphlet che pubblicò nel 1854, conteneva un elogio all’olio marrone scuro ottenuto a basse temperature, che portò alcuni critici a notare che le sue ultime conclusioni potessero essere state influenzate dalla sua ventura economica. Un’altra critica di questo pamphlet affermava che in esso vengono presentati errori grossolani e informazioni inesatte.

 

Nonostante ciò, il suo prodotto riscosse eccezionalmente un gran successo a tal punto che il suo nome continua a vivere in una canzone umoristica del folklore irlandese su entrambi i lati dell’Oceano Atlantico che suona così:

“Oh doctor, dear doctor, oh Dr. de Jongh, your cod liver oil is so pure and so strong,I’m afraid of me life, I’ll go down in the soil, if me wife don’t stop drinkin’ your cod liver oil”.

 

Diversi metodi di produzione

Produzione Industriale

Durante la Rivoluzione Industriale il metodo più comune di produzione di questo olio era riporre il fegato dei pesci in dei barili affinché marcissero, durante questo processo l’olio veniva scremato. Il prodotto che ne risultava era una sostanza di colore marrone e di sapore sgradevole.

Produzione col metodo Moller

Un altro metodo era il processo Moller, brevettato nel 1850 in Norvegia dal chimico Peter Moller (padre di Frantz Peckel Moller). Il suo metodo consisteva nell’utilizzo del vapore per estrarre l’olio. Il fegato dei pesci veniva messo in una malta con l’acqua, successivamente l’ impasto veniva fatto bollire fino a quando l’olio saliva in superficie. L’olio veniva poi scremato e purificato. Tale processo permetteva di migliorare la qualità dell’olio in modo esponenziale.

Altri metodi

Altri metodi utilizzati in tempi moderni includono l’estrazione a pressione e la cottura a pressione. Questi procedimenti richiedono ulteriori step di purificazione per ottenere l’olio puro.

Olio di fegato di merluzzo fermentato 

L’olio di fegato di merluzzo fermentato invece viene prodotto usando un processo segreto, ma si pensa che sia simile al metodo di produzione dell’olio marrone negli anni tra il 700 e l’800.

 

Il contributo di Arthur Holmes

La scoperta delle vitamine A e D nell’olio di fegato di merluzzo

I primi anni del ‘900 videro l’identificazione e l’isolamento della vitamina A, seguiti poco dopo dalla scoperta della vitamina D. Entrambe furono trovate nell’olio di fegato di merluzzo e questo fatto aiutò a chiarire alcuni dei suoi benefici. Nonostante ciò, anche la scienza moderna ha difficoltà nello spiegare appieno tutte le interazioni e i processi che lo rendono così prezioso.

Il dottor Arthur Holmes parlò delle potenzialità della vitamina D contenuta nei diversi tipi di oli di fegato di merluzzo in un saggio pubblicato nel 1922 sul Journal of Metabolic Research.
Furono comparati i contenuti di vitamina A dell’olio di fegato di merluzzo crudo, di quello ottenuto a freddo e della stearina, come lo furono anche il loro effetti sui topi di laboratorio. Holmes spiegò che l’olio di fegato di merluzzo per uso medico è ottenuto pressando a freddo l’olio di fegato di merluzzo crudo che veniva preparato a partire dalla scrematura dei fegati di merluzzo sotto condizioni altamente controllate.
Con il processo di pressatura a freddo circa l’80% dell’olio crudo di fegato di merluzzo viene convertito in olio pressato, il restante 20% è la stearina presente nel fegato di merluzzo. Si tratta di un prodotto di transizione di basso valore commerciale principalmente usato dai produttori di saponi.
Dopo che l’olio pressato viene filtrato, esso diventa olio di fegato di merluzzo per uso medico senza necessità di ulteriori trattamenti.
Holmes concluse che questi oli fossero in grado di soddisfare la richiesta di vitamina A dei ratti albini, ma scoprì che l’olio pressato aveva una potenzialità maggiore.
Vale la pena notare che la pressatura a freddo di cui parla induriva la stearina dopo che l’olio veniva scremato tramite il processo a vapore.

Olio di fegato di merluzzo come cura per il rachitismo nell’arco di 300 anni

Quattro anni più tardi, Holmes pubblicò un articolo nel giornale medico e chirurgico di Boston affermando che l’olio di fegato di merluzzo venne utilizzato per 200 o forse 300 anni per curare del rachitismo.
Durante questo arco di tempo diverse teorie attribuirono il successo dell’olio al suo contenuto di fosforo, agli insoliti acidi grassi che venivano liberati durante la digestione, e alla sua potenzialità come fonte di energia. Holmes disse che si riteneva che l’olio di fegato di merluzzo fosse considerato di grande valore in quanto fonte di vitamine e grassi essenziali solubili.

Metodologie di produzione a confronto

In questa pubblicazione, Holmes descrisse solo due tipi di metodi di produzione dell’olio. L’olio putrefatto veniva preparato attraverso il processo di decomposizione del fegato ed era di un odore e sapore piuttosto nauseanti, dovuti al numero di prodotti secondari come butilammina, amilamina, esilammina e diidrolutidina, che si formavano con la decomposizione della materia cellulare.

