Acidi grassi polinsaturi Omega 3

É stato dimostrato che un maggiore consumo di acidi grassi polinsaturi omega3 abbassa il rischio di malattie coronariche, altre malattie cardiovascolari ed alcune malattie croniche.

Piu’ di dieci anni fa l’American Heart Association consigliava alle persone non affette da malattie coronariche il consumo di pesce grasso due volte la settimana,o in alternativa l’assunzione di 500 mg di EPA/DHA.Alle persone con malattie coronariche si consigliava invece di assumere 1 g al giorno di EPA/DHA.

Per quanto riguarda l’acido alfa linoleico (ALA)  si suggeriva genericamente di includere nella dieta oli vegetali che ne contenessero, senza specificarne la quantità’.Gli effetti cardioprotettivi degli omega3 venivano attribuiti soprattutto ad EPA e DHA ottenuti dal pesce,grazie anche alle numerose prove a sostegno fornite da studi di coorte e sperimentazioni cliniche controllate,ma in anni recenti c’è stato un aumento costante di studi che supportano i benefici specifici per la salute anche dell’ ALA.

L’acido alfa linoleico e’ un acido grasso essenziale per il corpo umano, che però’ il nostro organismo non sintetizza, e deve quindi essere assunto con il cibo.

Fonti di ALA sono oli vegetali come l’olio di canola e quello di soia, e semi e frutta secca come i semi di lino,di chia e le noci.Nel corpo esso viene trasformato dagli enzimi in acidi grassi omega3 a catena più’ lunga, compresi EPA e DHA. Parte dei benefici per la salute dell’ALA e’ attribuibile solo in misura limitata a questa trasformazione,che oltretutto ha efficienza di conversione estremamente bassa.

E’ quindi importante studiare più’ a fondo in che cosa consistano gli effetti salutari dell’ALA, anche perché le fonti vegetali di omega3 possono essere una scelta più’ sostenibile rispetto al consumo di pesce grasso o agli integratori a base di olio omega 3 di pesce che vengono consigliati di solito.L’ALA e’ anche una valida alternativa per tutte le persone che evitano di consumare pesce perché’ non lo gradiscono,o perché’ sono preoccupati per la tossicità’ del mercurio,oppure perche’ vegetariani.

Lo scopo di questo studio e’ presentare le prove fornite da studi recenti relative alla relazione tra ALA, malattie cardiovascolari,il diabete di tipo 2 e il rischio di fratture.

Riassumendo,sembra che l’ALA offra protezione contro le malattie cardiovascolari. Gli studi che supportano questa associazione protettiva non sono numerosi quanto quelli dedicati agli acidi grassi derivati dal pesce,ma sono in aumento costante.Mancano inoltre studi prospettici focalizzati sui vari sottotipi di malattie cardiovascolari per poter trarre delle conclusioni definitive.

L’ALA potrebbe effettivamente abbassare il rischio di malattie cardiovascolari, di fratture (anche nelle donne in post menopausa) e di ammalarsi di diabete di tipo 2, ma per avere una spiegazione più’ precisa dei meccanismi coinvolti si dovranno fare molte altre sperimentazioni cliniche controllate per la prevenzione sia primaria che secondaria.

Finché non ci saranno elementi più’ concreti non sarà’ possibile dare dei consigli specifici per la prevenzione.

Comunque, considerando che la sostenibilità’ delle fonti marine di omega3 e’ motivo di preoccupazione, e che invece le piante ricche di AHA sono più’ abbondanti, si può’ genericamente consigliare di consumarne in misura maggiore,indipendentemente dal consumo di pesce.

 

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