Combattere e prevenire le malattie autoimmuni con gli omega-3

 

Cos’è il sistema immunitario?

Il sistema immunitario è costituito da cellule dette immunocompetenti, le quali, in presenza di sostanzeestranee all’organismo, mettono in atto una risposta specifica (risposta immunitaria).

Tali cellule sono, sia sparse nell’organismo, che concentrate in organi linfatici primari come il midollo osseo e il timo, e negli organi linfatici secondari come i linfonodi, la milza, le adenoidi, le tonsille, l’appendice cecale.

Le cellule immunocompetenti sono i linfociti B e T.

Altre cellule che intervengono nella risposta immunitariasono sono i macrofagi e i linfociti citotossici, detti anche cellule natural killer(NK), in quanto sono capaci diprovocare la morte di altre cellule.

Il sistema immunitario può essere soggetto ad errori che possono causare malattie specifiche.

Ci può essere per esempio un difetto nelle sue funzioni (cioè l’immunodeficienza).

Le patologie da immunodeficienza alterano la capacità del sistema immunitario di difendere l ‘organismo dall’invasione di cellule estranee.

Di conseguenza, possono verificarsi infezioni.

Il sistema immunitario poi può reagire erroneamente neiriguardi di sostanze che penetrano nell’organismo(allergie e anafilassi).

In ultimo, il sistema immunitario può sbagliare nel discriminare tra sostanze appartenenti allo stesso organismo e sostanze estranee, producendo reazioni immunitarie contro l’organismo stesso(malattie autoimmuni).

 

Cos’è una malattia autoimmune ?

Secondo la American Autoimmune Related Deseases Association ( ARRDA), un’associazione no profit che si occupa di aumentare la consapevolezza sulle malattie autoimmuni, l’autoimmunità è la 2a causa di malattie croniche. Circa il 5% della popolazione degli Stati Uniti ha ricevuto trattamenti per malattie autoimmuni; il 10%- 20% della popolazione è affetta da sintomi di patologie autoimmuni allo stadio iniziale. Circa il 75% di questi casi si presentano nelle donne, specialmente quelle in età fertile.

Quando tutto funziona correttamente, la risposta immunitaria del corpo è un sistema di difesa meraviglioso, che ci protegge da agenti esterni, lesioni e infezioni attraverso un complesso sistema di comunicazione tra le cellule del corpo e i segnali chimici che queste producono.

In un sistema immunitario sano, questa comunicazione è chiara e specifica. L’organismo riconosce quali sono i corpi estranei e quali non lo sono. Ma con l’avvento di una malattia autoimmune, la risposta immunitaria è danneggiata e il sistema di comunicazione viene compromesso.

Il sistema immunitario chiede aiuto dai suoi stessi tessuti.

Esso non è più in grado di distinguere i tessuti del corpo dai tessuti di cellule estranee e comincia ad attaccare sé stesso, oppure non è in grado di regolare l’intensità della risposta immunitaria.

In ogni caso, il risultato è il danno dei tessuti del corpo e lo sviluppo di una patologia autoimmunitaria.

Le malattie autoimmunitarie possono avere affetti su quasi ogni parte del corpo.

Gli scienziati hanno identificato più di 80 malattie clinicamente differenti,tra queste, il lupus eritematoso, diabete tipo 1, artrite reumatoide, sindrome di Sjorgen, sclerosi multipla e malattie infamatorie dell’intestino.

Nel caso della sindrome di Sjorgen, ad esempio, i globuli bianchi attaccano le ghiandole salivari e lacrimali, causando sintomi come secchezza degli occhi e della bocca.

Nel caso del diabete tipo 1, il sistema immunitario attacca le cellule che producono insulina nel pancreas.

Le persone che soffrono di malattie autoimmuni, spesso sono colpite da disabilità, sono ricoverati frequentemente e devono effettuare molte visite fuori routine.

Tra i vari trattamenti, sono stati presi in considerazione anche gli omega-3.

 

Il potere degli acidi grassi omega-3

Gli acidi grassi essenziali

Gli acidi grassi essenziali fanno parte della famiglia dei lipidi, detti anche grassi. Vengono chiamati “essenziali”perché non possono essere prodotti dal corpo e sono molto importanti.

Gli acidi grassi realmente “essenziali “sono due: gli omega-6 e gli omega-3.

 

Omega-6

Della serie omega-6 fanno parte:

  • l’acido linoleico,
  • l’acido gamma linolenico (GLA) e
  • l’acido arachidonico.

Dagli omega-6 si producono prostaglandine “buone” (PGE1) che hanno azione antinfiammatoria, ma si producono anche prostaglandine “cattive”(PGE2) che hanno un’azione opposta cioè pro-infiammatoria.

Gli omega 6 si trovano negli alimenti di origine vegetale come la frutta secca, gli oli di semi, la carne e i legumi.

Visto che gli omega-6 sono presenti in tanti alimenti è alquanto difficile averne una carenza. Questi  cibi  hanno alti livelli di acido linoleico e arachidonico ma sono carenti di acido linolenico cioè gli omega-3.

Anche se  come abbiamo visto gli omega-6 producono le prostaglandine di tipo 1 considerate “buone”, un eccesso di questi acidi grassi nel corpo può essere negativo  perché omega-6 e omega-3 sono in competizione tra di loro nel nostro corpo.

Infatti, un eccesso di omega-6 è nocivo per il metabolismo degli omega-3,  visto che  questi acidi grassi essenziali vengono elaborati nelle cellule dagli stessi enzimi.

