Omega 3 Diabete

Diabete di tipo 1 e 2 e le possibili cure con Omega 3

L’uomo può essere il capitano del suo destino, ma anche vittima della sua glicemia (Wilfrid G. Oakley)

Glicemia alta: hai il diabete?

La glicemia indica la concentrazione di glucosio e zucchero nel sangue e viene misurata con un semplice prelievo di sangue. La sua misurazione è molto importante poiché consente di analizzare il corretto funzionamento del sistema metabolico. Un valore compreso tra 70 e 99 mg/dl indica che, nel nostro sangue, c’è abbastanza nutrimento per mantenere sane e funzionali le cellule dell’organismo.

Il valore della glicemia può variare molto durante la giornata, aumentando dopo i pasti, ed è per questo che le analisi del sangue vengono eseguite a ‘stomaco vuoto’.

A digiuno

  • Un valore compreso tra 70 e 99 mg/dl è un valore ottimale
  • Un valore compreso tra 100 e 125 mg/dl è tipico dei soggetti con intolleranza glucidica pre-diabetica
  • Un valore superiore a 126 mg/dl indica la possibilità di una malattia diabetica.

Il corpo umano possiede un sistema di regolazione intrinseco che consente di mantenere la glicemia abbastanza costante durante tutta la giornata, ma se il suo valore supera i 200mg/dl esso è da considerarsi un possibile segno di malattia diabetica.

Il diabete è una malattia ad andamento cronico, caratterizzata da elevati livelli di glucosio (zuccheri) nel sangue. Il termine diabete deriva dal greco ‘diabetes’ e viene tradotto con il termine ‘passare attraverso’ poiché uno dei segni clinici caratteristici di tale patologia è la presenza di zucchero nei reni e nelle urine.

Essa è la più nota malattia metabolica e la sue insorgenza è legata ad alterazioni a carico dell’insulina.

L’insulina è un ormone anabolico prodotto dal pancreas, ed è indispensabile per il metabolismo degli zuccheri: quando il livello di glucosio nel sangue è troppo alto, viene prodotta l’insulina che ha lo scopo di abbassare la glicemia grazie a specifici processi metabolici e cellulari.

Se il pancreas non è in grado di produrre la giusta quantità di insulina, o se le cellule non rispondono alla sua presenza, ci sarà una condizione in iperglicemia caratterizzata da livelli di glucosio più alti del normale che favoriscono la comparsa del diabete.

Tipoligie di diabete

Esistono varie tipologie di diabete ed a tal proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) insieme all’American Diabetes Association (ADA) nel 1997 ha redatto una nuova classificazione in vigore ancora oggi.

Questa classificazione distingue tre tipologie principali di diabete:

  1. Diabete mellito di tipo 1
  2. Diabete mellito di tipo 2
  3. Diabete gestazionale

A cui poi si aggiunge un’altra patologia, che si distingue per cause e sintomi: il diabete insipido.

Ora spiegheremo, nel dettaglio, queste differenti tipologie.

Diabete mellito di tipo 1

Il 10% dei casi di diabete sono di tipo 1.

Essa è una malattia di tipo autoimmune poiché il sistema immunitario non riconosce le cellule beta come cellule appartenenti all’organismo e pertanto le attacca. Come reazione a questa attività, la produzione di insulina dal pancreas viene fortemente ridotta ed i valori glicemici sono molto elevati. Sono, infatti, proprio le cellule beta a produrre l’insulina e controllare il processo che regola l’ingresso e l’utilizzo del glucosio nelle cellule. Questo tipo di diabete si manifesta solitamente a partire dall’infanzia o durante l’adolescenza.

I principali sintomi del diabete mellito di tipo 1 sono:

  • Aumento della minzione
  • Fame e sete eccessiva
  • Dimagrimento di peso immotivato

Alla base del diabete mellito di tipo 1 c’è sicuramente una causa genetica, anche se non necessariamente ereditaria. La malattia è cronica ed irreversibile, pertanto i pazienti con diabete di tipo 1 devono essere trattati con terapia farmacologia e diventano insulino dipendenti: dovranno assumere, quotidianamente e per tutta la vita, una dose di insulina prima dei pasti.