Holmes mise in contrasto quella procedura con quella più moderna che coinvolgeva l’uso di bollitori a vapore, separatori appositamente studiati e altri strumenti ideati per la produzione dell’olio di fegato di merluzzo per uso medico. Osservò quindi che era finalmente possibile produrre olio di fegato di merluzzo di colore giallo chiaro, di gusto e odore gradevole mantenendo comunque un ricco contenuto di vitamine. Holmes sostenne che questo tipo di olio chiaro prodotto attraverso i metodi sviluppati della scienza fosse l’opzione migliore.

Stabilì anche che l’olio di fegato di merluzzo americano possedeva una efficacia maggiore di quello norvegese. Ciò era dovuto in parte al fatto che la produzione norvegese generalmente pescava il merluzzo durante il periodo di riproduzione, quando la quantità di vitamine nel fegato dei pesci era presente in minor quantità.

 

Le ricerche del dr.Price: suggerimenti e avvertenze per l’assunzione dell’olio di fegato di merluzzo

Durante questo periodo, il dottor Weston Price condusse numerosi studi sugli animali.

I risultati delle ricerche mostrarono come alcuni tipi di olio di fegato di merluzzo fossero di grande beneficio al sistema immunitario e al corretto sviluppo delle proprietà fisiche e mentali, specialmente in relazione alla regolazione metabolica del fosforo e del calcio, che influenzano positivamente la salute delle ossa, dei denti, del sangue e del cervello.

Effetti negativi di un dosaggio errato

Ma scoprì anche che l’olio di fegato di merluzzo poteva causare danni se assunto in quantità eccessive. Sottolineò anche il fatto che negli scritti e nei trattatati spesso alcuni effetti collaterali sul dosaggio non venissero riconosciuti o enfatizzati in modo appropriato.

Un dosaggio esagerato di olio di fegato di merluzzo o anche di altri pesci può essere dannoso, sfociando in depressione o paralisi oltre che a seri danni strutturali al cuore e agli intestini. In un documento pubblicato nell’agosto del 1932 Price inserì una foto che documentava la paralisi progressiva prodotta in un pollo e in un topo causati apparentemente da un’ assunzione eccessiva di olio di fegato di merluzzo.

Nonostante tutto, un olio ricco di proprietà

Nonostante questi rischi, Price credeva nel valore di questo olio.
Scrisse numerosi esempi delle sue proprietà di guarigione e fornì la garanzia che l’olio di fegato di merluzzo possa essere somministrato in dosi moderate senza causare danni ma apportando solo grandi vantaggi. Circostanze particolari a parte, Price raccomandava di assumere l’olio di fegato di merluzzo durante i pasti piuttosto che prima o dopo, siccome aiuta l’assorbimento dei minerali nel cibo.
Ai bambini, in particolare non dovrebbe essere somministrata una quantità superiore ad un cucchiaino di tè al giorno per periodi prolungati.

Inoltre, Price suggeriva di assumere l’olio di fegato di merluzzo con latticini ricchi di grassi ma di alta qualità. Ad esempio raccomandava di consumare l’olio di burro ad alto contenuto vitaminico mischiato in parti uguali a olio di fegato di merluzzo; le proporzioni potevano variare in base alle condizioni cliniche.
Questa combinazione si poteva trovare in una capsula contenente 0,6 g di miscela. Era consigliata l’assunzione di tre capsule per pasto, all’interno di una dieta programmata in modo da fornire la giusta quantità di minerali e altri fattori nutrizionali, incluse le vitamine idrosolubili.

Price scrisse che “l’olio di fegato di merluzzo permette di aumentare l’efficacia dei latticini e dei cibi vegetali e animali. Tuttavia, anche se si tratta di un prodotto molto valido, può contenere anche sostanze indesiderate, quindi dovrebbe essere assunto a piccole dosi, e si dovrebbero usare solo i prodotti con la più alta quantità di vitamine naturalmente contenuta.”

Price scoprì che l’olio di burro prodotto dal latte di mucche allevate nei pascoli assunto in parti uguali con l’olio di fegato di merluzzo, produceva un effetto simbiotico, sostenendo che la combinazione dei due era più efficace dei due prodotti presi singolarmente (usando però dosi minori). Spiegò che, ad eccezione fatta per le donne nell’ultima fase della gravidanza, non prescriveva più di metà cucchiaino di miscela tre volte al giorno per pasto, dosaggio che evitava la tossicità.

 

Il contributo di Price alla cura del rachitismo: l’olio “attivato” dai raggi UV

Olio di fegato di merluzzo come “sole in bottiglia” 

Come anticipato in precedenza, per almeno un secolo, l’olio di fegato di merluzzo è stato usato come cura per il rachitismo, ma questa conoscenza non fu riconosciuta ufficialmente nel mondo della medicina fino agli anni ’20-’30 del ‘900.
Alcuni fisici notarono che la luce solare e l’olio di fegato di merluzzo erano benefici come cura per il rachitismo, ma la ragione era sconosciuta.
Hariette Chick condusse studi clinici su bambini rachitici e adulti affetti da osteolamacia nella Vienna degli anni 1919-1922, devastata dalla guerra, e confermò l’efficacia della combinazione di luce solare e olio di fegato di merluzzo come terapia.

