Unione dell’integrazione del DHA rispetto alle diverse fasi dell’Alzheimer con l’apolipoproteina e ε4 vettoriali

Perché è importante

L’apolipoproteina E ε4 (denominata, scientificamente parlando, con la sigla APOE4) allele identifica una grande ed unica popolazione che si trova a correre un rischio significativo per lo sviluppo di malattia di Alzheimer (nota in campo scientifico con l’abbreviazione AD, che sta per Alzheimer Disease).

L’acido docosahecsenico (noto in campo scientifico con l’abbraviazine DHA) è un acido grasso essenziale dell’omega – 3, che risulta essere fondamentale per la formazione di sinapsi neuronali e per dare una maggiore fluidità alla membrana del cervello.

Gli studi di tipo osservazionale hanno associato l’assunzione di omega-3, che dunque include anche l’acido docosahecsenico, ad un rischio piuttosto ridotto relativamente all’incidenza della malattia di Alzheimer. Al contrario, le sperimentazioni cliniche randomizzate degli acidi grassi omega – 3 hanno dato diversi risultati, quasi tutti però si sono rivelati essere misti e incoerenti.

Le interazioni tra acido docosahecsenico, l’apolipoproteina E di genotipo ε4 e la fase dei cambiamenti patologici relativi alla malattia di Alzheimer possono spiegare questo genere di risultati misti dell’aggiunta supplementare di acido docosahecsenico (DHA) riportata nei diversi studi.

il DHA è l'acido grasso più antinfiammatorio di tutti e tre gli Omega 3

Osservazioni

Sebbene diversi studi clinici randomizzati riguardo l’uso di omega-3 in pazienti sintomatici con malattia di Alzheimer hanno avuto dei risultati negativi, i numerosi studi osservazionali e clinici sull’assunzione di omega – 3 nella fase di pre – perdita mnemonica tipica della malattia di Alzheimer suggeriscono che l’integrazione di omegA-3 può rallentare la diminuzione della memoria precoce nei soggetti con un’apolipoproteina E4 di tipo vettoriale.

Sono  diversi i meccanismi attraverso i quali l’allele dell’apoilipoproteina E4 potrebbero alterare o variare la consegna dell’acido docosahecsenico al cervello, e questi meccanismi  possono anche essere suscettibili di un’aggiunta, ovvero di un supplemento, di acido docosahecsenico nelle fasi di pre-demenza classiche di chi soffre della malattia di Alzheimer.

Mettendo in evidenza un tipo di catabolismo accelerato per quanto riguarda l’acido docosahecsenico (come, ad esempio, l’attivazione di fosfolipasi e delle diverse vie di ossidazione), si potrebbe arrivare a spiegare la mancanza di efficacia dell’aggiunta, o meglio ancora dell’integrazione dell’omega-3 nella demenza caratteristica di tutti i soggetti che si trovano ad essere affetti dalla malattia di Alzheimer.

L’associazione del miglioramento cognitivo con un supplemento ulteriore dell’acido docosahecsenico risulta essere estremamente utile, ma non nella fase della demenza presente nei malati di Alzheimer, dove si suggerisce che l’integrazione già precedente di omega 3, dai notevoli benefici, può andare a ridurre il rischio, o, se non altro, ritardare l’inizio dei sintomi della malattia di Alzheimer nei portatori dell’apolipoproteina E4.

I recenti progressi che si sono ottenuti nell’immagine cerebrale possono contribuire a identificare la tempistica ottimale per delle future sperimentazioni cliniche relative all’acido docosahecsenico.

Conclusioni e relazioni

L’integrazione dell’acido docosahecsenico ad alto dosaggio sull’apolipoproteina di tipo vettoriale E4 prima dell’insorgenza della demenza tipica della malattia di Alzheimer può essere un approccio promettente ed utile per ridurre l’incidenza della malattia stessa.

Dato il profilo di sicurezza, la disponibilità e la convenienza dei supplementi di acido docosaesaenoico, è stata rafforzata la raffinazione di un’aggiunta di omega – 3 nei portatori dell’apolipoproteina E4.

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