Per quanto riguarda i pesci azzurri (nativi dei mari caldi di tutto il mondo presentanti una colorazione azzurro-verdastra) parliamo di una categoria generale che comprende sgombro ,tonno, sardina, aringa, acciuga, aguglia, alaccia, lanzardo, costardella, suro e spatola.

Mediamente si parla di un buon apporto di proteine, circa il 15%, un basso tasso di grassi, dal 5% al 21%, una discreta quantità di minerali e pochissimi carboidrati.

La carne dei tonni è ricca di capillari sanguigni, dunque adatta alle diete di natura proteica in quanto favorisce lo sviluppo e l’incremento dei tessuti muscolari, possiede inoltre un sapore ricco ed intenso. Comune nei mari del Mediterraneo, viene pescato sin dall’epoca dei Fenici ed è famoso da allora.

Parlando della componente lipidica, siamo al 21% circa, che dona il tipico sapore, sappiamo che il tonno rappresenta una fonte certa di omega3 preferibile più per costo che per qualità; paragonato ad altre tipologie di pesce, il tonno è tra le specie più ricche di metalli pesanti nocivi; vivendo a lungo ed essendo di taglia grande tende a nutrirsi di pesci più piccoli accumulando nel tempo un sempre più elevato numero di tossine e scorie.

Un consumo sporadico o moderato tuttavia non implica problematiche di sorta.

Un tipo di selezione nella metodologia con cui è conservato viene d’obbligo: in scatola al naturale o sott’olio, sotto-vuoto o fresco.

Inutile dirlo, fresco è meglio, specie se consumato in tempi brevi, previa marinatura abbinato ad una cottura lieve (scottato). Sotto vuoto o congelato sono metodologie altrettanto idonee, i grassi si mantengono evitando di alterarsi; ultima nota va alla conservazione in lattina: sott’olio, che spesso è di scarto o qualità inferiore, gli omega3 vengono sopraffatti quasi del tutto in favore degli omega6 e omega9, complice sia l’olio di conserva che il trancio utilizzato (Quello con maggiore grasso di tipo saturo).

Nel caso del tonno al naturale il quantitativo di sostanze grasse risulta basso dimostrandosi carente se preso come unica fonte di omega3 rendendo consigliabile un’integrazione esterna con capsule concentrate o olio di oliva a crudo.

Partendo da questi presupposti, per ottenere una buona dose di omega3 da questo tipo di pesce risulta chiara una preventiva strategia di acquisto ed una selezione accurata del taglio in questione.

Tra i pesci azzurri in generale, possiamo trovarne alcuni ricchi di grassi saturi come lo sgombro. Nonostante una presenza più invasiva di lipidi, tale pesce rappresenta una valida alternativa al tonno in quanto contiene un apporto calorico adeguato con la presenza di ottimi elementi nutritivi associati. Altra nota di merito va al tipo di vita media condotta dal pesce che, essendo più piccolo e meno longevo trattiene meno sostanze tossiche nelle carni.

Nella stessa fascia, si trovano le sardine, pesce azzurro per eccellenza, con un indice di grassi omega3 altissimo rispetto al resto della categoria.

Il valore calorico risulta modesto, l’apporto proteico adeguato; la parte grassa, se estratta, permette di ottenere un olio dall’alto potenziale “antirachitico”(utilissimo per evitare il deterioramento delle ossa e migliorarne la loro crescita in fase di sviluppo). Diversamente rispetto alle sardine, le acciughe sono, invece, rinomate non tanto per l’alto valore di omega3 quanto per la loro ricchezza in elementi minerali.

Conosciuto per essere alla base delle diete più famose o semplicemente per l’ottimo abbinamento con l’avocado, il salmone detiene un posto d’onore nella categoria dei pesci ricchi in “grassi buoni”. Fresco o affumicato, la percentuale di proteine risulta altissima (18%-25.4%, da considerare come una barretta media iperproteica sia intorno al 25%) e il tasso di grassi (12% fresco, 4.5% affumicato) adatto al largo consumo. Entrambe le modalità di assunzione rientrano a pieno titolo nella categoria dei cibi salutari, la variazione diviene limitante solo nei casi di diete estreme o rigidi periodi alimentari concedendo ai normali consumatori diversificazioni nel tipo di consumo.