Non appena questa conoscenza si sparse, una compagnia produttrice, la “Squibb”, pubblicizzò l’olio come “sole in bottiglia “ ed era molto venduto alle neo-mamme.


Gli esperimenti di Price, che effettuò anche…su sé stesso !!!!!

Il legame tra olio di fegato di merluzzo e radiazioni ultraviolette fu di ispirazione per effettuare nuovi studi nei decenni successivi.
Molti di questi, furono di Price. Essi riguardavano olio di fegato di merluzzo “attivato”, ovvero olio che veniva esposto a diversi tipi di luce radiante per diversi periodi di tempo (si trattava di luce solare o luce di lampade al quarzo).

In un documento, Price descrisse i risultati dell’olio attivato e non attivato sulle galline. Basandosi su questi dati ipotizzò che, nell’olio di fegato di merluzzo, è presente un fattore che agisce non solo sul canale dell’alimentazione o sul cibo assunto tramite questo canale, ma anche sui tessuti organici, modificando l’assorbimento del calcio; questa capacità si amplificherebbe con l’esposizione alle radiazioni ultraviolette, in questo caso, sotto forma dei raggi solari.
Ma non sempre i risultai erano positivi a causa di un’eccessiva esposizione agli ultravioletti.

In un altro documento Price disse che un minuto di esposizione solare in una giornata limpida d’estate, equivalesse a quindici minuti di esposizione in una giornata nuvolosa di inverno. Egli, però, avvertì il pubblico del fatto che l’olio di fegato di merluzzo attivato con un’ora di esposizione ai raggi solari o al vapore della lampada al quarzo fosse un prodotto pericoloso, e che fosse meglio utilizzare l’olio non attivato piuttosto che quest’ultimo.

Price ebbe anche un’esperienza personale riguardo gli effetti dannosi dell’attivazione eccessiva:
Ho imparato molto sperimentando su me stesso e uno degli ultimi avvertimenti è stato assicurato dalla manifestazione di un forte mal di testa prodotto dopo aver assunto l’olio di fegato di merluzzo esposto ai raggi ultravioletti della lampada al quarzo per un’ora e mezza, nonostante il dosaggio fosse solo di alcune gocce.” 

 

Un commento di Price: quali erano gli oli “eccellenti” ?

Oltre ai documenti sulle ricerche, come si accennava prima, la Price-Pottenger Nutrition Foundation, possiede nei suoi archivi, alcuni registri degli acquisti di Price.
In alcuni casi, è stato possibile determinare quale tipo di olio di fegato di merluzzo Price utilizzasse e raccomandasse. Alcuni degli studi di Price, ad esempio, facevano riferimento ad un olio descritto come “eccellente” proveniente da Terranova, oltre a questo era annotato il nome di un brand del prodotto, il sopracitato “Squibb”.
L’azienda Squibb descrisse il proprio olio come “olio della costa pressato a freddo” e, successivamente come “olio norvegese pressato a freddo”.
Per produrre l’olio della costa, il pesce veniva pescato da piccole barche vicino alla costa e portato nel luogo di produzione lo stesso giorno; il fegato dei pesci veniva congelato e poi l’olio veniva spremuto.
Stando al materiale pubblicato dall’azienda, il clima norvegese permetteva la spremitura dell’olio a bassa temperatura. Dopo la scrematura, l’olio veniva tenuto in container a tenuta stagna, protetto dall’esposizione alla luce.

 

Un prodotto che ha fatto la storia e continua a farla

Con questa rassegna storica è stato possibile venire a capo di alcuni interrogativi e misteri che aleggiano attorno all’olio di fegato di merluzzo.

Chi si sarebbe mai immaginato che la notorietà di un supplemento così in voga negli ultimi anni, sia frutto di secoli di tradizione popolare e ricerche ?

Nel corso della storia e specialmente quella della prima parte del XX secolo, l’olio di fegato di merluzzo ha svolto un ruolo importante per la nutrizione e per la salute di bambini, adulti, e persino del re Giorgio V.

L’efficacia del prodotto continua a dare prova di sé. Infatti, dopo un periodo di calo dovuto all’avanzamento medico e scientifico,
a partire dall’inizio del nuovo millennio, l’olio di fegato di merluzzo sta riacquistando popolarità tra coloro che scelgono i rimedi naturali per uno stile di vita ottimale.
Sempre più persone infatti, preferiscono affidarsi a trattamenti alternativi a farmaci e antibiotici quando possibile, per ridurre effetti collaterali su fegato e intestino.
Tuttavia, è ancora presente una grande disinformazione sull’olio di fegato di merluzzo.

Per questo, vorremmo elencare di seguito alcuni miti da sfatare, per puntualizzare e ribadire quanto raccontato precedentemente, in modo da indirizzarvi nell’ acquisto e nell’assunzione di questo supplemento.