Diabete mellito e le possibili cure con gli Omega 3

Diabete mellito di tipo 2

Essa la forma più comune di diabete poiché rappresenta il 90% dei casi. Il suo esordio è più tardivo rispetto al tipo 1 e si manifesta solitamente intorno ai 40 anni d’età colpendo i soggetti obesi o sovrappeso.

Nel diabete mellito di tipo 2 l’iperglicemia, ovvero l’incremento dei livelli di glucosio nel sangue, è causata da due fattori:

  1. Da un deficit di secrezione dell’insulina, per cui non viene prodotta una dose sufficiente di insulina per soddisfare il fabbisogno giornaliero
  2. Da insulino resistenza, per cui l’insulina prodotta non è in grado di agire in maniera soddisfacente. Alla base di questo problema vi sarebbe l’incapacità di alcuni organi di rispondere all’azione dell’insulina, che normalmente consente l’ingresso del glucosio nelle cellule. Il glucosio rimarrebbe così sciolto nel sangue aumentandone la glicemia. Per superare questa resistenza, solitamente, il pancreas aumenta la produzione dell’insulina, ma questa iperfunzione porta poi ad un esaurimento; per cui il pancreas produce progressivamente sempre meno insulina.

Questi due fattori possono essere entrambi presenti o presentarsi separatamente e successivamente.

Alla base del diabete di tipo 2 sembrano esserci sia fattori di predisposizione genetica, sia di caratteristiche ambientali quali uno stile di vita sedentario, un’alimentazione poco equilibrata o lo stress.

I principali sintomi del diabete mellito di tipo 2 sono:

  • Costante sensazione di stanchezza
  • Aumento della minzione, anche notturna
  • Sete inusuale
  • Perdita di peso immotivata
  • Difficoltà visive (sensazione di offuscamento)
  • Lenta guarigione in caso di ferite

In genere l’iperglicemia si sviluppa in modo graduale, senza manifestare sintomi chiari ed evidenti, e pertanto la presenza di diabete di tipo 2 può essere rilevata anche dopo molti anni dal suo esordio

Diabete gestazionale

Il diabete gestazionale è una condizione transitoria che si manifesta durante la gravidanza e che tende a sparire al suo termine, che presenta sintomi poco evidenti che, quindi, spesso vengono trascurati e colpisce l’8% delle donne incinte.

Questi sintomi sono:

  • Aumento ingiustificato della sete
  • Frequente bisogno di urinare
  • Infezioni quali cistiti e candidosi frequenti
  • Perdita di peso
  • Disturbi alla vista

Nonostante sia una condizione transitoria, il suo riconoscimento e la sua cura sono fondamentali poiché le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare, in futuro, il diabete di tipo 2.

L’intervento curativo avviene solitamente tramite una dieta finalizzata a:

  • garantire il giusto apporto calorico necessario per la crescita del feto,
  • a preparare l’organismo materno alla nascita ed all’allattamento
  • ad evitare valori anomali di glicemia nel sangue della madre.

Diabete insipido

Questa patologia rara è molto diversa da quelle elencate fino ad ora.

Essa si manifesta con una sete insaziabile e una diuresi eccessiva ma, a differenza del diabete mellito, questi sintomi non sono la conseguenza di un cattivo funzionamento dell’insulina ma, bensì, dovuti ad un’alterazione dell’ormone vasopressina detto anche ormone antidiuretico. La vasopressina è un ormone prodotto dall’ipotalamo e dall’ipofisi superiore che agisce a livello ormonale stimolando il riassorbimento di acqua ed opponendosi alla diuresi.

Nel diabete insipido la mancata produzione di questo ormone porta a produrre grandi quantità di urina.

