Omega 3, cuore e salute cardiovascolare: colesterolo e ipertensione

Salute del cuore

Omega 3 e salute cardiovascolare

Da diversi anni è noto che l’assunzione regolare degli acidi grassi omega 3, in particolare degli acidi polinsaturi DHA ed EPA contenuti in alcuni alimenti di tipo marino, giocano un ruolo fondamentale per la salute dell’uomo e degli animali da affezione.

Gli Omega 3 sono acidi essenziali fondamentali per l’organismo che non producendoli direttamente in quantità sufficienti, devono necessariamente essere introdotti con l’alimentazione.

Fortunatamente esistono in natura degli ottimi cibi nei quali, DHA EPA omega 3 sono presenti in abbondanti quantità, tuttavia la cultura occidentalizzata molto spesso è povera di questi alimenti a causa di cattive abitudini alimentari che tendono a prediligere cibi dannosi a discapito della salute.

Quando si è capito che gli omega 3 sono un toccasana per il sistema cardiovascolare?

L’attenzione sugli omega 3 in relazione alla salute del sistema cardiovascolare si è evidenziata quando, intorno agli anni settanta, un ricercatore danese si rese conto che nella popolazione di eschimesi di Umanak in Groelandia erano pressoché nulli i casi di morte improvvisa e d’infarto del miocardio.

A questo punto decise d’indagare e si rese conto che la principale differenza tra il popolo danese e quello eschimese era data dalla diversa alimentazione.

Entrambi i popoli nella propria dieta quotidiana consumavano più o meno la stessa quantità di grassi ma di tipologia totalmente diversa.

I grassi contenuti nella dieta danese erano quasi totalmente di origine animale, perciò grassi saturi usati oltre che per mangiare per condire le pietanze e per cucinare.

Gli Eschimesi invece si nutrivano essenzialmente di grassi polinsaturi omega 3 contenuti nell’unico cibo che conoscevano: il pesce. La scoperta del ricercatore danese ha rivelato la stretta relazione tra dieta equilibrata ricca di acidi grassi polinsaturi omega 3 e la salute cardiovascolare.

Negli anni successivi, altri studiosi e altre ricerche hanno confermato la relazione tra omega 3 e protezione cardiovascolare.

Gli effetti benefici degli omega 3 nel sistema cardiovascolare

Gli omega 3 assunti con regolarità producono benefici sia in soggetti sani che non hanno mai presentato problemi cardiovascolari, sia in soggetti malati. Gli omega 3 fungono principalmente come antiaritmici, riducono la pressione sanguigna, facilitano il transito nel sangue evitando la formazione di placche, sono antitrombotici e antinfiammatori.

La presenza massiccia di omega 3 è in grado di dimezzare il numero dei trigliceridi nel sangue, attraverso l’aumento dell’ossidazione degli acidi grassi. 

Grazie a questa particolare funzione degli acidi grassi polinsaturi, si riduce anche il colesterolo cattivo che causa ingenti danni al sistema cardiovascolare dell’organismo umano.

Una volta presenti nel sangue gli omega 3 lavorano per mantenere il corpo in perfetta salute, e se introdotti in quantità sufficiente, ostacolano l’insorgere d’infiammazioni che sono l’anticamera di patologie fisiche e metaboliche.

Alcuni studi recenti, hanno rivelato che l’assunzione regolare e quotidiana di alimenti contenenti Omega 3, riduce sensibilmente il tasso di mortalità derivante da patologie cardiovascolari anche a bassi dosaggi ed è valido anche per soggetti sani che non hanno mai avuto episodi riconducibili a problemi di questo tipo.

Secondo gli studi effettuati dai ricercatori del Physician’s Healt Study, si è evidenziato che i soggetti sani che hanno la sana abitudine di consumare pesci e integratori alimentari a base di olio di pesce, olio di salmone e olio di Krill, il rischio di incorrere nella morte improvvisa derivante da problemi cardiovascolari inaspettati, si riduce dell’81% mentre il rischio di contrarre in seguito una malattia patologica coronarica è di 40 volte inferiore rispetto ai soggetti che non sono soliti introdurre gli omega 3 nella propria alimentazione.