 

Disinformazione e miti da sfatare

 

Mito da sfatare #1: Tutti i tipi di olio di fegato di merluzzo sono uguali

La maggior parte dell’olio di fegato di merluzzo presente sul mercato oggi è molto industrializzato.
Il processo produttivo,che include il raffinamento con gli alcali, lo sbiancamento e la deodorazione, distrugge le vitamine A e D e danneggia gli acidi grassi Omega-3. Di solito vengono anche aggiunte vitamine sintetiche alla fine del processo per rispettare gli standard delle etichette.

Come abbiamo già visto nella rassegna storica, l’olio di fegato di merluzzo usato tradizionalmente non era prodotto con questo processo invasivo e denaturante e, di certo, non venivano aggiunte vitamine sintetiche. Di conseguenza, se si vogliono ottenere i benefici dell’olio di fegato di merluzzo naturale, è importante cercare un produttore che utilizzi metodi “vecchio stile” (che purificano l’olio a basse temperature per preservare i nutrienti naturali).

Mito da sfatare #2: L’olio di fegato di merluzzo contiene quantità pericolose di Vitamina A

E’ molto importante che l’apporto di vitamina A sia equilibrato e in sinergia con la vitamina D. Sfortunatamente, alcuni oli di di fegato di merluzzo sul mercato contengono poca vitamina D e anche quando è presente in grandi quantità, la vitamina è di origine sintetica. Secondo uno studio effettuato in Europa, l’assunzione prolungata dell’olio di fegato di merluzzo che contiene vitamina A e poca vitamina D potrebbe portare a sintomi di osteoporosi e altri problemi se la diete è povera di vitamina D.
In ogni caso, se l’olio di fegato di merluzzo consumato è stato prodotto con metodi tradizionali con il mantenimento delle naturali corrette proporzioni di vitamina A e D, questi problemi possono essere evitati e si può di conseguenza godere appieno dei benefici di questo alimento antico.

Mito da sfatare #3: L’olio di fegato di merluzzo contiene tossine come mercurio, PCB (policlorobifenili) e diossine

Tutte le tecniche moderne di produzione di olio di fegato di merluzzo, come ad esempio la distillazione molecolare, rimuovono metalli pesanti e altre tossine. L’olio di fegato di merluzzo prodotto utilizzando metodi tradizionali di estrazione a basse temperature viene purificato utilizzando un metodo di filtrazione brevettato; di ogni lotto viene verificata la purezza.

Mito da sfatare #4: L’olio di pesce puro sarebbe meglio dell’olio di fegato di merluzzo

La verità è che la maggior parte dell’olio di pesce sul mercato proviene da pesci allevati con antibiotici. E’ un dato di fatto che nel nord-America la percentuale di antibiotici somministrati per libbra è più alto nei salmoni rispetto a tutti gli altri allevamenti.

Inoltre, le specie di pesci non carnivore come il salmone, onnivori per l’appunto, mangiano quasi tutto e sono una fonte diffusa di olio di pesce ad uso commerciale. Essi vengono nutriti con una dieta non naturale che include soia e mais contenenti OGM.

L’ultima diceria su questo mito è che la maggior parte degli oli di pesce sul mercato contengono poca o non contengano affatto vitamina A e D e che il processo chimico ad alta temperatura danneggi gli acidi grassi omega-3.

Mito da sfatare #5: l’olio di fegato di merluzzo è SEMPRE una buona fonte di vitamina D

La maggior parte dell’olio di fegato di merluzzo presente sul mercato è purificato tramite il processo di distillazione molecolare che rimuove la maggior parte della vitamina D naturale. Alcune case produttrici la riaggiungono successivamente, ma solitamente è sintetica e in quantità minori rispetto a quella che si troverebbe naturalmente.

Perciò, se la ragione principale per cui si assume olio di fegato di merluzzo è il contenuto naturale di vitamina D, bisogna cercare il marchio che preserva la sua concentrazione naturale ultimando metodi di produzione vecchio stile e che non aggiungono vitamine sintetiche.

Conclusione ? Se decidete di tornare ai rimedi della nonna, scegliete sempre i prodotti più naturali possibile !

Da molti anni, la fonte ideale di grassi omega-3 – se non si assumono regolarmente fonti sicure di frutti di mare come il salmone selvaggio dell’Alaska, sardine o acciughe – è stato l’olio di krill.

L’olio di krill è spesso paragonato all’olio di pesce, ma in realtà ci sono un certo numero di differenze tra i due che fa del krill una soluzione più ideale.

Dopo le prime critiche, nel corso degli anni il krill ha iniziato a ricevere maggiore attenzione da parte dei ricercatori, e ogni volta che un nuovo studio sull’olio finiva sui giornali, la sua lista di benefici per la salute è cresciuta sempre di più e le differenze tra olio di pesce e olio di krill si è fatto più pronunciato.

Ma partiamo dalle basi: quali sono i principali benefici che l’olio di pesce procura a chi lo assume?

Tra i principali e meno conosciuti benefici troviamo:

1. Pelle e capelli più sani

L’olio di pesce, infatti,  riduce le infiammazioni ed idrata la pelle dall’interno verso l’esterno; previene le rughe e lavora contro il processo di invecchiamento. Inoltre, l’integrazione dell’olio di pesce produce come beneficio capelli più spessi e più forti, e riduce le imperfezioni della pelle come l’acne e eczem, riducendo anche l’invecchiamento e le macchie solari.

