Omega 3 maternità

Al contrario di altri mammiferi, nell’uomo, la fase di maggiore crescita e specializzazione delle strutture del cervello avviene durante lo sviluppo fetale e nelle prime settimane dopo la nascita. Nel terzo trimestre di gravidanza si assiste ad un aumento del 4-5000% del volume del cervello.

I tessuti celebrali hanno un’alta concentrazione di acidi grassi, in particolar modo di DHA e acido  arachidonico, con piccole quantità di acido linoleico e acido alpha-linoleico.

E’ ormai certo che dosi ottimali di DHA sono necessarie durante la gravidanza e nella prima infanzia per il corretto sviluppo del cervello, delle funzioni dei neuroni e della retina.

omega 3 e dha per gravidanza

Una carenza di queste sostanze determina “errori” nello sviluppo di queste strutture ed è causa di problemi dell’individuo adulto, come una maggiore propensione a malattie cardiovascolari e ipertensione.

Una carenza durante la vita intrauterina non può essere compensata in seguito, quindi è necessario assicurare al feto un apporto adeguato di questi nutrienti.

Gli acidi grassi omega 3 sono essenziali e possono essere assunti solo tramite la dieta.
Non si è ancora giusti a stabilire la quantità esatta da assumere durante la gravidanza ma sicuramente è maggiore dello stato di non gravidanza.

Gli omega-3 sono importanti per lo sviluppo cognitivo del feto e può diventare fondamentale anche per il tempo della gestazione e il peso del neonato alla nascita.

La maggior parte delle donne incinta non assumano abbastanza omega 3 perché la principale dose dietaria di pesce, ad esempio, è solo di due porzioni a settimana.

Affinché una donna incinta assuma abbastanza omega 3 devono essere consumati diversi tipi di cibi: oli vegetali, 2 porzioni di pesce con basso contenuto di mercurio a settimana, e supplementi (olio di pesce o alghe che contengano DHA).

Nel campo della nutrizione perinatale sono stati maggiormente presi in considerazione gli acidi grassi polinsutauri (PUFAs) dei gruppi omega 3 e omega 6 per le loro importanti funzioni nel neurosviluppo del feto e per il loro ruolo anti-infiammatorio.

Due tipi di acidi grassi polinsanturi, acido arachidonico (AA) e acido docosaesaenoico (DHA), sono cruciali per la crescita e lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto e del bambino.

L’AA, che si trova nella membrana dei fosfolipidi, agisce nella divisione cellulare e come precursore infiammatorio degli eicosanoidi. La concentrazione di  DHA è alta nelle membrane fosfolipidiche retinali e celebrali. Il DHA è coinvolto nella funzione visuale e neurale e del metabolismo neurotrasmettitore.

Durante l’ultimo trimestre il feto raccoglie dai 50 ai 70 mg circa al giorno di DHA.

Sia l’assunzione del DHA da parte della madre e le concentrazioni di DHA sono fattori importanti che determinano la concentrazione di DHA nel sangue del feto. I bambini accumulano DHA nel sistema nervoso centrale fino a circa i 18 mesi di età.

omega 3 in gravidanza (dha) per il corretto sviluppo del feto

Sebbene la ricerca sulle funzioni dei PUFAs in ambiti specifici sia ancora ai primordi, ci sono nozioni sufficienti per trarre alcune conclusioni e fare raccomandazioni sul loro apporto giornaliero durante il periodo perinatale.

In questo articolo ci occuperemo principalmente degli acidi grassi omega 3 (DHA e EPA) e degli acidi grassi omega-6, AA.

Preconcepimento

Studi clinici di embriologia dimostrano che lo stadio nutrizionale della futura mamma è fondamentale per la gravidanza e lo sviluppo del gestante. I tratti più evidenti riguardano la prevenzione della spina bifida, di difetti congeniti e più in generale della nascita sottopeso.

A questo proposito risultano indispensabili corretti apporti di acido folico o vitamina B9, da assumere in dosi di 400 mcg al giorno, al fine di integrare la razione assunta attraverso l’alimentazione.

Per far sì che avvenga il concepimento sono necessari sufficienti depositi di acidi grassi. E’ questo il motivo per cui le atlete professioniste e le donne che seguono diete ipocaloriche per molti mesi o anni, hanno maggiore difficoltà a concepire e devono prestare maggiori cautele durante la gravidanza.