Troppi omega-6  occupano gli enzimi che dovrebbero elaborare anche gli omega-3, quindi si formano le prostaglandine di tipo 2  considerate “cattive” perché pro-infiammatorie.

 Omega-3

Il  capostipite degli acidi grassi omega-3 è l’acido linolenico da cui derivano importanti sostanze chiamate EPA e DHA .

Questi due tipi di acidi grassi  producono prostaglandine “buone” (PGE3) che hanno un’azione molto importante per l’uomo.

Esse infatti, hanno azione antinfiammatoria e sono regolatrici del sistema immunitario, prevengono l’aggregazione delle piastrine, migliorano la fluidità del sangue, sono antiallergiche, diminuiscono il rischio tumorale (per esempio il tumore al seno).

Gli acidi grassi omega-3 EPA e DHA sono presenti soprattutto nei pesci dei mari freddi come il salmone e lo sgombro.

Gli altri omega-3 detti ALA sono presenti nella frutta secca come le noci e nell’olio di semi di lino.

L’integrazione con ALA ha ottenuto meno risultati perché l’organismo avrebbe difficoltà a convertire gli ALA in EPA e DHA, quindi è preferibile assumere gli omega-3 dall’olio di pesce piuttosto che da fonti vegetali.

Un’altra fonte di omega-3 è l’olio di krill, che è un piccolo crostaceo che compone lo zooplancton delle fredde acque dell’Antartico e si nutre di alghe che sono notoriamente ricche di omega-3.

Gli omega-3 possono essere utilizzati con successo in varie patologie quali:

 

  • Trigliceridi e colesterolo elevati
  • Ipertensione
  • Malattie cardiovascolari
  • Depressione e morbo di Alzheimer
  • Dermatiti
  • Osteoporosi
  • Malattie autoimmuni
  • Malattie respiratorie croniche

Tra gli acidi grassi, sono gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (PUFA) quelli che possiedono la maggiore azione immunomodulatoria.

Come dicevamo in precedenza, tra i PUFA, il DHA e l’ EPA, provenienti dall’olio di pesce, sono più potenti dell’acido alpha-linoleico (ALA).

Alcuni degli effetti degli omega-3 PUFA sono causati dalla modulazione della quantità e dai tipi di eicosanoidi prodotti.

Altri effetti sono provocati dai meccanismi indipendenti dagli eicosanoidi, includenti le attività nelle vie di segnalazione intracellulare, attività di fattori di trascrizione e espressione genetica.

Diversi studi clinici hanno mostrato che gli omega-3 hanno proprietà antinfiammatorie e quindi possono essere di aiuto per il trattamento di malattie infiammatorie e autoimmuni.

Alcune patologie, come quelle che interessano le coronarie del cuore, depressione, invecchiamento e cancro sono caratterizzate da un aumento nel livello di interleuchina 1 (IL-1) una citochina proinfiammatoria.

Allo stesso modo anche l’artrite, il morbo di Chron, la colite ulcerosa, il lupus eritematoso (di cui si parlerà successivamente) sono patologie caratterizzata da un alto livello di IL.1 e della leucotriene B4 (LTB), prodotto dagli acidi grassi omega-6.

Altri studi epidemiologici condotti sugli eschimesi hanno evidenziato che questa popolazione è meno soggetta a sviluppare patologie caratterizzate da processi infiammatori cronici e malattie autoimmuni. L’elemento caratterizzante di questo popolo è un’alimentazione molto ricca di acidi grassi essenziali.

A partire da questa osservazione sono stati compiuti diversi studi, che hanno confermato l’importanza dei PUFA nella prevenzione delle patologie autoimmuni.

Sono stati effettuati diversi esperimenti che hanno verificato i benefici della supplementazione dietetica con gli oli di pece nel campo della cura di diverse malattie infiammatorie e autoimmuni nell’essere umano tra cui psoriasi, sclerosi multipla, e emicrania (oltre quelle citate in precedenza).

Molti degli studi placebo controllati condotti sulla cura di malattie infiammatorie croniche con olio di pesce, hanno rivelato benefici significativi, incluso la riduzione di uso di farmaci anti-infiammatori.

 

Quali malattie possiamo combattere con gli omega 3?

 

Artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una patologie autoimmune caratterizzata da un’iperattività della risposta immunitaria nei confronti dei tessuti articolari dell’organismo.

L’origine della malattia non è ancora del tutto chiara, ma le evidenze dimostrano che colpisce prevalentemente le donne.

L’artrite reumatoide è caratterizzata da rigidità muscolare, gonfiore articolare e forti dolori.

Con il progredire della patologia, la proliferazione e l’infiammazione delle membrane sinoviali possono condurre alla distruzione della cartilagine articolare e alla lesione ossea.

La mobilità risulta compromessa quando la malattia attacca mani, piedi, ginocchia e caviglie.

Questo tipo di artrite può anche colpire gli organi interni, come esempio il cuore e il sistema nervoso.

Si è visto che l’artrite reumatoide non si trova nelle società che hanno una dieta “primitiva”, ma si trova in percentuale elevata nelle società che seguono la dieta “occidentale” ricca di zuccheri, carni, grassi saturi e povera  di fibre e verdure.

Quindi, seguire un’alimentazione povera di carboidrati raffinati, zuccheri e grassi saturi può aiutare chi ha questa patologia.