Lo Studio italiano GISSI rivela i benefici per chi ha subito un infarto

Secondo uno studio italiano, pubblicato nella rivista scientifica The Lancet ed effettuato dai ricercatori appartenenti al Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell’Infarto del miocardio, ha reso noto che l’assunzione regolare di Omega 3, produce effetti protettivi anche nei soggetti che hanno vissuto l’esperienza di un attacco cardiaco.

Gli studiosi di GISSI hanno evidenziato come sia possibile controllare l’insorgere di nuovi episodi attraverso la prevenzione secondaria  della patologia coronarica, in concomitanza con le cure farmacologiche. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno coinvolto 11 323 pazienti volontari che nel corso della loro vita avevano subito attacchi cardiaci.

I soggetti volontari sono stati seguiti all’interno di 172 centri cardiologici italiani per circa 42 mesi al cui termine si è palesata la reale riduzione del rischio di mortalità cardiaca improvvisa

Sono stati creati 3 gruppi di pazienti volontari: al primo gruppo si somministrata quotidianamente 1 grammo di omega 3 al giorno, al secondo gruppo si somministravano 300 ml di vitamina E mentre all‘ultimo gruppo venivano somministrati entrambi o nessuna terapia aggiuntiva. Al termine dello studio è risultato che nel gruppo numero 3 il tasso di mortalità vascolare diminuiva del 31 % mentre quello di mortalità improvvisa diminuiva del 45%.

Il lavoro di ricerca dell’Istituto GISSI, ha trovato ulteriore conferma grazie allo studio dell’Istituto Diet and Reinfarction Trial che ha preso in esame 2000 soggetti volontari, dimostrando che un consumo abituale di pesce e olio di pesce riduce il tasso di mortalità per disturbi cardiaci del 29%.

Logicamente così come accade per i farmaci, anche nel caso dei benefici derivanti dagli omega 3 si deve tener presente che ogni individuo reagisce in maniera diversa ai trattamenti. In linea generale ci saranno persone che rispondono positivamente ai trattamenti e persone che non risponderanno in nessuna maniera. In linea generale però si può asserire che è certo il dato che afferma che gli omega 3 siano in grado di diminuire l’aritmia cardiaca.

Questa scoperta è di fondamentale importanza per chi ne soffre perché assumendo con regolarità gli omega 3, si riduce sensibilmente il rischio di morte improvvisa che spesso è causata proprio dall’aritmia. Con la regolarizzazione del battito cardiaco e la diminuzione della pressione arteriosa, aumenta in proporzione anche la capacità del cuore di contrarsi aumentando le aspettative di vita del soggetto.

La salute viene dall’alimentazione

Gli anziani spesso ripetevano un vecchio adagio nel quale si affermava con sicurezza che la salute cominciava tutti i giorni a tavola e come sempre accade, avevano ragione.

La società attuale, al contrario di quella passata, dispone delle risorse economiche che potrebbero garantirgli di alimentarsi in modo adeguato ma ha perso la cultura della sana alimentazione.

Accade così che giorno dopo giorno l’alimentazione occidentalizzata si è privata di alimenti sani come pesci e derivati per preferire i classici cibi spazzatura da fast-food.

Il fenomeno ha cause da ricercarsi essenzialmente negli stili di vita frenetici che coinvolgono quasi la totalità delle persone. I lavoratori che non tornano a casa per consumare il pranzo, difficilmente avranno il tempo di sedersi al tavolo del ristorante per consumare un sano pesce e la sera, tornati a casa probabilmente ceneranno con prodotti prefritti o conservati.

I ragazzi che frequentano i principali luoghi di aggregazione, tendono a consumare i cibi spazzatura ricchi di grassi saturi e omega 6 che a lungo andare danneggiano l’organismo, lo infiammano fino allo sviluppo di patologie fisiche e metaboliche.