E’ anche necessario che le riserve di grasso aumentino durante la prima parte della gravidanza, perché serviranno come riserve di nutrimento e di energia durante gli ultimi mesi e nel periodo di allattamento.

Se le riserve non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno è necessario bilanciare attraverso l’alimentazione e gli integratori.
Secondo alcuni studi sono circa un terzo le donne che hanno una leggera carenza di DHA  a causa dell’alimentazione, che non consente all’organismo di stoccare questo acido grasso; al contrario, si trovano in eccesso altri grassi (quelli che spesso si presentano sottoforma di cuscinetti adiposi).

Gravidanza

Durante i nove mesi di gravidanza la placenta seleziona l’acido arachidonico e il DHA dal sangue materno, preferendoli a EPA, acido linoleico e alpha-linoleico.
Questo processo determina un significativo incremento dei livelli di queste sostanze nel feto durante l’ultima fase della gravidanza. Ovviamente, ciò non può avvenire in caso di nascita prematura, per cui in questi casi i rischi di disordini dello sviluppo aumentano.

Durante la gravidanza la futura mamma deve provvedere a fornire i nutrienti richiesti per la formazione delle nuove strutture (circa 1200ml di sangue, 700 gr di placenta, 400 gr di ghiandole mammarie, 800 ml di liquido amniotico), oltre a tutto quello che servirà al bambino.

Alcuni studi hanno dimostrato che la quantità di acidi grassi essenziali richiesti dal feto per la formazione dei tessuti è di circa 600 mg al giorno nell’ultimo trimestre.

omega 3 per mamme e nonati

Ciò significa che occorrono almeno 2200 mg di acidi grassi essenziali al giorno per tutta la durata della gravidanza.

In particolare, il giusto apporto di DHA è fondamentale, infatti circa il 18% degli acidi grassi che costituiscono i tessuti celebrali è composto da DHA. Ma la sua azione non si limita al cervello.
Alte concentrazioni di DHA sono richieste per la retina, il fegato e i tessuti adiposi.

L’acido arachidonico come precursore delle prostaglandine è richiesto per la sintesi delle membrane cellulari, specialmente nei tessuti neurali.

Uno studio ha valutato i risultati ottenuti somministrando DHA a un gruppo di donne a partire dalla 18esima settimana di gravidanza, fino a tre mesi dopo il parto.
I bambini sono stati stati esaminati in varie fasi della crescita fino all’età di 4 anni. In rapporto ad altri bambini nati nello stesso periodo il gruppo ha ottenuti migliori risultati su diversi test, in modo statisticamente rilevante.

Nascita prematura e neonati sottopeso

I bambini prematuri sono svantaggiati sotto tre aspetti:

1. hanno ricevuto un apporto ridotto di nutrienti
2. hanno depositi limitati di acidi grassi essenziali
3. sono stati privati del nutrimento placentare costante.

In questi casi è fondamentale che la madre assuma adeguati livelli di DHA, vitamine e minerali per assicurare al bebè, attraverso l’allattamento, una compensazione di questi deficit.

Allattamento

omega 3 durante l'allattamentoI bambini piccoli hanno scarsissima capacità di convertire l’acido linoleico in acido arachidonico e di convertire l’acido alpha-linoleico in DHA. Questi acidi grassi devono quindi essere presenti nella dieta.

La ragione della superiorità dell’allattamento al seno rispetto all’allattamento artificiale risiede nella presenza nel latte materno di un’elevata quantità di questi acidi grassi, che non si trovano nel latte di mucca o di altri animali.

Le carenze di DHA possono provare problemi alla vista e hanno effetti negativi sulle funzioni cognitive, sui processi di apprendimento, di coordinazione e sviluppo del linguaggio.

Depressione  pre e post-parto

La madre trasferisce in modo selettivo il DHA al feto.
Se l’alimentazione non è sufficientemente ricca di DHA si crea un deficit che può portare allo sviluppo di depressione in seguito al parto.

Uno studio che ha monitorato 14.532 neomamme ha confermato che i soggetti con maggiori concentrazione di DHA hanno minori possibilità di sviluppare la depressione post-partum.

omega 3 per combattere la depressione pre e post partum

Quindi gli omega 3 in gravidanza non aiutano solo il bambino, ma anche la mamma.
Anche se gli studi sono ancora in fase iniziale, si è riscontrato che le donne in gravidanza che assumono omega 3 si sentono più riposate e sollevate.