Il salmone colpisce subito per le carni rossastre, le venature tipiche e la consistenza compatta. Il sapore tocca estremità culinarie dovute alle metodologie di cottura che possono accentuarne il sapore.

Consumato fresco, quasi il 60% dei suoi lipidi sono di natura insatura, dunque omega3, rendendolo una delle scelte più adeguate.

Va posta, anche in questo caso, molta attenzione poiché sul mercato è possibile trovare molti salmoni d’allevamento nutriti a mangimi di bassa qualità, inutile ribadirlo, la scelta più conveniente per la nostra salute ricade sul prodotto fresco e certificato.

Aragoste, canocchie, astici, scampi sono solo alcuni tra i più saporiti frutti del mare; i crostacei in genere sono una categoria contraddistinta dalla presenza di un carapace esterno fatto di chitina, al suo interno sono contenuti i vari organi vitali come cervello e stomaco.

Fanno parte della famiglia degli artropodi, tra i più evoluti è addirittura possibile trovare connessioni nervose complesse grazie ad uno sviluppo intensivo tra torace ed addome, due zone distinte dell’animale. Più il carapace è grosso, più la polpa al suo interno sarà ricca ed abbondante, l’alta composizione amminica in questa categoria comporta un veloce deterioramento dei loro tessuti causando un rapido irrancidirsi delle carni, motivo per il quale è vivamente consigliato consumarli subito. Quando si parla di acquistare questi costosi prodotti, viene naturale indagare al fine di valutarne la freschezza ma attenzione a non farsi ingannare! Molte specie si conservano fuori dall’acqua per alcuni giorni, ed ecco l’illusione del “prodotto appena pescato”. Possiamo vedere un costante brulicare di forme e colori manifestarsi dentro le ceste del mercato, dandone per scontato la genuinità ne siamo fortemente attratti. Qui sta l’illusione, credere nella freschezza inconsapevoli della strenua resistenza della creatura. Odore, colore ed integrità di arti e chele sono ulteriori segnali di freschezza del crostaceo. Acquistare in modo mirato e sostenibile permette di assorbire meglio le sostanze nutritive una volta digerite, così come acquistare aragoste o simili di dubbia qualità può provocare grandi problematiche a livello di salute. Sono proprio gli amminoacidi decomposti a creare e permettere la proliferazione batterica; l’azoto è una delle sostanze di scarto rintracciabili in seguito alla decomposizione dei macro nutrimenti con conseguente danno sia sul piano organolettico che nutrizionale. Nonostante le marcate diversità rispetto al pesce, uno sporadico consumo di tale prodotto ittico permette di assorbire sia omega3, che proteine e minerali, questi ultimi in particolare abbondanza. Presentano alti livelli di colesterolo e grassi saturi, in confronto agli acidi grassi, risultando maggiormente indicati in situazioni marginali rappresentate, ad esempio, da un basso tasso di sali o minerali nel corpo.

L’omega3 contenuto nei crostacei in termini di assimilazione con una nutrizione diretta risulta inferiore rispetto a quello di sintesi; una specie di crostaceo chiamato krill, non edibile dal corpo umano, può essere pescato e usato per estrarre un’ottima quantità di omega3 con elevato grado di purezza. Il krill è tipico dei mari norvegesi, se si indaga nello specifico è possibile notare come le popolazioni sviluppatesi presso locazioni a carattere ittico di tale zona del mondo cibandosi spesso del pescato abbiano sviluppato nel corso dei secoli strutture fisiche e corticali avanzate, in grado di tollerare climi aridi e dalle basse temperature. Come abbiamo visto in precedenza, essendo gli acidi insaturi veri e propri integratori e stimolanti per la crescita è possibile modificare l’intero apparato umano solo modificando il modo con il quale lo nutriamo.

Presi in considerazione e confrontati tra di loro, pesci e crostacei differiscono notevolmente per valori nutritivi, specie quando si parla di omega3. In una dieta equilibrata, dove alla base sono presenti attività fisica e comportamenti di consumo moderati verso alcolici e tabacchi, risulta molto importante porre come fonte principale di proteine e grassi pesci come il salmone, sardine e sgombro, con l’aggiunta di semi o di un solo cucchiaio d’olio a crudo al giorno, tralasciando possibilmente fonti ulteriori e meno pure di tali macronutrienti. Tonno e altri pesci azzurri di taglia grande infieriscono sulla presenza di elementi acidi nel sangue deteriorando con ulteriore velocità cuore, reni e fegato; da non fraintendere, come detto sopra, eventuali problematiche sono dovute da eccessi nei consumi di alimenti dannosi soltanto in minima parte (non è dunque dannoso consumare tonno di per sé, lo è l’eccesso, specialmente se usato come sostituto del pescato in generale).

