Omega 3 ADHD: Disturbo da deficit di attenzione e iperattività

Bambino in salute

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività: origini

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (acronimo ADHD) è un disturbo neurologico maggiormente comune nei bambini in età scolare e ha una prevalenza più alta nei maschi che nelle femmine.

È un disturbo dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente ed è caratterizzato, secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders’ (DSM V), da iperattività, impulsività e disattenzione.

È bene sottolineare che la maggior parte dei bambini e degli adolescenti, durante alcune fasi dello sviluppo, mostra una tendenza all’impulsività, all’iperattività o alla disattenzione. Per esempio, i bambini in età prescolare hanno tanta energia e sono sempre in movimento, così come molti adolescenti, attraversano una fase in cui rifiutano l’autorità e si mostrano disordinati, disorganizzati e disattenti; ma non per questo si possono classificare i primi come iperattivi ed i secondi come persone non in grado di controllare i propri impulsi, e pertanto affetti da ADHD.

Un ragazzino con questa sindrome non è semplicemente un bambino “troppo vivace” o che fa “impazzire” la maestra e i genitori con la sua esuberanza. Un bambino con ADHD soffre perché la sua iperattività incontrollabile lo isola, perché l’incapacità di mantenere l’attenzione gli preclude la possibilità di giocare con gli altri e, in primis, di imparare.

In Italia si stima che questo disordine dello sviluppo neuropsichico colpisca circa l’1% degli studenti fra i 6 e i 18 anni. Se non trattato, l‘ADHD può compromettere numerose aree dello sviluppo psichico e sociale del bambino, predisponendolo ad altre patologie psichiatriche e/o disagio sociale successivamente come depressione, alcolismo, tossicodipendenza e disturbo antisociale di personalità.

ADHD: sintomi

I sintomi di un bambino o ragazzo affetto da ADHD comprendono le 3 diverse tipologie, ovvero sintomi di iperattività, impulsività e disattenzione.

I sintomi dell’iperattività comprendono:

  • muovere con irrequietezza mani e piedi e dimenarsi sulla sedia;
  • muoversi e saltare dappertutto in modo eccessivo;
  • difficoltà a rimanere seduto quando viene richiesto;
  • difficoltà a giocare in tranquillità;
  • parlare e chiacchierare troppo.

I sintomi dell’impulsività:

  • rispondere alle domande prima che essere vengano concluse;
  • interrompere gli altri mentre parlano;
  • avere problemi a rispettare il proprio turno;
  • intromettersi nei giochi altri.

I sintomi della distraibilità:

  • non prestare attenzione ai particolari;
  • difficoltà a mantenere a lungo l’attenzione durante il gioco o durante un compito;
  • difficoltà a seguire le istruzioni o a portare a termine dei compiti;
  • essere facilmente distraibile da stimoli esterni;
  • difficoltà ad organizzare le proprie attività;
  • perdere frequentemente degli oggetti nelle attività a casa o a scuola.

ADHD: test per bambini

Bambino malato

Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare, a sproposito, del disturbo da deficit di attenzione e iperattività per bambini molto attivi o vivaci, ma nella maggior parte nessuno di loro è realmente affetto da questa patologia.

È troppo superficiale e semplicistico etichettare così un bambino solo per una frizzante vivacità, che spesso è più connessa alla richiesta di maggiori attenzioni o nuovi stimoli piuttosto che spia di patologie come quella trattata in questo post.

Proprio per questo, il Prof. Cesare Cornoldi e il suo gruppo hanno creato un test/questionario che permette di capire con che probabilità il bambino può avere l’ADHD. Il test può essere eseguito per bambini che vanno dai 3 anni ai 10-11 anni, perché basato su comportamenti di bambini di scuola elementare.

Generalmente, il disturbo insorge intorno ai 3-4 anni e si modifica, a volte aggravandosi, in situazioni come l’ingresso nella scuola elementare e con la maggior complessità dei compiti scolastici, che necessitano nuove ed enormi difficoltà da fronteggiare per il bambino affetto da ADHD.

Durante la preadolescenza, l’iperattività tende a diminuire ma può venire parzialmente sostituita da un’agitazione interna, portando il ragazzino a mostrarsi insofferente, impaziente e con una scarsa capacità di mantenere le amicizie.

Con il test seguente, il genitore deve stabilire la frequenza con cui avvengono i comportamenti descritti dando un punteggio da 0 a 3.

  1. Incontra difficoltà nell’esecuzione di attività che richiedono una certa cura
  2. Spesso, a tavola o sulla scrivania, si agita con le mani o i piedi o si dimena sulla seggiola
  3. Incontra difficoltà nel mantenere l’attenzione sui compiti o sui giochi in cui è impegnato interrompendosi ripetutamente e passando da un’attività all’altra
  4. Non riesce a stare seduto quando le circostanze lo richiedono
  5. Quando gli si parla non sembra ascoltare
  6. Manifesta un’irrequietudine interna correndo e arrampicandosi dappertutto
  7. Non esegue ciò che gli viene richiesto o fatica a portarlo a compimento
  8. Incontra difficoltà a impegnarsi in giochi o attività tranquille
  9. Incontra difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle sue attività
  10. È in movimento continuo come se avesse ”argento vivo” addosso
  11. Evita o è poco disposto a impegnarsi in attività che richiedono uno sforzo continuato
  12. Non riesce a stare in silenzio; parla eccessivamente
  13. Non tiene in ordine le proprie cose e di conseguenza le perde
  14. Risponde precipitosamente
  15. Viene distratto facilmente da stimoli esterni
  16. Incontra difficoltà ad aspettare il suo turno
  17. Trascura o dimentica le incombenze o di fare i compiti
  18. Spesso interrompe o si comporta in modo invadente con altre persone impegnate in una conversazione

A questo punto bisogna sommare separatamente i punteggi degli item pari e di quelli dispari. Se in corrispondenza degli item dispari il punteggio è superiore a 14, il bambino ha buone probabilità di presentare problemi di attenzione; se il totale degli item pari è superiore a 14, probabilmente, ci saranno problemi di iperattività e impulsività.