2. E’ vitale per la fertilità e gravidanza

Il consumo di olio di pesce migliora la fertilità negli uomini e nelle donne ed è particolarmente importante durante la gravidanza.

Bilancia, inoltre, i nostri ormoni e regola i nostri cicli. Se si dispone di sindrome premestruale, di crampi pesanti durante il periodo di o endometriosi, l’olio di pesce aiuta a ridurre il dolore ed i sintomi.

3. Aiuta la perdita peso e gli sbalzi d’umore

L’olio di pesce è stato collegato al beneficio di ridurre i grassi adiposi, in particolare intorno al tronco. Aumenta inoltre i livelli di serotonina nel corpo: la serotonina è l’ormone della buona sensazione e perciò tende a migliorare l’umore.

Elencati questi primi, ma non unici, benefici che l’olio di pesce apporta, torniamo nello specifico, all’olio di krill, e distinguiamo le principali differenze che separano l’olio di krill dal generico olio di pesce:

1. Maggiore potenza

Gli studi hanno dimostrato che l’olio di krill può essere 48 volte più potente dell’olio di pesce. Questo significa che è necessario assumerne molto meno rispetto all’olio di pesce, come confermato da un studio del 2011 pubblicato sulla rivista Lipids.

2. Contiene fosfolipidi

Gli acidi grassi sono solubili in acqua, ma non possono essere trasportati nella loro forma libera nel sangue – hanno bisogno infatti di un “imballaggio”, sono quindi contenuti in veicoli di lipoproteine. Nell’olio di krill, il grasso omega-3 è collegato ai fosfolipidi, il che significa che il corpo può facilmente assorbirli.

Nell’olio di pesce,invece, gli omega-3 sono attaccati ai trigliceridi, che devono essere ripartiti nel vostro intestino dai suoi acidi grassi di base di DHA ed EPA. Quindi, circa dall’80 al 85 per cento dell’assunto viene semplicemente eliminato nel vostro intestino. Gli studi confermano che l’olio di krill viene assorbito da 10 a 15 volte meglio rispetto all’olio di pesce.

3. Resiste all’ossidazione

L’olio di pesce è abbastanza incline all’ossidazione, e l’ossidazione porta alla formazione di radicali liberi, ed il consumo di radicali liberi aumenta ulteriormente il vostro bisogno di antiossidanti.

L’olio di pesce è a bassissimo contenuto di antiossidanti, mentre l’olio di krill contiene astaxantina – probabilmente il più potente antiossidante in natura – ed è per questo che l’olio di krill è così stabile e resistente all’ossidazione.

4. Privo di contaminazioni tossiche

I pesci sono molto inclini al mercurio e alla contaminazione da metalli pesanti, a causa del diffusissimo inquinamento delle acque marine. Il krill antartico non è incline a questa contaminazione.

Non solo sono raccolti dalle acque più pulite, ma dal momento che il krill è alla base della catena alimentare, si nutre di fitoplancton e non da altri pesci contaminati.

5. E’ ecosostenibile

Il Krill è molto più ecosostenibile del pesce, perché è la più grande biomassa nel mondo, e la raccolta del krill è stata resa come una delle pratiche più sostenibili del pianeta. La raccolta di krill è anche accuratamente regolata, e solo 1 a 2 per cento della biomassa totale krill viene raccolta ogni anno.

La popolazione di krill è monitorata dalla Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell’Antartico (CCAMLR). Il Marine Stewardship Council (MSC) certifica che la raccolta viene fatta in conformità con rigorosi criteri di sostenibilità al fine di evitare la pesca eccessiva.

Ora spostiamoci più a fondo: sull’effetto che quest’olio ha sui nostri geni.

Ora sappiamo che i vari tipi e fonti di omega-3 influenzano il tessuto epatico in modo diverso, che è ciò che uno studio del 2011, sulle frontiere della genetica, ha progettato di esaminare. Questo studio si basa sul confronto di fegati di topi nutriti con olio di krill con quelli nutriti con olio di pesce, cercando l’innescamento dell’espressione genica da ciascuna. Sebbene sia l’olio di pesce che l’olio di krill contengono omega-3, sono comunque due fonti molto diverse nel modo in cui influenzano i geni che controllano il metabolismo.

L’anno scorso, uno studio ha confermato che l’olio di krill aiuta a migliorare il metabolismo del glucosio e la funzione mitocondriale, che può aiutare a proteggere contro steatosi epatica (malattia del fegato grasso) causata da una dieta inadeguata (come ad esempio le diete ad alto contenuto di grassi malsani) .

Nel stimolare alcuni percorsi metabolici mitocondriali, tra cui l’ossidazione degli acidi grassi, complessi della catena respiratoria e il ciclo di Krebs, olio di krill aiuta a ripristinare sana energia mitocondriale. L’olio di krill può aiutare a prevenire decine di malattie e serve per aiutare a prevenire o invertire almeno due dozzine di diverse malattie.