Considerato quanto detto, aragoste e gamberi essendo ricchi di colesterolo poco si prestano ad un consumo assiduo, così come la categoria dei molluschi/crostacei in generale; limitarli permette di evitare l’accumulo di sostanze tossiche nel sangue derivate dall’eccesso lipidico saturo ed eventuali metalli pesanti, tipici di tutti gli animali marini, in particolare questa categoria poiché nutrendosi di alghe e plancton attraverso un processo di filtrazione branchiale sono predisposte a trattenere tali sostanze.

“Siamo quello che mangiamo “-Recita un famoso detto, ecco perché essere attenti e selettivi sugli alimenti permette di ottenere il massimo dal proprio corpo in termini di energia fisica e mentale; secondo recenti studi fatti da diverse università a carattere olistico il cibo rappresenta uno specchio d’acqua nel quale la nostra totalità si riflette mutando sulla base delle componenti nutrizionali tipiche dell’alimento. Non a caso molte malattie di carattere psichico sono correlate ad una dieta scorretta o disequilibrata basti pensare all’anoressia o alla bulimia; sembrerebbe che, se scelti con attenzione e cura, alcuni cibi sarebbero paragonabili a medicine vere e proprie : ecco perché la scelta di assumere nutrimenti come l’omega3 tramite semi o frutta secca sia più idonea piuttosto che tramite il consumo di molluschi o crostacei; il pesce essendo ancora “libero” rispetto agli animali da allevamento garantirebbe un’assunzione di principi nutritivi molto più pura e completa essendo esente da artefici umani.

Una ricerca recente ha dimostrato come bilanciando  gli omega3 sia possibile prevenire patologie quali la “depressione stagionale”, tipica nelle donne, in quanto la componente chimica degli acidi grassi combacia con alcuni requisiti indispensabili del corpo utili al fine di produrre una corretta sintesi degli ormoni corporei; anche nel caso delle malattie autoimmuni l’assunzione di una corretta dose di omega3 facilita la risposta anti-infiammatoria del corpo utile a prevenire stati degenerativi di tali malattie. Possiamo notare, in fine, come il successo nello sviluppo di vere e proprie civiltà sia stato possibile proprio grazie alla presenza di questo “magico” nutriente negli alimenti. Il popolo greco, quello romano, i lontani paesi nordici, la civiltà egiziana. Tra i successi del loro dominio imperiale è sicuramente indispensabile considerare il “come” e cosa mangiassero” rispetto ad altre etnie e popolazioni maggiormente svantaggiate da un punto di vista territoriale causa un difficoltoso reperimento degli alimenti (steppe o lande collinari hanno portato ad un maggiore consumo di grassi animali saturi poiché ricchi in termini di calorie, ma anche altamente dannosi per la longevità della vita umana media).

Alimentarsi in maniera corretta mantenendo una adeguata ripartizione di macronutrienti (Carboidrati 47,4% – Grassi 37,6% – Proteine 15% sul totale delle calorie giornaliere) e selezionando con criterio sia i luoghi di provenienza che la qualità dei cibi reperiti mostra come sia possibile limitare effetti dannosi al nostro organismo, in alcuni casi prevendo totalmente anche l’insorgere di malattie vere e proprie.

Abbandonando l’ottica del “riempire lo stomaco” appagando in maniera sterile il nostro appetito vorace, figlio della società post-industriale, possiamo letteralmente re-inventarci come individui: non solo come esseri più attivi e vigorosi in quanto esenti da malattie o sovrappeso ma anche come esseri fatti di anima e pensieri. Ripetendo ancora una volta “siamo quello che mangiamo”.

Liberi, creativi, attivi e volenterosi. Se possiamo essere fuori dai nostri schemi e dai binari che da sempre ci hanno guidato verso una becera soddisfazione del palato anziché una totale ed appagante anche per la mente, semplicemente cambiando quello che mettiamo nel piatto, perché non farlo? Ci costerebbe così poco se confrontato a che ci verrebbe a debito “risparmiando”.