Uno studio effettuato da ricercatori americani  ha preso in esame le cattive abitudini alimentari di questa popolazione per misurare come  i livelli di colesterolo e trigliceridi siano collegati alla carenza di omega 3 . Sono stati selezionati alcuni volontari disposti a sottoporsi a un controllo dell’alimentazione per un periodo di 5 settimane e successivamente suddivisi in due gruppi.

Il primo gruppo di pazienti volontari per tutto il periodo dello studio ha mangiato regolarmente assumendo cibi contenenti omega 3 e integratori alimentari a base di omega 3 come olio di pesce, di salmone e di Krill. Il secondo gruppo ha seguito la dieta americana ricca di olio di arachidi e burro di cacao.

Lo studio ha messo in evidenza che il gruppo numero 1 che ha seguito attentamente la dieta a base di omega 3, ha  presentato una riduzione media dei livelli di colesterolo del 26%, e  del 66% dei trigliceridi. Per alcuni componenti del gruppo numero 2, che si sono alimentati in prevalenza di cibi spazzatura, olio di arachidi e burro di cacao, si è evidenziato  invece l’aumento di colesterolo e di trigliceridi nel sangue.

Attraverso questo studio, ha trovato ulteriore conferma la tesi che prevede l’integrazione di Omega3 necessaria per il mantenimento dello stato di salute dell‘organismo derivante anche dall‘abbassamento dei livelli di colesterolo cattivo e trigliceridi che sono alla base dell’insorgere delle patologie cardiovascolari.

Cosa accade all’organismo quando mancano gli omega 3?

Gli omega 3, come già ampiamente evidenziato, assolvono all’importantissima funzione di mantenere il corpo in salute. Per poter mantenere la propria azione protettiva a lungo nel tempo, devono trovarsi in superiorità numerica nel sangue rispetto agli omega 6.

L’alimentazione occidentale, ricca di carne, burro, salse e condimenti vari è di almeno 15 volte superiore di omega 6 rispetto alla quantità consentita. Il disequilibrio che si crea nel sangue tra la presenza di omega 3 e omega 6, manda l’organismo in sofferenza.

Gli omega 3 non riescono a svolgere il proprio compito e l’organismo si  ammala. Immaginiamo di trovarci in una scuola e di osservare due bambini dalle caratteristiche diametralmente diverse. Un bambino è magro e attento all’alimentazione, mentre l’altro è grassottello e mangia continuamente merendine e cioccolatini. Immaginiamo di avvicinarci a loro e di chiedergli quale è il loro pasto abituale.

Il bambino magro ci risponderà  che nella sua dieta non manca il buon pesce, l’insalata e qualche volta una o due noci mentre il bambino grassottello ci spiegherà che il pesce non gli piace e che la mamma per farglielo mangiare glielo presenta impanato, fritto e con tante patatine condite come contorno. Il bambino magro mangia pesce arrosto almeno tre volte alla settimana e la mamma per farlo star bene, gli da anche l’olio di pesce che lo farà diventare grande mentre il bambino grasso dice che non berrebbe mai l’olio di pesce perché ai bambini quelle cose non piacciono.

Ora guardiamo bene quei bambini e immaginiamo come starà funzionando il loro organismo. La prima risposta  ottenuta da uno sguardo superficiale viene data dal fisico.

La corporatura longilinea del bambino magro ci indica che la sua alimentazione è corretta e adatta alla sua età e al suo stile di vita. Il bambino grasso invece si alimenta in maniera eccessiva e inadatta rispetto all’età e allo stile di vita, probabilmente sedentario. Il loro organismo lavora diversamente anche per l’alimentazione.

Il bambino magro probabilmente ha molti omega 3 che tengono l’organismo in salute mentre il bimbo grasso probabilmente ha già il suo organismo in sofferenza, con i pochi omega 3 ricevuti insufficienti a mantenere uno stato di equilibrio. Da adulto probabilmente quel bimbo, se non cambierà le sue abitudini alimentari, svilupperà malattie metaboliche e cardiache.

Basterebbe che i genitori e in classe si  educasse i bambini ad alimentarsi in modo adeguato,  per poter sperare di avere una popolazione adulta più sana.