Questa sensazione di maggior relax generale contribuisce alla riduzione della possibilità di malattie come depressione pre e post partum, molto più comuni di quanto si possa pensare e spesso molto gravi, che segnano per sempre la vita di una donna e, spesso, anche il suo futuro ruolo di mamma.

Il potere anti-infiammatorio degli omega 3 aiuta il sistema immunitario delle donne in gravidanza, decisamente più “impegnato” ed affannato, a stabilizzarsi e a calmare gli sbalzi di umori.


Nozioni di scienza nutrizionale

omega 3 e ricerche della scienza nutrizionale

Dei circa 20 acidi grassi commestibili, solo gli i grassi acidi omega 3 e omega 6 non possono essere sintetizzati dal corpo.

Tutti gli omega 3 e omega 6 accumulati dal feto devono essere derivati dalla madre tramite il trasferimento placentare. Il termine omega si riferisce al punto dove si instaura il doppio legame sulla catena dell’acido grasso dalla fine del carbossile.

La dieta tipica americana è ricca di omega 6, in particolare di acido linoelico, che viene convertito prontamente in AA. Gli acidi grassi omega-6 si possono trovare negli oli vegetali presenti nei cibi processati, nei cibi fritti e nelle salse di condimento.

Un cucchiaino di olio di mais soddisfa la richiesta giornaliera di omega-6, ma generalmente la maggior parte degli individui ne assumono una quantità 10 o 20 volte maggiore.

Al contrario, l’apporto di omega 3 non è ottimale.
Le fonti più ricche di omega 3 sono prodotti di origine marina come gli oli di pesce, e oli vegetali selezionali come l’olio di semi di lino ( 57% di omega-3), canola (11%), e semi di soia (8%).

Gli acidi grassi EPA (omega-3) e gli AA (omega-6) sono componenti strutturali essenziali di tutte le cellule del nostro corpo. Sia gli EPA che gli AA fungono da precursori per dei composti biologicamente attivi chiamati eicosanoidi.

Omega 3 per il benessere del neonato

Le diete ricche di omega 6 producono ecoisanoidi nocivi, mentre le diete con un apporto più bilanciato di omega 6 e omega 3 producono eicosanoidi meno infiammatori e meno immunosoppressivi.

Nel caso della gravidanza, sebbene sia il DHA che l’AA siano essenziali per lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto, l’apporto relativamente basso di EPS abbinato con un alto apporto di acido linoleico (che produce AA), potrebbe influenzare il parto alterando l’equilibrio di eicosaindoidi prodotti. Un’alta proporzione AA/EPA potrebbe favorire il presentarsi di effetti imprevisti come travaglio prematuro e preeclampsia.

Una dieta ricca di acido linoleico produce un’abbondanza di AA, che agisce da precursore delle serie 2 di prostagladine(PGs) nocive. Mentre il DHA non è solitamente associato alla formazione di eicosanoidi, l’EOS è un precursore della serie 3 di prostaglandine e ne produce due tipi che favoriscono il rilassamento del miometrio.
Inoltre, EPA e DHA sostituiscono AA nella membrana dei fosfolipidi e quindi ridono la produzione degli eicosanoidi del gruppo 2.

Quindi, una dieta che fornisce un apporto di omega 3 più vicino a quello di omega 6 è importante sia per la donna in stato di gravidanza che per i livelli individuali assoluti del plasma di questi acidi grassi.

omega 3 nell'alimentazione in gravidanza

Ricerche cliniche e benefici degli omega-3


L’interesse per l’assunzione di omega 3 durante la gravidanza è cominciata agli indizi degli anni ’80 del ‘900 quando alcuni ricercatori danesi hanno rilevato che le donne che vivevano nelle Isole Faroe davano alla luce bambini più pesanti di 194g e un tempo di gestazione di 4 giorni più lungo rispetto ai bambini nati in Danimarca.

La dieta Faroese era basata sostanzialmente su un consumo maggiore di omega 3 rispetto agli omega 6, quantità maggiore rispetto anche alla dieta danese. Il contenuto di acidi grassi nei globuli rossi (espresso come proporzione tra omega-3 e omega-6) era molto più alto nelle donne incinta delle Isole Faroe rispetto alle donne incinta danesi.