Nutriamoci di libertà, nutrendoci di creature libere; non chiudiamo il nostro corpo sotto vuoto dentro una lattina; cioè che era prima in libertà continuerà ed esserlo dentro di noi, donandoci quella “leggiadria” che tanto amiamo.

Lo sapevi che…?

-Con “pesce azzurro” non si identifica una specifica categoria di pesci! Piuttosto che una tassonomia definita si fa riferimento ad una convenzione gruppale atta ad avvicinare pesci che non possiedono caratteristiche chimiche simili, se non d’aspetto.

-L’uso della frittura tradizionale è consigliato alle donne che soffrono di problemi ormonali in quanto gli ormoni responsabili delle fasi ovulatorie sono di tipo steroideo, dunque direttamente correlati alle catene insature di grassi che, in questo caso, ne stimolerebbero la produzione.

-Il pesce possiede un altissimo tasso di intossicazione, nel caso in cui sia avariato o rancido, in quanto la barriera gastro-intestinale risulta facilmente attraversabile dai batteri prodotti dalle reazioni di fermentazione.

-La marinatura effettuata con il limone permette l’attivazione delle sostanze nutritive del pesce ed essendo una cottura vera a propria permette di sanificare rendendo maggiormente edibile il consumo di pesce crudo.

-Il Merluzzo viene erroneamente identificato come pesce azzurro, nonostante non lo sia affatto; infatti vive nelle acque fredde e salate dell’emisfero settentrionale.

-I grassi insaturi producono ormoni detti eicosanoidi i quali a loro volta si suddividono in benefici (impediscono lì aggregazione delle piastrine, dilatano i vasi sanguigni e bloccano eventuali infiammazioni dei tessuti) e antagonisti (favoriscono la coagulazione e risposte infiammatorie).

-Gli acidi grassi, o grassi insaturi, sono composti da acido linoleico (omega6) e acido alfa-linoleico(omega3)

– La conservazione in lattina avviene attraverso un processo di surriscaldamento del metallo che permette di sigillarne il contenuto eliminando l’ossigeno. Senza ossigeno non c’è vita, un alimento conservato in questi termini è carente di sostanze nutritive se paragonato ad uno fresco o conservato tramite congelamento.Per quanto riguarda i pesci azzurri (nativi dei mari caldi di tutto il mondo presentanti una colorazione azzurro-verdastra) parliamo di una categoria generale che comprende sgombro ,tonno, sardina, aringa, acciuga, aguglia, alaccia, lanzardo, costardella, suro e spatola.

Mediamente si parla di un buon apporto di proteine, circa il 15%, un basso tasso di grassi, dal 5% al 21%, una discreta quantità di minerali e pochissimi carboidrati.

La carne dei tonni è ricca di capillari sanguigni, dunque adatta alle diete di natura proteica in quanto favorisce lo sviluppo e l’incremento dei tessuti muscolari, possiede inoltre un sapore ricco ed intenso. Comune nei mari del Mediterraneo, viene pescato sin dall’epoca dei Fenici ed è famoso da allora.

Parlando della componente lipidica, siamo al 21% circa, che dona il tipico sapore, sappiamo che il tonno rappresenta una fonte certa di omega3 preferibile più per costo che per qualità; paragonato ad altre tipologie di pesce, il tonno è tra le specie più ricche di metalli pesanti nocivi; vivendo a lungo ed essendo di taglia grande tende a nutrirsi di pesci più piccoli accumulando nel tempo un sempre più elevato numero di tossine e scorie.

Un consumo sporadico o moderato tuttavia non implica problematiche di sorta.

Un tipo di selezione nella metodologia con cui è conservato viene d’obbligo: in scatola al naturale o sott’olio, sotto-vuoto o fresco.

Inutile dirlo, fresco è meglio, specie se consumato in tempi brevi, previa marinatura abbinato ad una cottura lieve (scottato). Sotto vuoto o congelato sono metodologie altrettanto idonee, i grassi si mantengono evitando di alterarsi; ultima nota va alla conservazione in lattina: sott’olio, che spesso è di scarto o qualità inferiore, gli omega3 vengono sopraffatti quasi del tutto in favore degli omega6 e omega9, complice sia l’olio di conserva che il trancio utilizzato (Quello con maggiore grasso di tipo saturo).