Un altro sistema importante per ridurre l’infiammazione è consumare pesci dei mari freddi come il salmone e lo sgombro perché questi pesci sono un’ottima fonte di acidi grassi omega-3 che producono prostaglandine “buone” con attività antinfiammatoria.

Studi hanno infatti dimostrato che l’integrazione di EPA e DHA può diminuire l’infiammazione e l’attività degli enzimi che distruggono la cartilagine articolare.

Fino ad oggi sono stati effettuati oltre ben 13 studi clinici randomizzati in grado di dimostrare l’utilità degli omega-3 nei pazienti affetti da questa malattia.

I benefici principali si verificano dopo 12 settimane dall’inizio della terapia e sono i seguenti:

  • diminuzione del dolore;
  • diminuzione della debolezza articolare;
  • diminuzione della rigidità mattutina.

I benefici maggiori sono stati riscontrati nei pazienti ammalati da più tempo. L’azione degli omega-3 sull’infiammazione, in particolare l’azione dei metaboliti dell’acido arachidonico, è stata dimostrata scientificamente.

Gli omega-3 sostituiscono i derivati dell’acido arachidonico nella membrana cellulare.

Anche l’acido gamma-linoleico è utile, poiché aumenta il livello delle prostaglandine E che, attraverso una serie di passaggi biochimici, sopprimono la sintesi dei mediatori infiammatori e degenerativi delle articolazioni.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il deterioramento articolare sia dovuto all’azione disgregatrice esercitata da alcuni enzimi, che colpiscono principalmente i tessuti con carenza di GLA.

La produzione di prostaglandine infiammatorie PG2 non è tamponata dalla contemporanea produzione di prostaglandine antinfiammatorie PG1, con il risultato di incrementare l’infiammazione generale.

Il GLA è il precursore delle PG1; una sua carenza o indisponibilità determina un’insufficiente sintesi di questi elementi benefici.

Si determina anche un altro squilibrio, che coinvolge il sistema immunitario. Le PG2 infatti attaccano i linfociti T, e ne provocano la distruzione se non sono compensate dalle PG1.

L’alimentazione riveste quindi un ruolo fondamentale per fornire all’organismo tutti gli elementi necessari a preservare l’equilibrio tra le protaglandine. Carne e latticini incrementano PG2 per via del contenuto di acido arachidonico.

Per questo motivo, il loro consumo andrebbe ridotto.

Ecco le raccomandazioni da seguire:

  1. Incrementare il consumo di oli vegetali e ridurre quello di grassi animali
  2. Assumere 3000 mg di olio di pesce al giorno
  3. Assumere 1000 mg di GLA al giorno da enotera, ribes o borragine; (per sapere di più su questi oli visita la pagina dedicata! )
  4. Assumere 400 ui di vitamine E al giorno



Psoriasi

La psoriasi è una patologia cronica della pelle, caratterizzata dalla comparsa di papule, chiazze di arrossamento e desquamazione.

Il decorso alterna fasi di espansione con fasi di rimissione.

Circa il 15 % delle persone che hanno la psoriasi possono soffrire di un’infiammazione delle articolazioni detta artrite psoriasica.

La causa è dovuta a un funzionamento difettoso del sistema immunitario che attacca i tessuti dell’organismo stesso causando un eccessivo turn-over cellulare.

Sembra che diversi fattori alimentari siano responsabili della psoriasi, come un eccesso di grassi animali e l’alcool.

Gli oli alimentari sono poi importantissimi nel trattamento della psoriasi.

Particolarmente utili sono gli oli di pesce che contengono omega-3 ,infatti numerosi studi clinici hanno dimostrato che un’integrazione di 10 -12 grammi di EPA produce miglioramenti significativi.

Dal punto di vista alimentare poi, è consigliabile limitare l’uso della carne e preferire il pesce.

Nelle lesioni indotte dalla psoriasi, è stato osservato un incremento delle concentrazioni di acido arachidonico libero e dei suoi derivati.
La sua sostituzione con PUFA, che vengono metabolizzato dallo sesso pathway enzimatico, permette di ridurne la concentrazione. Si ottiene così una diminuzione dei leucotrieni della serie 4, che porta ad una riduzione del prurito e favorisce una normale funzionalità epidermica.

La somministrazione di EPA a pazienti trattati con UVB ha prolungato l’effetto benefico della fototerapia.

Non conoscete ancora tutti i benefici degli omega-3 per la pelle ? Scoprite di più visitando la nostra pagina !

 

Morbo di Crohn

Il Morbo di Crohn è una patologia caratterizzata da un’infiammazione cronica dell’ileo.

Può causare dolore, diarrea, stipsi e altre alterazioni.

Una delle cause è un’inappropriata e continua attivazione del sistema immunitario della mucosa intestinale.

L’incidenza del Morbo di Crohn è in aumento nei paesi che adottano una dieta di tipo occidentale ricca di grassi saturi,carni rosse e zuccheri.

Il cibo è un fattore importante per l’ambiente intestinale, quindi i cambiamenti nelle abitudini alimentari dell’occidente avvenuti nell’ultimo secolo possono spiegare perché la frequenza del Morbo di Crohn sia in aumento.

Come ogni altra patologia infiammatoria è indicato un intervento sugli oli alimentari: bisogna aumentare il consumo di olio di pesce che contiene acidi grassi omega-3, e ridurre i grassi saturi e l’eccesso di acidi grassi omega-6. Questi, producono prostaglandine “cattive” che promuovono l’infiammazione.