A partire da questi acidi grassi, gli studiosi hanno teorizzato che una donna che avesse regolato la propria dieta per aumentare del 20% la quantità di omega 3 nel sangue, avrebbe prolungato la durata della gravidanza di 5.7 giorni.

Seguendo il lavoro epidemiologico precedente, lo stesso gruppo di studiosi danesi somministrò ad un gruppo di donne alla 30esima settimana: olio di pesce (2.7g di omega-3, di cui 920 mg erano DHA); olio d’oliva; oppure nessun  supplemento.

Le donne che avevano assunto olio di pesce riscontrarono un prolungamento della gravidanza di 4 giorni in più rispetto alle donne che avevano assunto olio d’oliva o nessun supplemento.

I bambini nati dalle donne cui era stato somministrato olio di pesce pesavano 107g in più rispetto ai bambini delle donne che avevano assunto olio d’oliva; e 43g in più rispetto ai bambini delle donne che non avevano assunto nulla.
La quantità dietaria di omega 3 usata in questo studio era maggiore della solita dieta danese. che forniva solo circa il 10% di questa quantità (ad esempio 270 mg di omega-3)

Assunzione omega 3 per lo sviluppo del neonato

Quindi, si rilevò che è necessario assumere maggiori quantità di omega-3 per influenzare la durata della gravidanza e il peso del feto.

In un altro esperimento condotto in Scandinavia, 341 donne incinta norvegesi tra la 17esima e la 19esima settimana di gravidanza sono state scelte per assumere acidi grassi omega 3 provenienti da olio di fegato di merluzzo ( 2632mg di omega-3, di cui 1183 DHA ) oppure olio di mais, ogni giorno fino a 3 mesi dopo il parto.

Contrariamente allo studio precedente, non si sono rilevate differenze tra i due gruppi, né di durata della gravidanza né di peso del bambino.
Nonostante ciò si è arrivati alla conclusione che, nonostante il maggiore rilascio di DHA sia di beneficio al feto, la quantità di DHA che arriva al feto dipende probabilmente interamente dall’assunzione della madre.

Omega 3 in gravidanza: ecco tutto quello che dovete sapere

Gli omega 3 sono acidi grassi essenziali (ne fanno parte anche gli omega 6) indispensabili per la salute del corpo e per lo sviluppo del cervello. Poiché non vengono sintetizzati dall’organismo, devono quindi essere introdotti attraverso l’alimentazione in un rapporto equilibrato di 1 (omega 3) a 5 (omega 6).

Ovviamente non si può controllare la produzione degli acidi grassi nel nostro corpo, ma è in nostro potere decidere cosa mangiare e, quindi, come introdurre gli omega 3 che l’organismo può sintetizzare o assimilare direttamente dai cibi.

Da questa decisione dipende il proprio benessere e, nel caso delle donne in gravidanza, anche del corretto sviluppo del bambino, che assimila i nutrienti derivanti dalla mamma tramite la placenta.

Donne in gravidanza e i bambini necessitano di più omega 3

Omega 3 per neonati

E’ scientificamente testato che se un neonato rimane sprovvisto delle giuste dosi di omega 3, a causa delle carenze alimentari della mamma, il suo sviluppo non raggiungerà la completezza e la sua crescita potrà presentare tutta una serie di deficit, inclusi quelli mentali.

Nelle donne in gravidanza è consigliabile abbassare sensibilmente l’assunzione di oli omega 6 a favore di quelli ad omega 3, perché i bambini  hanno bisogno di una percentuale maggiore di omega 3 rispetto all’alimentazione di un normale soggetto adulto.

Assumere omega 3 in gravidanza nel modo corretto sarà un toccasana per voi, future mamme, e per il futuro di vostro figlio.
L’introduzione di questi acidi grassi “miracolosi”, poiché sono davvero delle miniere di benessere, aiuteranno il vostro organismo in una serie di modi di cui, magari, non eravate a conoscenza.
Alcuni esempi possono essere:

  • riduzione del rischio di ipertensione arteriosa,
  • diminuzione dell’eccesso di zuccheri nel sangue,
  • evitare l’ostruzione delle arterie nonché il rischio di una possibile trombosi e
  • attuare una significativa attività cardioprotettiva.