Nel caso del tonno al naturale il quantitativo di sostanze grasse risulta basso dimostrandosi carente se preso come unica fonte di omega3 rendendo consigliabile un’integrazione esterna con capsule concentrate o olio di oliva a crudo.

Partendo da questi presupposti, per ottenere una buona dose di omega3 da questo tipo di pesce risulta chiara una preventiva strategia di acquisto ed una selezione accurata del taglio in questione.

Tra i pesci azzurri in generale, possiamo trovarne alcuni ricchi di grassi saturi come lo sgombro. Nonostante una presenza più invasiva di lipidi, tale pesce rappresenta una valida alternativa al tonno in quanto contiene un apporto calorico adeguato con la presenza di ottimi elementi nutritivi associati. Altra nota di merito va al tipo di vita media condotta dal pesce che, essendo più piccolo e meno longevo trattiene meno sostanze tossiche nelle carni.

Nella stessa fascia, si trovano le sardine, pesce azzurro per eccellenza, con un indice di grassi omega3 altissimo rispetto al resto della categoria.

Il valore calorico risulta modesto, l’apporto proteico adeguato; la parte grassa, se estratta, permette di ottenere un olio dall’alto potenziale “antirachitico”(utilissimo per evitare il deterioramento delle ossa e migliorarne la loro crescita in fase di sviluppo). Diversamente rispetto alle sardine, le acciughe sono, invece, rinomate non tanto per l’alto valore di omega3 quanto per la loro ricchezza in elementi minerali.

Conosciuto per essere alla base delle diete più famose o semplicemente per l’ottimo abbinamento con l’avocado, il salmone detiene un posto d’onore nella categoria dei pesci ricchi in “grassi buoni”. Fresco o affumicato, la percentuale di proteine risulta altissima (18%-25.4%, da considerare come una barretta media iperproteica sia intorno al 25%) e il tasso di grassi (12% fresco, 4.5% affumicato) adatto al largo consumo. Entrambe le modalità di assunzione rientrano a pieno titolo nella categoria dei cibi salutari, la variazione diviene limitante solo nei casi di diete estreme o rigidi periodi alimentari concedendo ai normali consumatori diversificazioni nel tipo di consumo.

Il salmone colpisce subito per le carni rossastre, le venature tipiche e la consistenza compatta. Il sapore tocca estremità culinarie dovute alle metodologie di cottura che possono accentuarne il sapore.

Consumato fresco, quasi il 60% dei suoi lipidi sono di natura insatura, dunque omega3, rendendolo una delle scelte più adeguate.

Va posta, anche in questo caso, molta attenzione poiché sul mercato è possibile trovare molti salmoni d’allevamento nutriti a mangimi di bassa qualità, inutile ribadirlo, la scelta più conveniente per la nostra salute ricade sul prodotto fresco e certificato.

Aragoste, canocchie, astici, scampi sono solo alcuni tra i più saporiti frutti del mare; i crostacei in genere sono una categoria contraddistinta dalla presenza di un carapace esterno fatto di chitina, al suo interno sono contenuti i vari organi vitali come cervello e stomaco.

Fanno parte della famiglia degli artropodi, tra i più evoluti è addirittura possibile trovare connessioni nervose complesse grazie ad uno sviluppo intensivo tra torace ed addome, due zone distinte dell’animale. Più il carapace è grosso, più la polpa al suo interno sarà ricca ed abbondante, l’alta composizione amminica in questa categoria comporta un veloce deterioramento dei loro tessuti causando un rapido irrancidirsi delle carni, motivo per il quale è vivamente consigliato consumarli subito. Quando si parla di acquistare questi costosi prodotti, viene naturale indagare al fine di valutarne la freschezza ma attenzione a non farsi ingannare! Molte specie si conservano fuori dall’acqua per alcuni giorni, ed ecco l’illusione del “prodotto appena pescato”. Possiamo vedere un costante brulicare di forme e colori manifestarsi dentro le ceste del mercato, dandone per scontato la genuinità ne siamo fortemente attratti. Qui sta l’illusione, credere nella freschezza inconsapevoli della strenua resistenza della creatura. Odore, colore ed integrità di arti e chele sono ulteriori segnali di freschezza del crostaceo. Acquistare in modo mirato e sostenibile permette di assorbire meglio le sostanze nutritive una volta digerite, così come acquistare aragoste o simili di dubbia qualità può provocare grandi problematiche a livello di salute. Sono proprio gli amminoacidi decomposti a creare e permettere la proliferazione batterica; l’azoto è una delle sostanze di scarto rintracciabili in seguito alla decomposizione dei macro nutrimenti con conseguente danno sia sul piano organolettico che nutrizionale. Nonostante le marcate diversità rispetto al pesce, uno sporadico consumo di tale prodotto ittico permette di assorbire sia omega3, che proteine e minerali, questi ultimi in particolare abbondanza. Presentano alti livelli di colesterolo e grassi saturi, in confronto agli acidi grassi, risultando maggiormente indicati in situazioni marginali rappresentate, ad esempio, da un basso tasso di sali o minerali nel corpo.