I grassi saturi sono molto dannosi e andrebbero eliminati, così come lo zucchero bianco, latte, latticini, carne, cibi fritti e spezie.

Anche in questo caso il ruolo dei PUFA sull’infiammazione si rivela prezioso per due motivi:

 

  1. riducono i livelli di acido arachidonico nelle cellule della mucosa intestinale;
  2. influenzano la sintesi degli eicosanoidi, favorendo la produzione di quelli antinfiammatori e inibendo i proinfiammatori.

In questa condizione si assiste ad un malassorbimento lipidico dovuto a una ridotta superficie assorbente, con la conseguenza di una carenza in acidi grassi essenziali. Risulta quindi fondamentale integrare la quota giornaliera con supplementi nutrizionali.

Studi pilota hanno evidenziato che l’assunzione di PUFA produce un miglioramento significativo della sintomatologia e della mucosa intestinale.

Infine, gli acidi grassi polinstaturi abbassano il rischio di tumore intestinale, che è notevolmente incrementato da questa patologia.

 

Sindrome di Sjorgen

Si tratta di una patologia autoimmune che conduce alla progressiva perdita delle funzionalità delle ghiandole esocrine.

L’acido gamma-linoleico influisce positivamente su questa condizione.

 

Lupus eritematoso

Il lupus eritematoso è una patologia infiammatoria a eziologia sconosciuta.

E’ caratterizzata da un’alterata reattività immunologica e da manifestazioni autoimmunitarie e colpisce in prevalenza le donne.

Interessa la cute, le articolazioni, l’apparato respiratorio, il sistema cardiocircolatorio e il sistema nervoso.

Spesso i sintomi iniziali comprendono febbre, malessere, dolori articolari e altri. In altri casi compaiono le tipiche lesioni cutanee localizzate su viso, naso e orecchie.

L’acido gamma-linoleico è efficace nel trattare questa malattia per la sua capacità di modulare l’attività dei linfociti T e dei macrofagi.

 

Sclerosi multipla

Conosciuta anche come sclerosi a placche, è una patologia demielinizzante cronica del cervello e del midollo spinale, caratterizzata dalla distruzione della guaina mielina, a cui segue la formazione di cicatrici o sclerosi.

Ha un’evoluzione lenta e progressiva.
Il consumo eccessivo di grassi saturi costituisce un fattore di rischio.

Ci possono essere:

  • sintomi muscolari (debolezza, trascinamento delle gambe),
  • sintomi sensoriali (formicolio, intorpidimento),
  • sintomi visivi (annebbiamento, visione confusa).


Si possono avere poi vertigini, giramenti di testa e similari.

In questa patologia la guaina di mielina che circonda il nervo viene distrutta.
La causa di questa malattia è probabilmente un disturbo immunitario.

Sembra che sia utile integrare il trattamento della sclerosi multipla con gli acidi grassi omega-3(EPA e DHA ). Gli acidi grassi della serie omega-3 infatti, sono presenti in forte concentrazione nei lipidi del cervello.

Come abbiamo potuto notare  l’infiammazione cronica detta anche “silente”, è una componente che accomuna tutte queste patologie.

Con l’infiammazione cronica si produce uno stato infiammatorio perenne di bassa intensità e prolungato nel tempo, che porta a un indebolimento del sistema immunitario e che quindi può attaccare le cellule dello stesso organismo e produrre le malattie autoimmuni.

 EPA e DHA inducono la sintesi di leucotrieni meno infiammatori, mentre GLA ha la capacità di modulare il sistema immunitario.

Cos’è l’infiammazione “silente” ?

L’infiammazione” silente” è una situazione cronica, diversa dall’infiammazione di tipo acuto che conosciamo.

Questa situazione  può perdurare negli anni, danneggiare gli organi e produrre varie malattie, come malattie cardiache, ictus , diabete, morbo di Alzheimer, depressione, malattie respiratorie croniche e malattie autoimmuni.

La causa principale di questa situazione è sicuramente l’alimentazione che seguiamo noi occidentali, ricca di zuccheri, cerali raffinati, grassi idrogenati, grassi saturi, carni rosse, troppi acidi grassi omega-6 e un ‘assunzione di acidi grassi omega-3 inadeguata.

L’infiammazione cronica è associata con un’elevata quantità di ormoni pro-infiammatori come l’insulina,il cortisolo e gli eicosanoidi.

 

Morbo di Raynaud

Questa patologia circolatoria della cute e della sottocute la cui causa è sconosciuta, colpisce prevalentemente soggetti magri e che soffrono di un forte stato di ansia.

Questo disturbo è caratterizzato da spasmi violenti a carico delle arterie delle dita di mani e piedi, raramente interessa il volto.

I sintomi compiono in seguito all’espiazione a basse temperature o a forti emozioni.

L’olio di semi di ribes nero, fonte di omega-3, è eccellente per ridurre il numero e la gravità degli attacchi .

 

Diabete e complicazioni correlate

Diabete tipo 1

Il diabete di tipo 1 rientra nelle malattie autoimmuni perché è causato dalla produzione di autoanticorpi che attaccano le cellule beta che nel pancreas producono l‘insulina, ormone che regola l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule.

Come conseguenza si può azzerare la produzione di insulina e si può avere quindi l’iperglicemia, cioè un eccesso di glucosio nel corpo.

La mancanza di insulina non consente al corpo di utilizzare gli zuccheri che introduciamo con l’alimentazione che vengono così eliminati dalle urine.