La maggior parte delle persone possono beneficiare di omega-3

Mentre si consiglia di ottenere la maggior parte delle vostre esigenze nutrizionali dal cibo vero e proprio, ci sono casi in cui l’integrazione rende comunque molto di più. L’omega-3 su base animale è un modo, dato che la maggior parte dei pesci sono semplicemente troppo contaminati per essere mangiati in grandi quantità. (Eccezioni includono salmone selvatico pescato e più piccoli pesci grassi come sardine e acciughe.)

Non commettere errori su questo, i grassi omega-3 di origine animale sono davvero fondamentali per una salute ottimale, e molti americani sono gravemente carenti di questo nutriente. E a peggiorare le cose, la maggior parte delle persone consumano anche troppi grassi omega-6, che si trovano negli oli vegetali e in prodotti alimentari trasformati.

Secondo una ricerca pubblicata nel 2009, la carenza di omega-3 può causare o contribuire a un massimo di 96.000 morti premature ogni anno. Basse concentrazioni di EPA e DHA hanno dimostrato portare ad un aumento del rischio di morte per tutte le cause e accelerare il declino cognitivo.

Coloro che soffrono di depressione sono stati anche trovati ad avere livelli più bassi di omega-3 nel sangue rispetto agli individui non depressi.

Indipendentemente dalla vostra età e sesso, l’aggiunta di un supplemento di omega-3 di origine animale di alta qualità come l’olio di krill alla vostra dieta quotidiana è una delle strategie più semplici ed efficaci che sia possibile implementare per proteggere la vostra salute.

Le donne incinte hanno bisogno di prestare particolare attenzione a questo consiglio, come la maggior parte delle donne che hanno maggiori carenze di questo grasso, perchè possono significare guai per il vostro bambino.

E ‘importante rendersi conto che il vostro corpo non può formare grassi omega-3, quindi un feto deve ottenere tutti i suoi grassi omega-3 dalla dieta della madre. Quindi le assunzioni di una madre di DHA influenzano direttamente lo stato DHA del feto in via di sviluppo, che può avere un impatto sullo sviluppo del cervello del bambino e la salute degli occhi.

Allo stesso modo, l’allattamento al seno per i neonati dipende dai grassi omega-3 del latte materno, quindi è essenziale che le donne abbiano un approvvigionamento adeguato di omega-3 per supportare sia la loro salute che del loro bambino proprio e durante questo tempo.

Considerazioni quando si acquista Krill integratori di olio

Quando si seleziona un integratore di olio di krill, tenere i seguenti fattori in mente:

-Assicurarsi che sia fatto da krill antartico, in quanto è di gran lunga il più abbondante.

-Verificare che l’azienda abbia una certificazione di sostenibilità valido dalla MSC, che assicuri che sia raccolto in conformità con gli standard internazionali di conservazione.

-.L’olio deve essere anche privo di metalli pesanti, PCB, diossine e altri contaminanti.

Capsule rigide sono preferibili alle normali capsule per il fatto che quest’ultimo permette che più ossigeno raggiunga il contenuto, che promuove l’ossidazione (cioè accelera irrancidimento). In assenza di ossigeno, nessuna ossidazione può avvenire. Anche se l’olio di krill contiene astaxantina, che diminuisce in modo significativo l’ossidazione, le capsule rigide aggiungono ulteriore protezione, garantendo la massima freschezza ed efficacia.

I benefici per la salute di olio di pesce sono la sua capacità di aiutare nel trattamento di varie malattie di cuore, colesterolo alto, depressione, ansia, ADHD, di sistema, cancro, diabete, infiammazioni, artrite, IBD, AIDS, morbo di Alzheimer, disturbi agli occhi indeboliti, degenerazione maculare e ulcere.

Aiuta anche la perdita di peso, aiuta una gravidanza sana, la fertilità e la cura della pelle (in particolare per le condizioni come la psoriasi e l’acne).

La maggior parte dei benefici per la salute di olio di pesce può essere attribuito alla presenza di omega 3, acidi grassi essenziali come l’acido docosaesaenoico (DHA) e acido eicosapentaenoico (EPA). Altri acidi grassi essenziali utili in olio di pesce sono l’acido alfa-linolenico o acido ALA e gamma-linolenico o GLA.

Mentre l’olio di pesce ha un sacco di qualità benefiche, ci sono molte applicazioni possibili, e non tutte sono accurate, bisogna perciò essere cauti quando si leggono informazioni su questo olio utile. I produttori di olio di pesce hanno tentato il mercato come un rimedio per quasi tutto. Qui di seguito, esploreremo i vari, comprovati vantaggi di olio di pesce, alcuni dei quali sono basati su prove scientifiche concrete, mentre altri si basano su studi sugli animali solo.

Suggeriamo ai lettori di educare se stessi completamente prima di prendere una decisione informata, piuttosto che essere colpiti sia da propaganda negativa che positiva e in modo da assicurarsi le applicazioni benefiche dell’olio di pesce.

I diversi tipi di pesce che possono essere una buona fonte del suo olio sono lo sgombro, trota iridea, trota di lago, halibut, aringa, branzino, sardine, pesce spada, ostriche, tonno bianco, tonno rosso, tonno pinna gialla, rombo, sardine , alici e salmone. I più comuni tra questi per l’ottenimento di olio sono tonno bianco, aringa, sgombro, sardine, trota di lago e salmone. La qualità di olio di pesce dipende molto dal tipo di pesce da cui si recupera l’olio.