La dieta mediterranea è ideale per l’assunzione regolare di omega 3

Tra tutti i tipi di alimentazione presenti nel mondo, è risaputo che la dieta mediterranea se seguita attentamente, costituisce l’ideale di dieta da seguire garantire al proprio organismo, introduzione delle giuste quantità di nutrienti essenziali per il mantenimento della salute dell’organismo umano.

Nella dieta mediterranea non manca l’assunzione dei cibi contenenti gli acidi grassi polinsaturi DHA ed EPA che si trovano principalmente negli alimenti di tipo marino come sardine, alici, sgombri, tonno, salmone e gli integratori a base di olio di pesce, olio di salmone e olio di Krill.

Ovviamente è il buon senso a dettare ogni sana abitudine e si deve prediligere l’assunzione di cibi sani, pescati in luoghi sicuri e incontaminati.

Gli studiosi del settore consigliano l’assunzione di pesce grasso contenente gli acidi DHA ed EPA almeno 3 volte a settimana, ma ovviamente sarebbe preferibile cuocerlo  in maniera sana evitando fritture, impanature e condimenti a base di grassi dannosi come la maionese.

A volte infatti, i poveri genitori, nel tentativo di far mangiare il pesce ai propri figlio commettono l’errore di renderlo più appetibile attraverso la frittura. Una pietanza cotta con l’olio di semi è dannoso per l’organismo.

Il pesce deve essere consumato attraverso la cottura sana, alla brace o in padella ma senza aggiunta spropositata di grassi omega 6.

Gli acidi grassi Omega-3 sono considerati acidi grassi essenziali.

Sono necessari per la salute umana, ma il corpo non può fabbricarli da se, quindi bisogna assumerli attraverso il cibo. Gli acidi grassi Omega-3 si trovano nei pesci, come il salmone, il tonno oppure nelle alghe, nel krill, in alcune piante, negli oli di noci ecc… L’American Heart Association (AHA) consiglia di mangiare pesce (in particolare pesci grassi, come sgombri, trote di lago, aringhe, sardine, albacore tonno e salmone) almeno 2 volte alla settimana.

La ricerca mostra che gli acidi grassi omega-3 riducono l’infiammazione e possono contribuire a ridurre il rischio di malattie croniche come malattie cardiache, cancro e artrite. Gli acidi grassi Omega-3 sono fortemente concentrati nel cervello e sembrano essere importanti per la cognizione (memoria e prestazioni del cervello) e la funzione comportamentale.

Infatti, i neonati che non ricevono abbastanza acidi grassi omega-3 dalle loro madri durante la gravidanza sono a rischio di sviluppare problemi alla vista. I sintomi della carenza di acido grasso omega-3 includono fatica, scarsa memoria, pelle secca, problemi cardiaci, alterazioni dell’umore o depressione e scarsa circolazione.

Prima di parlare della correlazione esistente tra omega-3 e colesterolo, è bene spiegare cos’è il colesterolo e quali problemi di salute può arrecare all’uomo il colesterolo alto.

Il colesterolo è una molecola lipidica che si trova nelle membrane cellulari e svolge funzioni importanti all’interno del corpo, come ad esempio la produzione di ormoni, vitamina D e sostanze che aiutano nella digestione del cibo.

Il colesterolo viene prodotto dal fegato e in parte viene assunto col cibo. Inseguito viaggia attraverso il flusso sanguigno in piccoli pacchetti chiamati lipoproteine. Questi pacchetti sono fatti di grasso (lipidi) all’interno e proteine ​​all’esterno. Successivamente ritorna nuovamente nel fegato dove si formano i sali biliare, che servono per meglio assimilare le sostanze nutritive presenti nel cibo.

Due tipi di lipoproteine ​​portano il colesterolo in tutto il corpo: lipoproteine ​​a bassa densità (LDL) e lipoproteine ​​ad alta densità (HDL). Avere livelli sani di entrambi i tipi di lipoproteine ​​è importante.