Il corpo a causa di ciò è costretto a produrre energia in altri modi, per esempio attraverso i grassi. In questo modo, si producono i corpi chetonici,  che se si accumulano possono portare persino alla morte.

Anche nel diabete di tipo 1 gli acidi grassi omega-3 hanno un ruolo importante.

Prima che si sviluppi l’iperglicemia, il diabete è preceduto da una fase asintomatica di mesi o anni in cui sono dosabili nel sangue gli autoanticorpi per le beta cellule del pancreas.

In questo stadio, una carenza di omega-3 può aumentare le reazioni infiammatorie e quindi aumentare il rischio di malattie autoimmuni e diabete di tipo 1.

Si ipotizza che l’assunzione durante l’infanzia degli omega-3 possa bloccare i precoci processi infiammatori che producono il diabete di tipo 1.

L’uso dell’olio di pesce diminuisce i livelli di trigliceridi di quasi il 30%.

L’olio di pesce può essere utile nel trattamento della dislipidemia (livelli elevati di trigliceridi) nel diabete.

Il trattamento con una moderata dose giornaliera di olio di pesce durante un periodo prolungato di tempo riduce in modo significativo le concentrazioni di triacilglicerolo senza intaccare la tolleranza di glucosio.

 

Malattie renali

Gli studi hanno evidenziato una protezione contro le malattie renali progressive dopo un trattamento giornaliero su un periodo di due anni, costituito dalla somministrazione di 1,8 grammi di EPA e 1,2 grammi di DHA.

 

Fibromalgia

La fibromialgia è una  malattia che colpisce i muscoli e i tendini causando dolore e affaticamento.

I malati di fibromialgia provano stanchezza, cefalea, difficoltà nel dormire e dolori che si concentrano soprattutto su collo, spalle e braccia.

Sono tanti gli studi che trattano della relazione fra fibromialgia e alimentazione. E’ importante mantenere in buona salute l’intestino (chiamato anche secondo cervello) perché nell’intestino si svolgono molti processi fondamentali per il funzionamento corretto di tutti gli altri apparati.

Bisogna preferire frutta, verdura pesce e carne bianca (preferibilmente grass-fed) e ridurre soprattutto zucchero e latticini, in quanto producono uno stato d i infiammazione generale.

La somministrazione di acidi grass i omega 3 ha riscontrato effetti positivi nel trattamento della fibromialgia perché hanno un effetto antinfiammatorio.

 

Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto è un processo infiammatorio autoimmune della tiroide.

Tale patologia porta a un progressivo e irreversibile ipofunzionamento della tiroide, perché il sistema immunitario attacca la ghiandola tiroidea.

Le persone con ipotiroidismo possono presentare sintomi dovuti alla carenza di ormoni tiroidei come stanchezza,incremento di peso, depressione, intolleranza al freddo e altri.

Anche per la tiroidite è utile assumere gli omega-3 perchè producono prostaglandine di tipo 3 (PGE3) che hanno un’azione antinfiammatoria.

In precedenza, riguardo l’infiammazione silente, si è parlato di insulina, cortisolo e eicosanoidi. Cecrchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

 

 

Insulina, cortisolo e eicosanoidi: il loro ruolo nelle malattie autoimmuni

Insulina

L ‘insulina è l’ormone che regola la glicemia e rifornisce di glucosio le cellule dei tessuti, gli eccessi sono accumulati come trigliceridi nel tessuto adiposo.

I carboidrati raffinati aumentano l‘insulina, con il bisogno di mangiare spesso. Con gli anni compare la resistenza insulinica.

Aumentando l’insulina, aumenta anche la produzione di acido arachidonico, che ha un’azione infiammatoria.

 

Cortisolo

Di fronte a uno stato di infiammazione cronica, il corpo reagisce facendo produrre all’organismo  grandi  quantità di cortisolo dalle ghiandole surrenali.

Il  cortisolo è il principale ormone antinfiammatorio e serve per arginare l’infiammazione.

A livello cellulare qualsiasi stress produce infiammazione perché vengono prodotti troppi eicosanoidi “cattivi”, cioè infiammatori.

Il cortisolo viene prodotto proprio per contenere i livelli di questi eicosanoidi, ma se il livello di infiammazione resta elevato avremo come conseguenza un eccesso di cortisolo.

Troppo cortisolo produce: aumento della resistenza all’insulina con problemi di peso e diabete; ipertensione arteriosa e iporeattività del sistema immunitario con facilità ad ammalarsi.

 

Eicosanoidi

Gli eicosanoidi sono sostanze che regolano tante funzioni organiche. Appartengono a questa categoria le prostaglandine e i leucotrieni per esempio.

Questi superormoni hanno varie funzioni, ad esempio agiscono sulla coagulazione del sangue, sul sistema cardiovascolare, sulla risposta immunitaria e l’infiammazione.

Gli eicosanoidi vengono divisi in “buoni “(inibiscono il processo infiammatorio) e “cattivi”(hanno azione infiammatoria).

Gli eicosanoidi cattivi derivano dall’acido arachidonico, presente nei grassi animali, ma può essere prodotto anche dall’acido linoleico, capostipite degli acidi grassi omega-6.

Gli eicosanoidi buoni vengono prodotti soprattutto dagli acidi grassi omega-3.

Per stare in buona salute è necessario che le due famiglie di eicosanoidi  siano presenti nel giusto equilibrio.

Visto che gli eicosanoidi  controllano anche il sistema immunitario, se sono presenti in eccesso quelli di tipo “cattivo”, il sistema immunitario può iniziare ad attaccare il corpo stesso come succede nelle malattie autoimmuni.