Sottolineamo che, comunque, per sapere se un bambino soffre veramente del disturbo da disattenzione e iperattività questo test non è certo sufficiente, ma è necessario un controllo medico approfondito, fondamentale per capire tutti gli aspetti che preoccupano maggiormente il bambino, a partire dalla vita familiare, per capire se può essere collegata ai comportamenti e possibili disagi del bambino.

ADHD: cura

I bambini affetti da disturbo da disattenzione e iperattività possono essere sottoposti a terapie farmacologiche o psicologiche, ma la maggioranza dei neuropsichiatri ritiene che l’efficacia maggiore si abbia con una cura che combini i due tipi di trattamenti.

  • Cure con i farmaci. l’Agenzia italiana Del Farmaco ha autorizzato due principi attivi per la cura dell’ADHD: il Metilfenidato (Ritalin) e l’Atomoxetina (Strattera).
  • Terapia psico-comportamentale: include un ciclo di incontri di parent training (svolto in gruppo o singolarmente, in base alle caratteristiche dei genitori) e la consulenza agli insegnanti. Il parent training è composto da cicli di almeno dieci sedute che includono una serie di informazioni sull’ADHD e altre attività formative relative alla comprensione del problema e l’applicazione di strategie comportamentali. La consulenza agli insegnanti include quattro incontri, in cui osservare e comprendere le caratteristiche del bambino per diventare capaci di modulare le richieste degli insegnanti e ridurre i comportamenti disfunzionali del bambino con ADHD.

ADHD: anche negli adulti?

La diagnosi di ADHD in età adulta pone alcune difficoltà, in quanto i sintomi dell’ADHD sono più variabili rispetto all’età evolutiva e possono sovrapporsi con gli eventuali disturbi correlati. Inoltre, è solo negli ultimi anni che sono stati sviluppati specifici strumenti diagnostici per gli adulti.

Sta crescendo, inoltre, il dibattito sul fatto che la divisione in parti dei sintomi dell’ADHD in disattenzione/iperattività/impulsività sia adeguata anche per l’ADHD negli adulti: diversi studi hanno mostrato, infatti, che queste tre caratteristiche non rimangono stabili nel tempo e siano connesse all’età.

Gli Omega 3 e dove trovarli

Gli Omega-3 sono un tipo di acidi grassi polinsaturi contenuti nel pesce, ma anche in alcuni semi e frutta fresca: si tratta di elementi essenziali per il corretto funzionamento del nostro organismo.

Questi acidi grassi, infatti, si trovano o come componenti fondamentali del sistema nervoso, o circolanti nel sangue, intervengono nelle infiammazioni e ci proteggono dalla possibile insorgenza di malattie cardiovascolari, facendo diminuire sia il livello di trigliceridi che la possibilità di aggregazione delle piastrine (rischio di trombosi).

Inoltre, incidono sulla fluidità del sangue, sull’elasticità delle cellule e abbassano il colesterolo “cattivo” (l’LDL), senza però aumentare quello “buono” (l’HDL).

Il pesce azzurro (come salmone, gli sgombri e le s) è particolarmente ricco di Omega-3 a catena lunga, mentre la frutta secca in guscio contiene omega-3 a più breve catena, che necessita di allungamento da parte dell’organismo.

Il pesce d’allevamento potrebbe avere un contenuto differente di Omega-3 rispetto al pesce in acque libere: in quest’ultima tipologia, il pesce si nutre di plancton o di altri pesci che, a loro volta, contengono omega-3 e, quindi, ne mantengono i valori nutrienti e benefici; i pesci d’allevamento, al contrario, sono abitualmente nutriti con mangimi e, di conseguenza, il loro contenuto in omega-3 dipende dalla tipologia del mangime utilizzato.

Omega 3 e ADHD, disturbo da deficit di attenzione e iperattività

Capsule olio di fegato di merluzzo

Attraverso gli Omega 3 si può aiutare anche chi soffre del disturbo da deficit di attenzione e iperattività

Uno studio condotto dall’Università olandese di Utrecht e pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology, infatti, evidenzia che mangiare alimenti arricchiti con Omega-3 potrebbe migliorare l’attenzione dei bambini, anche di quelli con ADHD.

Gli esperti hanno coinvolto due gruppi di bambini e ragazzini di 8-14 anni (tutti maschi), parte dei quali con una diagnosi di ADHD. Poi i ricercatori hanno prescritto a metà del campione di mangiare 10 grammi al giorno di margarina addizionata di Omega-3 e, alla restante metà del campione, 10 grammi di normalissima margarina. Dopo alcuni mesi, al follow-up, è emerso che i bambini che avevano consumato la margarina con integrazione di Omega-3 mostravano un miglioramento della soglia d’attenzione. Il miglioramento era visibile sia sui bambini con diagnosi di ADHD, sia sui coetanei sani.

Recentemente, una metanalisi (analisi di diverse ricerche) ha individuato 25 studi che riguardano l’efficacia degli Omega 3 sui sintomi dell’ADHD. Alcuni di questi risultati di questi studi sono contraddittori ma, in generale, si mostra la prova di un trattamento positivo dei sintomi.

La tollerabilità alla supplementazione era alta e non sono stati segnalati effetti collaterali. Inoltre, è emerso che il dosaggio di farmaci potrebbe essere ridotto se usato in combinazione con gli integratori di Omega 3.

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