Ulteriori benefici attraverso i quali l’oliodi pesce influisce sulla salute

Perdita di peso: E ‘stato anche reso popolare come un aiuto per perdere peso. La ricerca condotta dal professor Peter Howe presso la University of South Australia ha dimostrato che l’olio di pesce migliora l’efficacia di esercizio nel tentativo di ridurre il peso. I volontari che hanno assunto l’olio di pesce nella loro dieta hanno mostrato una maggiore perdita di peso rispetto a coloro che non consumano regolarmente. Esercizio fisico combinato con l’olio ha un effetto positivo sulla forma del corpo e la composizione dei pazienti partecipanti.

Migliorata immunità: Si ritiene che il consumo regolare di olio di pesce aiuti a rafforzare il sistema immunitario, consentendo in tal modo a resistere l’insorgenza di malattie comuni come il raffreddore, tosse e l’influenza. Gli acidi grassi omega-3 presenti nell’olio di pesce rafforzano il sistema immunitario effettuando l’attività e la quantità di citochine e eicosanoidi presenti nel nostro corpo. I ricercatori hanno studiato l’effetto di farina di pesce e olio di pesce sul sistema immunitario dei suini e scoperto che l’olio di pesce ha aiutato nella crescita degli animali. Una ricerca simile condotta su topi a Taichung Veterans General Hospital, Taiwan, ha anche dato risultati positivi.

In sostanza, l’olio di pesce ha il potenziale per migliorare il sistema immunitario degli esseri umani, ma ancora una volta, sono necessarie ulteriori ricerche sugli esseri umani. L’olio di pesce è anche vantaggioso per i pazienti affetti da lupus, che è una malattia autoimmune caratterizzata dal sistema immunitario che attacca i propri organi e tessuti. Gli studi hanno anche dimostrato l’olio di pesce aiuta a ridurre la febbre associata, eruzioni cutanee e stanchezza.

Proprietà antinfiammatorie: olio di pesce è efficace nel ridurre l’infiammazione nel sangue e nei tessuti. Il consumo regolare di olio di pesce integratori, compresse, pillole e capsule è utile per coloro che soffrono di malattie infiammatorie croniche. L’olio di pesce è efficace nel trattamento dei disturbi gastrointestinali, la malattia celiaca, sindrome dell’intestino corto e malattia infiammatoria intestinale (IBD) tra cui il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, che sono entrambi i disturbi tipici dell’intestino. I pazienti affetti da morbo di Crohn spesso difficoltà ad assorbire le vitamine, grassi e integratori essenziali. supplementi di olio di pesce sono una dieta efficace per tali termini patients.In della colite ulcerosa, olio di pesce previene l’accumulo di leucotriene sul colon. La ricerca è stata condotta anche per aumentare la reputazione anti-infiammatori di olio di pesce, in particolare quando combinato con altri integratori alimentari e drugs.

Arthritis: L’olio di pesce è utile nel trattamento di artrite, reumatismi, sintomi di Raynaud e condizioni simili. Utilizzando l’olio di pesce può aiutare a ridurre la necessità di grandi dosi di FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei). Il Royal Adelaide Hospital e della University of Newcastle, entrambi i quali si trovano in Australia, hanno riferito che grandi quantità di olio di pesce hanno dimostrato effetti positivi sul trattamento di artrite. In caso di artrosi, olio di pesce può essere utile nel ridurre l’impatto degli enzimi che distruggono cartilage.However, dal momento che il dosaggio di olio di pesce richiesto per un effetto ideale nel miglioramento di un paziente è sconosciuto, il Centro di artrite presso il Dipartimento di Reumatologia alla John Hopkins University ritiene tra cui gli acidi grassi omega 3 e olio di pesce nel trattamento dell’artrite controversa. L’Università avverte, inoltre, che i pazienti con artrite devono stare attenti a tutti gli altri effetti collaterali che possono venire da utilizzare di olio di pesce. Si può leggere di più su artrite sul sito della Arthritis Foundation e l’artrite Center.

Depression e ansia: A causa della presenza di acidi grassi Omega 3, l’olio di pesce è stato promosso per alleviare la depressione, tristezza, ansia, irrequietezza, stanchezza mentale, lo stress, diminuzione del desiderio sessuale, tendenze suicide e altri disturbi nervosi. I ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland, Ohio, nella loro pubblicazione di ricerca dal titolo “oli di pesce e disturbo bipolare: una promettente ma testato trattamento”, affermano che l’olio di pesce può essere utile nella stabilizzazione dell’umore e il trattamento dei disturbi bipolari . È sorprendente, quindi, che si è trovato che i paesi in cui il pesce viene spesso consumato hanno una bassa incidenza di depressione. Allo stesso modo, la ricerca condotta sui prigionieri ha dimostrato che quando i prigionieri sono stati dati frutti di mare che contiene maggiore quantità di acidi grassi omega-3, c’è stato un calo significativo nel tasso di omicidi e la frequenza della violenza. L’assunzione di pesce è anche un buon rimedio per la depressione. I risultati di uno studio di ricerca suggerisce che il consumo di pesce può essere benefico per la salute mentale delle donne e ridurre il rischio di sviluppare la depressione nei disturbi women.