 

Alimentazione nelle malattie autoimmuni

Come abbiamo notato l’infiammazione cronica è alla base delle malattie autoimmuni.

Per diminuire l’infiammazione è utile seguire un’alimentazione più sana:

  • prima di tutto bisogna limitare il consumo di alimenti che aumentano l’infiammazione come le carni,i salumi e i formaggi che sono ricchi di grassi saturi e acido arachidonico;
  • poi, bisogna limitare anche l’eccesso di omega-6, presenti negli oli di semi
  • e infine preferire gli acidi grassi della serie omega-3,presenti nei pesci dei mari freddi come il salmone e lo sgombro.
  • Allo stesso tempo bisogna limitare lo zucchero e i carboidrati raffinati che aumentano l’insulina.

L’insulina aumenta l’acido arachidonico, che ha un effetto infiammatorio.

In poche parole, è importante seguire una dieta di tipo”primitivo” ricca di frutta, verdura, fibre, pesce a discapito di una dieta di tipo “occidentale”.

 

La ricerca di risposte

Nonostante la sua prevalenza, i finanziamenti per la ricerca base sulle malattie autoimmuni sono sotto il 3% del budget totale di National Institutes of Healht (NIH).

La  American Autoimmune Related Deseases Association (ARRDA) dichiara che la ricerca in tutto l’ambito delle malattie autoimmuni è solo ai primordi.

Sebbene ci siano diverse teorie sulle origine delle malattie autoimmuni ( come la teoria sull’igiene, che suggerisce che l’aumento di questo tipo di malattie in Pesi industrializzati potrebbe essere legato alla pulizia, ai vaccini e ad una minore esposizione ai batteri) gli scienziati non hanno ancora spiegato perché il sistema immunitario non è in grado di riconoscere le proprie cellule e regolare la propria risposta. Per questo non ci sono ancora cure sicure al 100% o strategie preventive totalmente efficaci.

Però, sappiamo che ci sono fattori alla base dello sviluppo di queste malattie, che includono componenti sia ambientali che genetici.

Attualmente i ricercatori stanno iniziando a capire che l’autoimmunità potrebbe giocare un ruolo importante in molte condizioni croniche, come le malattie cardiovascolari.

Infatti il NIH ha creato il Autoimmunity Centre of Excellence per promuovere la ricerca su campi che riguardano malattie come il lupus, la sclerosi multipla, il pemfigo volgare, l’artrite reumatoide, la sclerodermia e la sindrome di Sjorgen. L’obiettivo è quello di incoraggiare la ricerca collaborative tra discipline scientifiche e specialità mediche al fine di trovare trattamenti e approcci preventivi efficaci.

 

Il ruolo dell’infiammazione

Un tema sotto i riflettori nel caso delle malattie autoimmuni è il ruolo che l’infiammazione cronica, presente in molte malattie autoimmuni, gioca nel loro sviluppo.
Nel caso dell’artrite reumatoide, il danno dei tessuti è causato da una reazione infiammatoria in presenza di antigeni.

Questo ci porta alla vecchia questione dell’uovo e della gallina:

cosa viene prima, l’infiammazione o l’autoimmuntà ?

L’artrite reumatoide è causata dall’infiammazione e successivamente alla malattia autoimmune, oppure l’opposto ? Secondo Noel R. Rose, professore di microbiologia molecolare e immunologia e direttore del Johns Hopkins Autoimmune Disease Reseach Centre, non ci sono risposte certe.

Secondo i ricercatori, esempi di malattie autoimmuni esistono in assenza di infiammazione manifesta e l’infiammazione esiste in assenza di autoimmunità.

“La maggior parte delle malattie autoimmuni non sono causate dall’infiammazione, sebbene molte malattie autoimmuni causino infiammazioni”, spiega Rose. “ Alcuni processi infiammatori possono aumentare la possibilità di contrarre malattie autoimmuni in individui con predisposizione genetica. La presenza di un’infiammazione potrebbe aumentare la probabilità di risposta autoimmune subclinica raggiungendo le soglie cliniche.
Questo ad esempio, potrebbe accadere nella tiroidite. Sappiamo che l’infiammazione è causata dagli stessi mediatori che spesso sono coinvolti in processi autoimmunitari.”

 

Omega 3 e infiammazione: quando l’omega 3 ci salva la vita

 

Per quanto ci si sforzi, anche la persona più risoluta e “bio-addicted” rischia di non introdurre nel proprio corpo quello che crede.

 

L’alimentazione ai giorni nostri, infatti, è fortemente sbilanciata e tutto ciò è spesso dovuto a credenze popolari per lo più inesatte, di cui ci fidiamo perché chi ci sta intorno segue la medesima dieta o millanta di aver ottenuto risultati miracolosi o molto vantaggiosi.