Se la produzione dell’ormone vasopressina è scarsa si parla di diabete insipido centrale (ADH sensibile) e può venir corretto con la somministrazione di vasopressina, mentre se la produzione dell’ormone è assente si parla di diabete insipido nefrogenico (ADH insensibile).

Diffusione del diabete

Tra le patologie croniche, il diabete è quello che si sta diffondendo sempre più rapidamente tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che, entro il 2025, il numero di persone colpite possa addirittura raddoppiare! Anche in Italia la diffusione della malattia è aumentata, raggiungendo il 4,8% della popolazione con picchi del 5,5% nel Sud Italia e nelle isole: nel nostro Paese, quindi, ci sono circa 2,9 milioni di persone diabetiche!

Ma quanto si potrebbero abbassare queste percentuali se si facesse prevenzione? Impossibile dirlo con certezza, ma è certo è che un corretto stile di vita, una buona alimentazione e attività fisica regolare ridurrebbero notevolmente il rischio di sviluppo della patologia, in particolare del diabete mellito di tipo 2.

Diabete: dieta ed alimentazione

Dieta dimagrante

La cura fondamentale per il diabete è rappresentata da un’alimentazione sana e ben bilanciata.

Grazie al controllo della dieta, si possono controllare anche i livelli di zucchero nel sangue evitando di chiedere al pancreas uno sforzo eccessivo per produrre una maggiore quantità di insulina.

Occorre sottolineare che la dieta ideale per il diabete non è affatto complessa o restrittiva, e l’elemento da valutare più attentamente è l’assunzione degli zuccheri, prediligendo quelli ad assorbimento più lento e dei carboidrati. In generale, però, le raccomandazioni per la dieta del diabete di tipo 1 sono le stesse utilizzate per un regime alimentare comune:

  • Prediligere alimenti freschi
  • Evitare cibo spazzatura
  • Ridurre la quantità di colesterolo totale
  • Favorire l’assunzione di acidi grassi essenziali omega 3

Gli Omega-3 sembrano essere nutrienti indicati per persone con patologie autoimmuni. In particolare, sembra che gli acidi polinsaturi PUFA contenuti nell’olio di pesce portino ad una diminuzione dei processi infiammatori. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa sono questi Omega-3 e dove possiamo trovarli.

Cosa sono gli omega-3?

Gli omegatre sono acidi grassi polinsaturi che vengono definiti “essenziali”. Il nostro corpo non è in grado di produrli e, pertanto, devono essere assunti con la dieta. Gli Omega-3 sono uniti da un doppio legame e combinano una molecola di glicerolo e tre di acidi grassi e sono fondamentali per il buon funzionamento del nostro organismo poiché costituiscono la fonte principale di energia.

Diversamente da altri grassi saturi, come i trigliceridi che hanno un effetto dannoso sul nostro organismo, gli Omega-3 hanno un effetto benefico sulla nostra salute agendo a molti livelli:

  1. Stimolano le cellule del sistema nervoso rallentando il declino cognitivo,
  2. Riducono la probabilità di sviluppare reazioni infiammatorie,
  3. Aumentano le difese immunitarie,
  4. Facilitano la reazione antinfiammatoria,
  5. Facilitano la produzione di ormoni,
  6. Evitano l’accumulo dei grassi sulle pareti arteriose bloccando l’indurimento dei vasi,
  7. Proteggono il sistema cardiovascolare con conseguente riduzione del rischio di malattie coronariche, ipertensione, aterosclerosi e trombosi.

Gli Omega 3 si trovano principalmente nei pesci azzurri dei mari freddi quali salmone, tonno, merluzzo, sgombro ed acciughe ma sono anche presenti, seppur in minor quantità, in alimenti quali semi di lino ed olio di lino, microalghe, noci e vegetali a foglie verdi.

Omega 3 Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 abbiamo visto essere associato ad una reazione immunitaria anomala che provoca il danneggiamento del pancreas, ed uno dei sintomi più importanti è l’aumento esagerato della minzione.

