Omega 3 Ipossia

Ipossia, mancanza di ossigeno

L’ipossia è la carenza di ossigeno a livello locale (in una parte dell’organismo) o sistemico (in tutto il corpo). Essa comporta un pallore della cute e delle mucose (cianosi), iperventilazione e dispnea, e può generare uno stato confusionale.

L’ipossia provoca danni al tessuto colpito che, in base alla gravità e alla durata, può interessare la diminuzione della sintesi di ATP o la morte cellulare.

La causa più frequente d’ipossia è l’ipoventilazione alveolare, ossia quando l’aria che arriva nei polmoni è povera di ossigeno (in genere quando le alte vie respiratorie sono occluse, impedendo il passaggio dell’ossigeno).

Altre cause di ipossia, tra le altre, possono essere:

  • apnee notturne
  • polmonite
  • embolia polmonare
  • insufficienza respiratoria
  • aterosclerosi
  • angina
  • infarto
  • ictus
  • anemia

Essa può avvenire anche ad alta quota (l’altitudine diminuisce la disponibilità dell’ossigeno nell’aria) e in caso di intossicazione da farmaci, da monossido di carbonio o da metalli pesanti.

Ipossia: causa di sofferenza fetale

Gravidanza, donna incinta

L’ipossia è una condizione che può colpire il feto, direttamente nel ventre materno, provocando una sofferenza fetale. In genere, tutte le condizioni che provocano una riduzione del flusso di sangue al cervello del bambino causano sofferenza fetale, come:

  • ipertonia uterina: contrazioni molto intense e molto prolungate del muscolo uterino che provocano la riduzione del passaggio di sangue attraverso la placenta
  • cordone ombelicale con dei nodi o attorcigliato intorno al collo del bambino.
  • travaglio

Sofferenza fetale: sintomi

La sofferenza fetale provocata da malformazioni cerebrali si verifica, soprattutto, durante il travaglio.

Quando la donna arriva in ospedale per il parto, il ginecologo appoggia due sonde ad ultrasuoni sulla pancia per misurare le contrazioni e il battito cardiaco del bambino. Il cardiotocografo a cui sono collegate le sonde registra i dati su un tracciato, indicando così lo stato di salute del nascituro.

Se il medico si accorge di un’irregolarità del battito cardiaco del bambino, si deve intervenire con un taglio cesareo d’urgenza.

Sofferenza fetale: conseguenze

Se la mancanza di ossigeno nel feto è prolungata, il bambino potrà sviluppare un malfunzionamento di una parte del cervello, con possibili ritardi mentali, ritardo di sviluppo cognitivo e motorio.

In questo caso bisogna programmare delle visite in neuropsichiatria infantile, perché il bambino dovrà poi essere costantemente seguito durante la sua crescita e, in base ai danni riportati, intervenire con una terapia opportuna.

Omega-3 Ipossia: EPA e DHA in gravidanza aiutano a proteggere i neonati dal danno ipossico-ischemico

Capsule olio di fegato di merluzzo

L’assunzione di Omega-3 durante la gestazione può proteggere il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico, combattendo la reazione infiammatoria ad esso collegata. Ciò è sostenuto da uno studio condotto alla Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh (Stati Uniti) e pubblicato sull’autorevole rivista medica Stroke.

L’ipossia nel feto e nel neonato può provocare un altro fenomeno, ossia l’ischemia, cioè la riduzione o l’interruzione del flusso sanguigno. Nei neonati che vanno incontro ad asfissia, ipossia ed ischemia cerebrale, si parla di danno ipossico-ischemico.

Questa situazione può accadere prima, dopo o durante il parto (4-5 milioni di bambini ne sono colpitio gni anno) e, come abbiamo visto, può incidere pesantemente sulla futura vita del bambino.

I rischi più frequenti connessi al danno ipossico-ischemico sono:

  • ritardo mentale
  • epilessia
  • difficoltà di apprendimento
  • disabilità motorie

Le terapie oggi disponibili per arginare il danno ipossico-ischemico sono, purtroppo, molto limitate; ed è proprio per questa ragione che gli acidi grassi Omegatre giocano un ruolo molto importante. Di conseguenza, gli autori della ricerca pubblicata su Stroke hanno osservato sui ratti l’effetto degli Omega-3 sui danni associati ad ipossia ed ischemia nei neonati.

Dal secondo giorno di gestazione e fino a 14 giorni dopo il parto gli animali, alcuni topi sono stati nutriti con un mangime arricchito di Omega-3 ed altri con una dieta standard. 7 giorni dopo la nascita, i ricercatori hanno provocato nei topi neonati un danno ipossico-ischemico.

Le conseguenze cerebrali del danno sono state osservate, nelle 5 settimane successive con test specifici, per determinare le capacità motorie degli animali. Inoltre, fino a 7 giorni dopo l’induzione del danno, è stata osservata la produzione di molecole responsabili dei processi infiammatori e l’attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria nel cervello.

Dai dati raccolti si è evinto che assumere Omega-3 durante la gestazione riduce in modo significativo i danni cerebrali e le loro conseguenze neurologiche a lungo termine, oltre ad esercitare un’attività antinfiammatoria verso le cellule dell’immunità presenti nel cervello.

Altri esperimenti, effettuati su queste cellule coltivate in laboratorio, hanno evidenziato come gli Omega-3 riducano l’infiammazione agendo sulla diminuzione dell’attività della proteina NF-kB, impedendo così, il rilascio delle molecole responsabili dell’infiammazione.

Consigliamo quindi, in particolare, a tutte le donne in attesa, ma anche a tutti gli altri, di mangiare pesce almeno 2/3 volte a settimana (come il salmone, l’alimento più ricco al mondo di Omega 3) e di  inserire nella vostra dieta anche un integratore Omega 3, che vi aiuterà a proteggervi in modo ben più considerevole da tutte le future infiammazioni!

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