I cosiddetti ‘cibi sani’, che non sono poi così ‘sani’

Siamo spesso portati a credere che prodotti alimentari come gli oli vegetali, tra i più ricchi di Omega 3 per antonomasia, siano buoni per la nostra salute, ma la verità è che anche quegli alimenti che crediamo essere “sani”, che ci vengono venduti come tali anche nei negozi specializzati, in realtà sono anch’essi rivestiti da uno strato di olio vegetale a basso costo, per migliorarne gusto e consistenza, quindi sono molto più più ‘dannosi’.
Gli Omega 3 e gli Omega 6 , anche conosciuti con l’acronimo AGPI, sono gli acidi grassi polinsaturi e sono essenziali al nostro organismo perché indispensabili per combattere le infiammazioni , per la costruzione delle membrane cellulari e non possono essere sintetizzati dall’organismo e per essere assunti devono, quindi, provenire obbligatoriamente dalla nostra alimentazione.
Gli acidi grassi Omega 3 e Omega 6 non sono tuttavia equivalenti, anzi!
A differenza degli Omega 6, che hanno effetti per lo più vasocostrittori e pro-infiammatori, gli Omega 3 , invece, provocano la liberazione di sostanze anti-infiammazione.
Perché  è importante combattere le infiammazioni prima che esse si presentino?
Le infiammazioni sono implicate in numerose malattie, tra le più comuni e inesorabili.
Le infiammazioni sono presenti  ad esempio nel cervello di un paziente colpito dal morbo di Alzheimer, nell’intestino di una persona che soffre del morbo di Crohn, su articolazioni che invecchiano, nei problemi cardiovascolari, nell’ambito delle lesioni dovute alla psoriasi, ecc.
Si tratta di malattie che, come si suol dire, è meglio “prevenire che curare”.
Nonostante abbiano funzioni decisamente diverse, gli enzimi utilizzati dagli Omega 3 e dagli Omega 6 sono gli stessi, quindi i due acidi grassi entrano in una ‘pericolosa’ competizione tra loro.

 

Gli Omega 3 sono indispensabili per il nostro organismo e il loro apporto quotidiano, correttamente bilanciati con gli ‘antagonisti’ Omega 6, è assolutamente fondamentale e dev’essere inserito in qualsiasi tipo di dieta.
Lo squilibrio tra i due acidi grassi Omega 3 e Omega 6 , infatti, alla lunga può danneggiare gravemente la nostra salute e favorire quelle malattie che citavo sopra, l’insorgere del cancro e portare ad altissimi livelli di colesterolo.

Omega 3 e integratori

Il problema legato alla concorrenza degli acidi grassi è che la nostra alimentazione odierna è basata in gran maggioranza da cibi contenenti gli Omega 6 piuttosto che dagli Omega 3, tant’è che la maggior parte della gente che assume Omega 3 lo fa tramite capsule d’integratori, ben lontane dall’essere la dose giornaliera di cui avremmo bisogno per combattere infiammazioni in corso o future infiammazioni in cui il nostro organismo potrà imbattersi.
Studi hanno evidenziato che per assumere la percentuale di Omega 3 che si avrebbe mangiando un filetto di salmone per cena si dovrebbero ingerire ben 9 o 10 capsule di olio di pesce al giorno!
Quindi, in sostanza, una capsula al giorno “non toglie il medico di torno”, in quanto essa sarà pari ad un solo morso o due di filetto di salmone ; ed è proprio questa la ragione per la quale sono poche le persone che beneficiano da questo tipo d’integratori.
Quindi, gli Omega-6 sono “il nemico” e bisognerebbe assumere solo Omega 3?
No, anche gli Omega 6 sono acidi grassi essenziali per una buona salute, però assumerli in sovradosaggio (ed è un rischio molto comune, visto che è contenuto in moltissimi alimenti) comporta una netta diminuzione dei loro benefici.
Il sovradosaggio degli Omega 6 va a diminuire l’effetto benefico degli Omega 3, in netta minoranza, e si apre la strada ad infiammazioni croniche, soprattutto in caso di oli trattati e aggiunti nel cibo confezionato.
Una cosa è sicura: se la dieta che segui è povera di Omega 3 e quello che consumi è stato preparato prevelentemente con semi di soia, girasole, cocco, cartamo e olio di mais, allora non stai facendo altro che costruire un “castello” d’ infiammazioni. E sì, anche nel caso in cui mangi i cosiddetti “alimenti sani”, il cui valore benefico si esprimerebbe al meglio se consumati a crudo, privi di trattamenti e provenienti da spremiture a freddo e colture biologiche, il rischio è quello di non avere mai abbastanza Omega 3.

 

 

EPA e DHA: il cuore dell’omega-3

L’acido grasso Omega 3 dev’essere trasformato in EPA, acido eicoisapentenoico, e DHA, acido docosaesaenoico, (derivati metabolici dell’acido linolenico) per attuare i suoi effetti biologici che determinano il corretto funzionamento di organi ed apparati quali cervello, retina e gonadi e per la prevenzione di determinate malattie. É, quindi, importante introdurre nel nostro organismo determinati livelli di EPA e DHA, che dobbiamo osservare con attenzione quando acquistiamo cibi contenenti Omega 3.

Perché EPA e DHA sono così necessari?

Negli anni ’70, due ricercatori danesi andarono in Groenlandia per studiare la popolazione e le abitudini della gente e scoprirono con dei test che gli Inuit, il cui sostentamento nutrizionale è per l’oltre 40% formato da calorie provenienti dai grassi, avevano bassissimi livelli di malattie cardiovascolari. La spiegazione fu presto chiara, e si attribuì il merito all’abbondanza di percentuale di molecole EPA e DHA nei corpi di questi soggetti.

Quanti Omega 3 dovremmo consumare al giorno?

