La forma idrossilata del DHA modifica la composizione lipidica del cervello in un modello di Alzheimer, migliorando funzione motoria, comportamentale e sopravvivenza

Siamo andati a confrontare l’effetto dell’acido grasso dell’omega-3 (a volte caratterizzato dall’abbraviazione in ω – 3) che viene comunemente usato, dell’ acido etil – etilico di tipo docosaesanoico (anch’esso caratterizzato dalla sigla specifica DHA – EE) e del suo annesso DHA – idrossilato (rispondente alla sigla DHA-H) rispetto alla composizione lipidica del cervello, al comportamento e alla durata media della vita.

Tutto questo è stato fatto andando a prendere in considerazione un nuovo modello umano di tipo transgenico, noto con il nome scientifico di  rosophila melanogaster, considerata quasi come una specie di variante della malattia di Alzheimer (caratterizzata, come sempre, dall’utilizzo della sigla AD, ovvero Alzheimer Disease).

il DHA è l'acido grasso più antinfiammatorio di tutti e tre gli Omega 3

Grazie a degli esperimenti che sono stati condotti su delle mosche, prese in considerazione per alcune loro caratteristiche simil transgeniche, si è riusciti a notare subito la presenza di sostanze che si trovano anche nel corpo umano, come  Aβ42 e tau, e si è arrivati a notare che la sovra espressione di questi specifici transgeni umani, che, ad un’analisi più accurata, si trovano nel CNS di queste mosche, ha messo in evidenza come si arrivi ad avere dei progressivi difetti nella funzione motoria (un tipo di variazione per difetto che va a prendere anche il nome di “comportamento antigenotossico”); questo tipo di difetto e, dunque, di variazione genetica subita, va inevitabilmente a ridurre la durata della vita dell’animale.

Qui si è voluto dimostrare che sia l’acido etil – etilico di tipo docosaesanoico che l’acido idrossilato vanno a creare un aumento nelle specie di acidi grassi a catena lunga (≥ 18 C) presenti nelle teste delle mosche, cosa resa valida anche se solo l’acido idrossilato arriva a produrre un picco cromatografico sconosciuto che, nello specifico, corrispondeva ad un lipide non idrossilato.

Si tratta di una variazione minima all’interno della struttura chimica, ma ha una valenza fondamentale dal punto di vista della formazione della malattia di Alzheimer, quasi a voler dire che una piccola variazione può portare dei gravi scompensi cognitivi all’individuo.

molecole

Inoltre, solo il trattamento con l’acido idossilato ha impedito che ci fosse una crescita ancora maggiore di un comportamento anormale, ed ha migliorato in maniera molto significativa la durata di vita media di queste mosche transgeniche.

Questi benefici provocati dall’acido idrossilato sono stati poi confermati nella creazione di un modello ben caratterizzato e già testato su un topo transgenico con la specifica caratteristica di PS1 / APP, e dunque con una maggiore somiglianza alla malattia di Alzheimer (si trattava di topi con caratteristiche 5xFAD), ed apparteneva a quell’insieme di topi che sviluppano dei difetti nell’apprendimento spaziale e nella memoria, nonché dei particolari deficit di comportamento.

Sembra che, quindi, la modulazione della composizione lipidica del cervello da acido idrossilico (DHA – H) possa avere effetti riparatori sulla neuro degenerazione associata alla malattia di Alzheimer. Questo articolo fa inoltre parte di un tema speciale intitolato: “Terapia lipidica a membrana: Biomembrane per il targeting dei farmaci da Pablo Escríba-Ruíz.”

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