Il colesterolo è da considerare sia come un amico per l’uomo, sia come un nemico, infatti a livelli normali, è una sostanza essenziale per il corpo. Tuttavia, se le concentrazioni nel sangue diventano troppo alte, diventa un pericolo silenzioso che mette l’uomo a rischio di un infarto.

Il colesterolo alto è un fattore di rischio importante per la malattia coronarica, causa di attacchi cardiaci. La riduzione dei livelli lipidici nel sangue può ridurre il rischio cardiovascolare.

Livelli elevati di colesterolo, portano ad il suo accumulo nelle arteri, che di conseguenza subiscono un restringimento (ateroclerosi) in cui le placche formatesi causano una limitazione del flusso sanguigno. Limitare l’assunzione di grassi nella dieta aiuta a gestire i livelli di colesterolo.

In particolare, è utile limitare gli alimenti che contengono:

  • colesterolo (da alimenti di origine animale, carne e formaggio)
  • grassi saturi (che si trova in alcune carni, prodotti lattiero-caseari, cioccolato, prodotti da forno, e cibi fritti e trasformati)
  • grassi come quelli presenti in alcuni cibi fritti e trasformati

Essere in sovrappeso o obesi può anche portare a più alti livelli di LDL nel sangue.L’esercizio fisico regolare può aiutare a gestire questo fattore di rischio.

Le cause primarie di colesterolo alto sono genetiche – livelli molto elevati di LDL si trovano nella condizione ereditaria di ipercolesterolemia familiare.

Inoltre livelli di colesterolo anomali possono verificarsi anche a causa di altre condizioni, come ad esempio il diabete, le malattie epatiche o renali, la sindrome delle ovaie policistiche e altre condizioni che aumentano i livelli di ormoni femminili, farrmaci che aumentano il colesterolo LDL e diminuiscono il colesterolo HDL.

Aumentando la quantità di grassi omega-3 nella nostra dieta e diminuendo la quantità di omega-6 aiuta a ridurre il rischio di malattie cardiache. La maggior parte degli americani consuma una dieta ad alto contenuto di omega-6, con una minore incidenza di omega 3. Le carenze di Omega 3 e lo squilibrio tra l’assunzione di omega 3 e omega 6 sono stati legati a gravi condizioni, inclusi gli attacchi di cuore. Il mantenimento di un rapporto da 4: 1 a 1: 1 omega 6 a omega 3 aiuterà a ridurre i livelli di colesterolo e controllare l’alta pressione sanguigna.

Mangiare pesce almeno 2 porzioni ogni settimana fa parte di una dieta sana: in alternativa si possono usare i supplementi di olio di pesce, acquistando il miglior integratore omega 3. Per questo vi possiamo aiutare noi: cliccate sul link apposito per la pagina di approndimento degli integratori omega 3 migliori.

L’olio di pesce è il terzo supplemento più popolare, dopo le multivitamine e il calcio. I supplementi di olio di pesce sono stati legati a una lunga lista di benefici, inclusi la diminuzione dei trigliceridi, il rischio di malattie cardiache e ictus, aumento della salute del cervello, la cura del diabete e molto altro ancora.

Ma quando si tratta di abbassare la LDL, la lipoproteina a bassa densità o il “cattivo” colesterolo, non si può dire che gli omega-3 siano altrettanto efficaci, infatti anche se l’olio di pesce diminuisce i trigliceridi e riduce in qualche modo il rischio di malattie cardiovascolari, non è sufficientemente provato che abbia effetti positivi sull’abbassamento del colesterolo LDL.

Gli integratori di olio di pesce vengono comunemente venduti in forma di capsule e contengono EPA e DHA. Questi integratori sono ben studiati e hanno pochi effetti collaterali. L’olio di pesce è generalmente sicuro da consumare, anche se sono stati riportati effetti negativi come un aumento del rischio di ictus emorragico nelle persone che consumano più di 3.000 milligrammi o 3 grammi al giorno. Molte persone che prendono l’olio di pesce lo fanno per ridurre i loro livelli di colesterolo, anche se non vi è alcuna prova che l’olio di pesce è efficace nell’abbassamento del colesterolo nel siero.