Ma l’omega 3 in gravidanza non ha effetti benefici solo sulle future mamme ma anche sul bambino. Gli omega 3 permetteranno al bambino di crescere con il giusto peso, favoriranno un corretto sviluppo e funzionamento della retina, la prevenzione di allergie e permetteranno al nascituro di dormire meglio.

Come ciliegina sulla torta, gli omega 3 in gravidanza aiuteranno anche lo sviluppo delle capacità intellettive del bambino.

L’unica conseguenza “negativa” riscontrata, che per correttezza vogliamo citarvi, è che le donne che assumono più omega 3 in gravidanza di altre possono partorire circa 5 o 6 giorni dopo la data di scadenza prefissata.

Ma una piccola attesa non è un grosso sforzo se si pensa a tutti i benefici che il bambino potrà trarre dall’assuznione degli omega 3.

L’omega 3 rafforza il cervello dei bambini e aumenta il loro quoziente intellettivo

Il cervello dei bambini cresce molto più in fretta nel terzo trimestre di gravidanza che nei primi due anni di vita, ne consegue che l’assunzione di omega 3 in gravidanza sia ancora più prezioso di quanto già non lo sia nella vita di tutti i giorni, dato che esso sarà di grande aiuto per il rafforzamento delle capacità cognitive del nascituro.

omega 3 per lo sviuppo cognitivo dei bambini

Questo è il motivo per il quale molti pediatri chiamano gli omega 3 il “cibo della crescita” proprio perché è quello che aiuta a crescere più sani e a sviuluppare meglio le funzioni cognitive e motorie.

Un’altra cosa molto interessante, da tenere in considerazione, è che l’assunzione di omega 3 in gravidanza fornisce alla donna un latte materno più nutriente, più pregiato.

Uno studio ha evidenziato come le donne giapponesi e delle zone artiche, che assumono abitualmente molto più omega 3 per cultura, hanno un latte molto più ricco di EPA e DHA e, quindi, più “pregiato”.

Nelle ultime posizioni troviamo le donne di Stati Uniti e Canada, in cui troviamo campioni mondiali di assunzione di omega 6, i “cugini” degli omega 3, altri acidi grassi che però non fanno altrettanto bene, specie se presi in grandi dosi.

Omega 3 in gravidanza: le dosi da assumere

omega 3 in gravidanza e quantità da assumere

Si consiglia, generalmente, di mangiare circa 12 once (circa 340 grammi) di pesce o frutti di mare a settimana e d’ integrare con 500 mg al giorno di supplementi Omega 3 EPA e DHA.

Se il pesce vi da il voltastomaco, cosa possibile per le donne in gravidanza data la risaputa sensibilità ai forti odori, si consiglia di prendere 1000 mg al giorno di omega 3 EPA e DHA di olio di pesce da integratori.

Per un adulto normale la dose consigliata è di 500 mg, ma in gravidanza è necessario aumentare la dose.

Omega 3 e dieta vegetariana

È stato rinvenuto da studi che le mamme che seguono una dieta vegetariana soffrono una carenza di livelli di DHA (1⁄3 rispetto alle donne non vegetariane).

Le donne vegetariane e vegane in dolce attesa devono cercare di arrivare, ugualmente, a quei livelli minimi di omega 3 per dare al bimbo che aspettano la migliore delle alimentazioni.

Da che età i bambini possono mangiare pesce?

Si suggerisce di iniziare a dare il salmone, l’elemento con più omega 3 in assoluto, attorno agli 8/9 mesi di vita del bambino. Iniziate a dare lui una porzione di salmone equivalente ad un polpastrello e andate ad aumentare sempre più in base alle capacità di masticazione ed assimilazione del bimbo.

È molto probabile che il bambino che inizia a mangiare pesce prima dei 10 mesi continuerà poi a mangiarlo anche in futuro.

Anche chi non è in gravidanza può assumere 1000 mg al giorno di Omega 3?

Non vi sono problemi se anche un adulto decide di consumare 1000 mg giornalieri di omega 3. Il valore consigliato di 500 mg è da considerarsi come il minimo e non il massimo, ma si reputa sia già una buona e soddisfacente dose di Omega 3 data la quantità ridotta di alimenti che lo contengono.

Omega 3 per donne in gravidanza e anche per adulti

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo sito sono presentate a solo scopo informativo, in nessun caso possono costituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento, e non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica; si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata. Se si hanno dubbi o quesiti sull'uso di un medicinale è necessario contattare il proprio medico.

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