L’omega3 contenuto nei crostacei in termini di assimilazione con una nutrizione diretta risulta inferiore rispetto a quello di sintesi; una specie di crostaceo chiamato krill, non edibile dal corpo umano, può essere pescato e usato per estrarre un’ottima quantità di omega3 con elevato grado di purezza. Il krill è tipico dei mari norvegesi, se si indaga nello specifico è possibile notare come le popolazioni sviluppatesi presso locazioni a carattere ittico di tale zona del mondo cibandosi spesso del pescato abbiano sviluppato nel corso dei secoli strutture fisiche e corticali avanzate, in grado di tollerare climi aridi e dalle basse temperature. Come abbiamo visto in precedenza, essendo gli acidi insaturi veri e propri integratori e stimolanti per la crescita è possibile modificare l’intero apparato umano solo modificando il modo con il quale lo nutriamo.

Presi in considerazione e confrontati tra di loro, pesci e crostacei differiscono notevolmente per valori nutritivi, specie quando si parla di omega3. In una dieta equilibrata, dove alla base sono presenti attività fisica e comportamenti di consumo moderati verso alcolici e tabacchi, risulta molto importante porre come fonte principale di proteine e grassi pesci come il salmone, sardine e sgombro, con l’aggiunta di semi o di un solo cucchiaio d’olio a crudo al giorno, tralasciando possibilmente fonti ulteriori e meno pure di tali macronutrienti. Tonno e altri pesci azzurri di taglia grande infieriscono sulla presenza di elementi acidi nel sangue deteriorando con ulteriore velocità cuore, reni e fegato; da non fraintendere, come detto sopra, eventuali problematiche sono dovute da eccessi nei consumi di alimenti dannosi soltanto in minima parte (non è dunque dannoso consumare tonno di per sé, lo è l’eccesso, specialmente se usato come sostituto del pescato in generale).

Considerato quanto detto, aragoste e gamberi essendo ricchi di colesterolo poco si prestano ad un consumo assiduo, così come la categoria dei molluschi/crostacei in generale; limitarli permette di evitare l’accumulo di sostanze tossiche nel sangue derivate dall’eccesso lipidico saturo ed eventuali metalli pesanti, tipici di tutti gli animali marini, in particolare questa categoria poiché nutrendosi di alghe e plancton attraverso un processo di filtrazione branchiale sono predisposte a trattenere tali sostanze.

“Siamo quello che mangiamo “-Recita un famoso detto, ecco perché essere attenti e selettivi sugli alimenti permette di ottenere il massimo dal proprio corpo in termini di energia fisica e mentale; secondo recenti studi fatti da diverse università a carattere olistico il cibo rappresenta uno specchio d’acqua nel quale la nostra totalità si riflette mutando sulla base delle componenti nutrizionali tipiche dell’alimento. Non a caso molte malattie di carattere psichico sono correlate ad una dieta scorretta o disequilibrata basti pensare all’anoressia o alla bulimia; sembrerebbe che, se scelti con attenzione e cura, alcuni cibi sarebbero paragonabili a medicine vere e proprie : ecco perché la scelta di assumere nutrimenti come l’omega3 tramite semi o frutta secca sia più idonea piuttosto che tramite il consumo di molluschi o crostacei; il pesce essendo ancora “libero” rispetto agli animali da allevamento garantirebbe un’assunzione di principi nutritivi molto più pura e completa essendo esente da artefici umani.