Il rapporto ottimale tra gli acidi grassi, secondo l’Organizzazione Mondiale Della Sanità, sarebbe di 1 ( Omega-3 ) : 5 ( Omega-6 ), il guaio è che quasi tutti siamo lontani da questo rapporto ideale perché consumiamo, ogni giorno, almeno 15 volte più Omega 6 che Omega 3!
Gli Omega 3 si trovano in svariati alimenti come: pesci, crostacei, molluschi (più il pesce è grasso più Omega 3 ci sarà), nei semi ed olio di sesamo e lino, in noci e cereali, spinaci, broccoli, lattuga e cavolo verde, fagioli, piselli, lenticchie, ceci e, soprattutto, la soia e i suoi derivati e in alghe ed olio algale.
Si consiglia, quindi, di consumare il pesce almeno 3 volte a settimana per un massimo di 5.
Pensate che il più corretto apporto di Omega 3 ridurrà moltissimo i rischi d’infarto e di morte improvvisa, beneficio identico in qualunque Paese, indipendentemente dalla genetica dell’individuo. Inoltre, in ambito neurologico, è stato valutato in uno studio a doppio cieco (in cui sia i soggetti esaminati che gli sperimentatori ignorano le informazioni fondamentali dell’esperimento che potrebbero influenzarne i risultati), che in soggetti sani l’uso di 4 gr circa di Omega 3 al giorno, per 1 mese circa, abbia provocato un miglioramento dell’umore, dell’attenzione, del tempo di reazione e del processo decisionale.

 

L’opinione del farmacitsta

Le patologie autoimmuni sono così dette in quanto il sistema immunitario aggredisce una parte del corpo cui fa parte : esempi di patologie autoimmuni sono l artrite reumatoide, l’artrite psoriatica, il morbo di Chron, la psoriasi e altre ! Sono tutte patologie caratterizzate da infiammazione cronica che alterna periodi di remissione a periodi di riacutizzazione.
Alcuni studi hanno messo in evidenza che, l’utilizzo degli omega-3, soprattutto DHA ed EPA, possa ridurre sia la frequenza delle recidive, sia la loro aggressività.
Nella maggior parte dei casi le patologie autoimmuni migliorano e sono tenute sotto controllo grazie all’impiego dei farmaci antinfiammatori steroidei ( cortisonici ). Quando però tali farmaci sono usati per lunghi periodi di tempo e/o ad alte dosi, riducono le difese immunitarie predisponendo ad infezioni micotiche e/o ricorrenti. Questo non accade con gli acidi grassi omega-3.
Gli acidi grassi omega-3 si convertono in mediatori in grado di ridurre l infiammazione senza sopprimere il sistema immunitario. Tali mediatori sono chiamati risolvine, protectine e maresine.
Un altro motivo fondamentale per cui gli omega-3 sono antinfiammatori risiede nel fatto che essi competono con l’acido arachidonico nell’incorporazione delle membrane cellulari.
Cerchiamo di capire meglio questo concetto con parole semplici:
i mediatori, infiammatori ovvero le sostanze responsabili dell’infiammazione si formano a partire dall acido arachidonico, un acido a lunga catena esterificato con i fosfolipidi di membrana.
Il metabolismo dell’acido arachidonico ad opera della ciclossigenasi porta alla formazione di prostaglandine ( mediatore infiammatorio ); il metabolismo dell’ acido arachidonico ad opera della lipossigenasi porta alla formazione dei leucotrieni ( altri mediatori infiammatori ). Anche gli acidi grassi omega-3 sono componenti fondamentali del doppio strato fosfolipidico delle nostre membrane cellulari. Ebbene, un aumentato apporto di omega-3 provoca una riduzione della incorporazione di acido arachidonico nelle membrane cellulari. In altre parole, gli omega-3 competono con l’acido arachidonico nell’incorporazione nella membrana cellulare.
Sicuramente il pricipale effetto antinfiammatorio sembra essere dovuto alle resolvine ! Le resolvine e i suoi analoghi bloccano il reclutamento dei neutrofili ( un tipo di globuli bianchi ) e riducono l’attivazione dei macrofagi.
Le dosi di omega-3 da impiegare per la riduzione dell infiammazione sono solitamente 3/4 grammi al gg anche se tale dose é variabile da soggetto a soggetto e può variare soprattutto in base allo stile di vita del soggetto stesso.

Come assumere gli omega-3 ?

 

Veniamo all’eterna diatriba che riguarda l’assunzione degli omega-3 !
Essi vanno assunti a stomaco pieno o lontano dai pasti? I pareri a quanto pare sono molto contrastanti.
Gli omega-3 tre dovrebbero essere assunti con i pasti solo nel caso in cui il pasto é molto grasso o é costituito di solo pesce; in linea di massima consiglio di deglutire le perline di omega-3 lontano dai pasti e non con acqua ma con latte in quanto i grassi presenti nel latte veicolano gli acidi grassi omega-3 aumentandone la biodisponibilità. L’ assunzione delle unità posologiche può avvenire anche tutte insieme ma è consigliabile ripartirle nel corso della giornata.
Gli omega-3 esercitano azione antiaggregante piastrinica ( soprattutto EPA ) per cui essi non andrebbero assunti in soggetti che assumono l’aspirinetta o farmaci che agiscono sui fattori della coagulazione ( coumadin ).
Un ciclo di integrazione con acidi grassi omega-3 deve essere almeno di 3 mesi, da ripetersi eventualmente nel corso dell anno.
Tale articolo ha solo scopo divulgativo e non vuole sostituirsi al consiglio del proprio medico sopratutto se di assumono più farmaci che potrebbero interagire con gli omega-3. Sentire sempre il parere del vostro medico anche nel caso in cui si vogliano assumere omega-3.
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