Tuttavia, quando viene preso in quantità moderate, l’olio di pesce ha dimostrato di abbassare i trigliceridi (un altro tipo di grasso trovato nel flusso sanguigno che è nocivo ad alti livelli) e ridurre l’infiammazione – due fattori aggiuntivi e correlati di rischio di malattie cardiache.

Tuttavia, dosi elevate di olio di pesce e acidi grassi omega-3 possono aumentare il rischio di sanguinamento. Le persone che mangiano più di 3 grammi di acidi grassi omega-3 al giorno (equivalenti a 3 porzioni di pesce al giorno) possono avere un rischio maggiore per ictus emorragico, un tipo di ictus potenzialmente fatale, provocato dalla rottura di un’arteria nel cervello.

L’olio di krill è un’alternativa all’olio di pesce, contiene anche EPA e DHA, è più costoso e non è stato studiato tanto quanto l’olio di pesce. Alcuni studi hanno dimostrato che l’olio di krill può ridurre il colesterolo totale e il LDL e aumentare l’HDL, ma è necessaria una ricerca per confermare la sua efficacia nell’ abbassare il colesterolo, nonché la sua sicurezza.

Mentre l’olio di ino, che è generalmente ritenuto sicuro da usare, è spesso considerato come un’alternativa all’olio di pesce per i vegetariani e quelli preoccupati per il tenore di mercurio negli integratori di olio di pesce. Mentre alcuni studi hanno dimostrato che può ridurre i livelli di colesterolo, altri hanno dimostrato che è inefficace nel farlo.

Invece l’olio di alghe, ottenuto dalle alghe marine, è un’altra alternativa vegetariana all’olio di pesce. Mentre diversi studi hanno dimostrato che l’olio di alghe aumenta l’HDL e diminuisce i trigliceridi, la maggior parte degli studi ha ha dimostrato che occorrono alte dosi di olio di alghe per conseguire tali effetti. Sebbene sia una fonte sostenibile a base di piante di DHA e EPA, potrebbe non essere l’opzione più economica e occorrono delle ulteriori ricerche per confermare se i suoi effetti sono potenti come quelli di altri integratori omega-3.

A causa dei possibili effetti collaterali e delle interazioni con i farmaci, si dovrebbe prendere gli integratori alimentari solo sotto la supervisione medica.

Gli acidi grassi Omega-3 devono essere usati con cautela da persone che hanno un disturbo emorragico o prendono farmaci come warfarin, clopidogrel o aspirina. Alte dosi di acidi grassi omega-3 possono aumentare il rischio di sanguinamento, anche in persone senza  disturbi emorragici o in coloro che non prendono altri farmaci.

L’eccesso di olio di pesce può causare gas, gonfiore, diarrea.

Le persone con diabete o schizofrenia potrebbero non avere la capacità di convertire l’acido alfa-linolenico (ALA) in acido eicosapentaenoico (EPA) e in acido docosahecsenico (DHA), le forme più facilmente assorbite dal corpo. Le persone con queste condizioni dovrebbero essere sicuri di ottenere abbastanza EPA e DHA dalle loro diete.

Inoltre, nelle persone con diabete di tipo 2 possono verificarsi aumenti dei livelli di zucchero nel sangue durante l’assunzione di supplementi di olio di pesce. Se si ha un diabete di tipo 2, utilizzare supplementi di olio di pesce solo sotto la supervisione di un medico.

Sebbene studi suggeriscano che mangiare pesce (che include gli omega-3 acidi grassi EPA e DHA) può ridurre il rischio di degenerazione maculare, uno studio più recente con due grandi gruppi di uomini e donne ha scoperto che le diete ricche di ALA possono aumentare il rischio di questa malattia. Fino a quando non saranno disponibili ulteriori informazioni, le persone con degenerazione maculare dovrebbero avere acidi grassi omega-3 da fonti di EPA e DHA, anziché ALA.

Pesce e olio di pesce possono proteggere contro il cancro alla prostata, ma alcuni suggeriscono che l’ALA può essere associata ad un aumento del rischio di cancro alla prostata negli uomini. Sono necessarie ulteriori ricerche in questo settore.