Una ricerca recente ha dimostrato come bilanciando  gli omega3 sia possibile prevenire patologie quali la “depressione stagionale”, tipica nelle donne, in quanto la componente chimica degli acidi grassi combacia con alcuni requisiti indispensabili del corpo utili al fine di produrre una corretta sintesi degli ormoni corporei; anche nel caso delle malattie autoimmuni l’assunzione di una corretta dose di omega3 facilita la risposta anti-infiammatoria del corpo utile a prevenire stati degenerativi di tali malattie. Possiamo notare, in fine, come il successo nello sviluppo di vere e proprie civiltà sia stato possibile proprio grazie alla presenza di questo “magico” nutriente negli alimenti. Il popolo greco, quello romano, i lontani paesi nordici, la civiltà egiziana. Tra i successi del loro dominio imperiale è sicuramente indispensabile considerare il “come” e cosa mangiassero” rispetto ad altre etnie e popolazioni maggiormente svantaggiate da un punto di vista territoriale causa un difficoltoso reperimento degli alimenti (steppe o lande collinari hanno portato ad un maggiore consumo di grassi animali saturi poiché ricchi in termini di calorie, ma anche altamente dannosi per la longevità della vita umana media).

Alimentarsi in maniera corretta mantenendo una adeguata ripartizione di macronutrienti (Carboidrati 47,4% – Grassi 37,6% – Proteine 15% sul totale delle calorie giornaliere) e selezionando con criterio sia i luoghi di provenienza che la qualità dei cibi reperiti mostra come sia possibile limitare effetti dannosi al nostro organismo, in alcuni casi prevendo totalmente anche l’insorgere di malattie vere e proprie.

Abbandonando l’ottica del “riempire lo stomaco” appagando in maniera sterile il nostro appetito vorace, figlio della società post-industriale, possiamo letteralmente re-inventarci come individui: non solo come esseri più attivi e vigorosi in quanto esenti da malattie o sovrappeso ma anche come esseri fatti di anima e pensieri. Ripetendo ancora una volta “siamo quello che mangiamo”.

Liberi, creativi, attivi e volenterosi. Se possiamo essere fuori dai nostri schemi e dai binari che da sempre ci hanno guidato verso una becera soddisfazione del palato anziché una totale ed appagante anche per la mente, semplicemente cambiando quello che mettiamo nel piatto, perché non farlo? Ci costerebbe così poco se confrontato a che ci verrebbe a debito “risparmiando”.

Nutriamoci di libertà, nutrendoci di creature libere; non chiudiamo il nostro corpo sotto vuoto dentro una lattina; cioè che era prima in libertà continuerà ed esserlo dentro di noi, donandoci quella “leggiadria” che tanto amiamo.

Lo sapevi che…?

-Con “pesce azzurro” non si identifica una specifica categoria di pesci! Piuttosto che una tassonomia definita si fa riferimento ad una convenzione gruppale atta ad avvicinare pesci che non possiedono caratteristiche chimiche simili, se non d’aspetto.

-L’uso della frittura tradizionale è consigliato alle donne che soffrono di problemi ormonali in quanto gli ormoni responsabili delle fasi ovulatorie sono di tipo steroideo, dunque direttamente correlati alle catene insature di grassi che, in questo caso, ne stimolerebbero la produzione.

-Il pesce possiede un altissimo tasso di intossicazione, nel caso in cui sia avariato o rancido, in quanto la barriera gastro-intestinale risulta facilmente attraversabile dai batteri prodotti dalle reazioni di fermentazione.

-La marinatura effettuata con il limone permette l’attivazione delle sostanze nutritive del pesce ed essendo una cottura vera a propria permette di sanificare rendendo maggiormente edibile il consumo di pesce crudo.

-Il Merluzzo viene erroneamente identificato come pesce azzurro, nonostante non lo sia affatto; infatti vive nelle acque fredde e salate dell’emisfero settentrionale.

-I grassi insaturi producono ormoni detti eicosanoidi i quali a loro volta si suddividono in benefici (impediscono lì aggregazione delle piastrine, dilatano i vasi sanguigni e bloccano eventuali infiammazioni dei tessuti) e antagonisti (favoriscono la coagulazione e risposte infiammatorie).

-Gli acidi grassi, o grassi insaturi, sono composti da acido linoleico (omega6) e acido alfa-linoleico(omega3)

– La conservazione in lattina avviene attraverso un processo di surriscaldamento del metallo che permette di sigillarne il contenuto eliminando l’ossigeno. Senza ossigeno non c’è vita, un alimento conservato in questi termini è carente di sostanze nutritive se paragonato ad uno fresco o conservato tramite congelamento.