Tale malattia può diventare ancora più pericolosa poiché è spesso associata a complicazioni a livello renale. In soggetti con diabete e con problemi renali, viene espulsa una quantità notevole di una sostanza chiamata albumina, fondamentale nel nostro organismo poiché si occupa del trasporto di importanti sostanze nutritive quali acidi grassi, ormoni tiroidei ed ormoni liposolubili.

Alcuni studi mostrano come un’adeguata assunzione di Omega-3 migliora le funzioni renali in pazienti affetti da diabete di tipo 1, riducendo anche la quantità di albumina eliminata in 24 ore. Lo studio condotto dalla University of Colorado at Denver and Health Sciences Center, che ha coinvolto 1.436 partecipanti, ha sottolineato come l’assunzione di alte dosi di Omega-3 può ridurre il rischio di diabete di tipo 1 del 55%! Tale risultato può essere spiegato considerando le ottime capacità antinfiammatorie degli Omega-3 EPA e DHA (rispettivamente acido eicosapentaenoico ed acido docosaesaenoico).

Allo stesso modo, sembra che gli Omega-3 EPA e DHA abbiano un effetto protettivo capace di modulare il sistema immunitario e le reazioni antinfiammatorie al fine di contrastare lo sviluppo di diabete durante l’infanzia.

Il diabete di tipo 1 si manifesta, solitamente, a partire dall’infanzia o durante l’adolescenza e gli studi scientifici dimostrano come, nei bambini allattati da madri con alti livelli di Omega-3 nel sangue, il rischio di sviluppare diabete sia minore rispetto ai bambini non allattati o allattati da madri che hanno un consumo settimanale di Omega-3 insufficiente.

I dati esaminati hanno confermato,quindi, che i livelli alti di EPA e DHA nel sangue sono legati ad un minore rischio di autoimmunità precoce.

Omega 3 Diabete di tipo 2

Anche per il diabete di tipo 2 sembra esserci una stretta correlazione tra livelli di Omega-3 ed una riduzione del rischio di malattia.

Lo studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care ha esaminato le quantità di Omega-3 nel sangue di 2.212 uomini sani di età compresa tra i 42 e 60 anni. Ciò che si è osservato a distanza di anni è che, nei soggetti che avevano alti livelli di EPA e DHA nel sangue, il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 era di 1/ 3 inferiore rispetto a soggetti che consumavano poche quantità di Omega-3.

Probabilmente l’effetto protettivo degli Omega-3 si manifesterebbe attraverso una riduzione dei fattori di rischio per la malattia ovvero adiposità, ipertensione e profilo lipidico.

Integratori Omega-3 per il diabete

Omega 3 integratori

Esistono mezzi per individuare e controllare questa condizione ma se vogliamo fare passi avanti nel cercare di arrestare la crescita del diabete, abbiamo bisogno di ripensare le nostre vite quotidiane: mangiare sano, essere fisicamente attivi, evitare eccesso di peso

questa è la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, da un lato, sottolinea come la malattia richieda interventi farmacologici specifici e controlli medici approfonditi ma, dall’altro, ricorda l’importanza di una dieta equilibrata ed uno stile di vita sano.

Per le persone che faticano a raggiungere le quantità settimanali di Omega-3 consigliate esistono in commercio numerosi tipi di integratori Omega 3 diabete, che vi consigliamo a prescindere dalla malattia, perché saranno utilissimi per combattere future e possibili infiammazioni.

Raccomandiamo, allo stesso tempo, di consumare pesce almeno 2/3 volte a settimana perché, a prescindere dall’integrazione alimentare, una dieta sana ed equilibrata è sempre il primo step per curarsi!

gli integratori (se di buona qualità) sono il modo migliore per assumere omega 3 in quantità ottimali. Quali consigliamo ? Integratori liberi da metalli pesanti e con percentuale di trigliceridi più alta possibile.

 

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