Benessere visivo: E ‘ben noto che l’olio di pesce ha la capacità di migliorare la visione. Aiuta anche a evitare la degenerazione maculare legata all’età. Il National Eye Institute presso il National Institute of Health negli Stati Uniti, prevede di condurre uno studio a livello nazionale per valutare l’effetto di olio di pesce nel trattamento della degenerazione maculare. Questo studio fornirà una forte evidenza scientifica per quanto riguarda i benefici dell’olio di pesce per la cura degli occhi, consentendo in tal modo le agenzie governative e ai medici di raccomandare con forza l’olio di pesce per la malattia maculare di degeneration.

Contro l’Alzheimer: una ricerca condotta presso l’Università di Stato della Luisiana ha dimostrato che gli acidi grassi sono efficaci nella trattamento del morbo di Alzheimer. Poiché l’olio di pesce è una delle migliori fonti di acidi grassi essenziali, tra cui EPA e DHA, aiuta nel trattamento del morbo di Alzheimer. Più ricerca condotta presso l’Università della California a Los Angeles (UCLA) convalida l’utilità di olio di pesce come un possibile rimedio per questa malattia. L’Associazione Alzheimer raccomanda di pesce contenente più alto contenuto di acidi grassi omega-3 per i pazienti in quanto agisce come una difesa contro la malattia di Alzheimer e dementia.ADHD o olio ADDFish ha la capacità per trattare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) a causa della sua alta concentrazione di acidi grassi. Se il bambino soffre di iperattività, dislessia, disprassia, incapacità di completare le attività, instabilità emotiva, l’atteggiamento esitante, scarsa coordinazione, capacità di attenzione brevi, debolezza memoria a breve termine, bassa concentrazione, tendenza a interrompere gli altri, imprudenza, la fretta, irruenza, impulsività, basso quoziente intellettivo, o disturbi di apprendimento, l’olio di pesce è un rimedio provato. La ricerca condotta presso la University of South Australia e CSIRO ha dimostrato che quando i bambini affetti da ADHD sono state somministrate dosi di olio di pesce e la sera capsule primula per 15 settimane, hanno mostrato significativi miglioramenti nel loro comportamento. Poiché la materia cervello è costituito da circa 60% di grassi, acidi grassi particolarmente essenziali come omega 3 e omega 6, aiuta a migliorare le funzioni del brain.Furthermore, si ritiene che l’olio di pesce è utile nel normale sviluppo del cervello, insieme a aiutare il vostro bambino concentrarsi sui loro studi. E ‘stato anche trovato che quando le donne in gravidanza sono dati regolari dosi di olio di pesce, i loro bambini mostrano una maggiore occhio mano coordination.

Cura della pelle: E’ grande per migliorare la condizione della pelle secca rendendola lucida e vibrante.

è utile nel trattamento di vari problemi della pelle come l’eczema, psoriasi, prurito, arrossamento della pelle, lesioni cutanee, ed eruzioni cutanee. In termini di psoriasi, l’EPA presenti nell’olio di pesce limita la crescita di agenti pro-infiammatori producendo acido arachidonico. Pertanto, l’olio di pesce può anche essere applicato localmente per ottenere sollievo dal consumo psoriasis.Regular di capsule di olio di pesce aiuta a ridurre la perdita di umidità dalla pelle. Si è anche affermato da alcune persone che l’olio aiuta a prevenire le scottature, ma la ricerca dietro tale affermazione non è verified.Acne: L’olio di pesce è un trattamento efficace per l’acne. EPA è noto per inibire la formazione di androgeni, che può influenzare la formazione di sebo nel follicolo pilifero, portando a acne.

Cura che aiuta contro il cancro: è utile nel ridurre la perdita di peso nei pazienti affetti da cancro al pancreas. I suoi integratori possono anche essere utile per i pazienti affetti da hyperlipidemia.Diabetes correlati al cancro: di tipo II pazienti diabetici sono inclini a malattie cardiovascolari come la malattia coronarica, aterosclerosi, e ictus. Come accennato in precedenza, è utile nel trattamento di vari problemi cardiaci. La ricerca condotta presso l’Università di Oxford ha dimostrato l’olio di pesce per essere utile nel ridurre i livelli di trigliceridi nei pazienti con diabete come well.Ulcers: La presenza di EPA e DHA in olio di pesce la rende utile in caso di ulcere causate da farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS).

Dovremmo noi sostituire gli oli di verdure con olio di pesce?

La risposta breve è no. Ci sono molti siti web che  avvisano le persone a smettere di mangiare gli oli vegetali e passare ad olio di pesce, al fine di aumentare l’assunzione di acidi grassi omega-3. Tuttavia, va notato che la maggior parte di questi siti prendono una polarizzazione verso olio di pesce per aumentare le vendite dei loro prodotti. L’olio di pesce è una buona fonte di omega-3 acidi grassi essenziali e deve essere consumato, ma questo non significa necessariamente che si dovrebbe sostituire completamente gli oli vegetali con olio di pesce.