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Le persone che seguono una dieta mediterranea tendono ad avere livelli di colesterolo HDL (buoni) più elevati, che contribuiscono a promuovere la salute del cuore. Gli eschimesi, che ottengono grandi quantità di acidi grassi omega-3  mangiando pesce grasso, presentano un aumento del colesterolo HDL e una diminuizione dei trigliceridi (grassi nel sangue). Diversi studi dimostrano che gli integratori di olio di pesce riducono i livelli di trigliceridi. Le noci, ricche di acido linolenico alfa o ALA, che possono essere convertite in omega-3 nel corpo, abbassano il colesterolo totale e i trigliceridi nelle persone con elevati livelli di colesterolo.

Gli Omega-3 aiutano ad innalzare il colesterolo “buono” (HDL), aiutando a prevenire il rischio cardiovascolare.

Alcuni studi clinici sono stati condotti su delle donne, le quali hanno consumato 2,4 grammi di EPA e di 1,6 grammi di DHA. Si è osservata una diminuzione del 26% del livello dei trigliceridi plasmatici, e una riduzione del 28% del rapporto trigliceridi/colesterolo HDL.

Oggetto di studio sono stati anche i bambini iperlipidemici, i quali hanno consumato giornalmente 1,2 grammi di DHA, il che ha provocato un  aumento del cosidetto colesterolo buono.

Vari studi hanno esaminato l’effetto della supplementazione dell’acido grasso omega 3 sul contenuto di acido grasso lipidico, colesterolo e lipoproteico di individui diabetici, che non dipendono da insulina. I partecipanti hanno inizialmente ricevuto un supplemento di olio d’oliva (placebo) equivalente a 35 mg per un periodo di 3 mesi.

Questo è stato seguito da due periodi di integrazione omega 3. In questo periodo di tre mesi ai partecipanti è stato assegnato un supplemento di olio di lino equivalente a 35 mg di peso corporeo o di un supplemento di olio di pesce.

Alla fine di ogni periodo di integrazione,ad ogni partecipante è stato prelevato un campione di sangue per le analisi lipidiche, lipoproteine, insulina, glucagone e peptide C.  I risultati indicano che l’olio di pesce ha significativamente ridotto il livello di triacilglicerolo nel sangue. Si è concluso che un modesto apporto di acidi grassi omega 3, come potrebbe essere ottenuto dal consumo regolare di pesce , ridurrà il livello di trigliceridi nel plasma senza influenzare i livelli di colesterolo LDL o HDL. Più di 30 milioni di americani soffrono di elevati livelli di colesterolo totale.

E, quasi 75 milioni di noi hanno livelli elevati di lipoproteine ​​a bassa densità LDL, noto anche come il tipo “cattivo” di colesterolo. Il LDL si aggrappa alle pareti delle arterie e, quando presente in quantità elevate, può portare all’accumulo di placche grasse che possono causare un infarto o ictus. La controparte LDL, la lipoproteina ad alta densità HDL, il colesterolo “buono”, lavora attivamente contro la LDL, spazzandola dalle pareti dell’arteria e riportandola al fegato, dove viene eliminata dal corpo.

Durante la gestione dei livelli di colesterolo, l’obiettivo è ridurre la LDL e aumentare l’HDL per contribuire a ridurre il rischio di infarto e ictus. Negli ultimi anni, c’è stata una certa confusione sul modo migliore per mantenere i livelli di colesterolo sotto controllo.

Le linee guida dietetiche pubblicate in America nel 2015 potrebbero aiutare a chiarire alcuni dubbi sui quantitativi di colesterolo da assumere con l’alimentazione, ossia  meno di 300 milligrammi al giorno (riscontrato in prodotti animali come tuorli d’uovo, latticini e carni rosse a base di grassi), incoraggiano gli americani a seguire un modello di alimentazione sano che limita l’assunzione dell’ Omega 3 colesterolo alimentare, dei grassi saturi a favore di acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi.

 

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